martedì 5 giugno 2012

Nba, crollano gli Spurs e i Thunder vedono la finale

http://www.ilmessaggero.it/sport/basket/nba_battutti_gli_spurs_i_thunder_vedono_la_finale/notizie/200383.shtml
di Gabriele Santoro


ROMA – Gli eredi materiali dei Seattle SuperSonics sono a un passo dall’aggiungere un nuovo capitolo alla storia della Nba: Oklahoma, dove nel 2008 si è trasferita la franchigia tre volte campione della Western Conference, sbanca, 103-108, l’AT&T Center di San Antonio e mercoledì ha l’occasione di celebrare il primo titolo della nuova era. Kevin Durant (27 punti, 10/19, 5 assist), uomo simbolo dell’ascesa dirompente di questa realtà sportiva da studiare, infligge la terza sconfitta consecutiva agli Spurs (3-2 nella serie), mai successo nella stagione, insieme al solidissimo James Harden (20 punti, 3/4 da3, +24 di plus/minus) ed a Russell Westbrook (23 punti, 12 assist), messosi al servizio dei compagni.

«Ci diamo il merito di non aver mai pensato di dover attendere il nostro turno. Il coach ha sempre enfatizzato il dovere di cogliere nell’immediato tutte le opportunità costruite sul campo. Ora possiamo realizzare il nostro sogno», sottolinea Durant. Il futuro è tutto nelle mani di questa squadra giovanissima, che nel corso dell’anno ha imparato ad esprimersi come un gruppo coeso (oggi 22 assist, dopo i 27 di gara 4) in cui ognuno offre il proprio piccolo o grande contributo. Il tris di lunghi Ibaka (9 punti, 5 rimbalzi, 2 stoppate)-Collison (6 punti, 3/3 da2)- Perkins (4 punti,10 rimbalzi) non ripete l'exploit di gara 4, ma sa rendersi utile.

La striscia di venti vittorie. E' un ricordo sfocato per i texani, che perdono 21 palloni capitalizzati in ben 28 punti dai Thunder. Per San Antonio riaffiora l’incubo del 2004, quando dopo 17 gare senza ko, con lo stesso nucleo fondamentale di giocatori Parker-Ginobili-Duncan e avanti 2-0 in finale, furono eliminati con un secco 4-2 dai Lakers. «Non si possono gettare al vento 21 possessi offensivi. Abbiamo commesso gli stessi errori delle uscite precedenti. Gli abbiamo regalato 24’ con un crollo della nostra competitività. Senza una reazione la partita di mercoledì segnerà l’epilogo», commenta Popovich. Il coach degli Spurs per accrescere l’impatto agonistico del proprio quintetto lancia per la prima volta dall’inizio Manu Ginobili (34 punti, 5/10 da3, 6 rimbalzi, 7 assist), che lo ripaga con una prestazione coraggiosa malgrado l’errore conclusivo. Il tarlo che sta intaccando il sistema si chiama Tony Parker (20 punti con 10 liberi): la stella francese, protagonista fino a gara 2, rimane sotto ai suoi standard (5/14 al tiro, 4 assist) e San Antonio non può permetterselo. Tim Duncan (18 punti, 12 rimbalzi) fattura nella ripresa l’usuale sostanziosa doppia-doppia, mentre il prezioso Gary Neal stecca (0/6 dal campo).

La partita. Gli Spurs partono forte, 11-4, approfittando delle basse percentuali dei Thunder. Collison dalla panchina sfrutta gli assist di Westbrook, già 3 in 10’, e con il sesto punto personale ribalta l’inerzia iniziale, 19-22. Nel secondo periodo Cook si inventa due triple per il + 7 Oklahoma, 33-40 al 16’. Parker e Neal girano a vuoto ed Harden vola sul +14, 36-50. All’intervallo lungo l’asse play-pivot dei padroni di casa produce appena 12 punti e gli ospiti controllano, 44-52 al 24’. Nella terza frazione va in onda il Manu Ginobili show: il fuoriclasse argentino, autore di 14 punti nel primo tempo, si scatena con tre triple e 13 punti consecutivi per il sorpasso, 69-66. Coach Scott Brooks cerca Durant, 5 punti in 24’, e il suo campione risponde presente: prima argina la furia Ginobili, poi riporta avanti i Thunder, 72-81 al 36’. In apertura dell’ultimo periodo KD ed Harden forzano il break dalla lunga distanza, 79-91. A 50” dalla sirena, 101-103, Harden gela la rimonta di Duncan, mentre Ginobili non punisce con la tripla del supplementare la brutta palla persa da Sefolosha.

Finali

Est: Miami Heat-Boston Celtics 2-2
Ovest: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 2-3

lunedì 4 giugno 2012

Nba, riecco il Celtics Pride: Boston impatta 2-2 con Miami

http://www.ilmessaggero.it/sport/basket/nba_boston_vince_con_miami_e_pareggia/notizie/200179.shtml
 
di Gabriele Santoro

ROMA – I Boston Celtics non finiscono mai: incantano con un primo tempo straordinario, poi quando le energie vengono meno sanno soffrire e con un tocco di buona sorte agganciano, 2-2 nella serie, Miami.Gli Heat divorano, 93-91, un’occasione colossale per ipotecare il titolo della Eastern Conference sbagliando a fil di sirena entrambi i tiri per la vittoria: a conclusione dei regolamentari con l’air ball di Haslem e al supplementare con la tripla ben costruita da Wade che scherza con il ferro. «Era la soluzione migliore, non potevo chiedere altro. Le gambe posizionate in linea con il canestro e una buona esecuzione: la palla ha deciso solo che non voleva entrare», commenta la stella di Miami. Coach Doc Rivers invece rievoca il più illustre dei suoi predecessori: «Lo sapete che Red Auerbach non avrebbe mai fatto entrare un tiro del genere, non al TD Garden».

Magia Celtics. I quattro moschettieri di casa fatturano 71 dei 93 punti complessivi con Paul Pierce (23 punti) strepitoso in avvio, il solito Garnett (17 punti, 14 rimbalzi), il redivivo Allen (16 punti, 4/11 da3) e il leader Rajon Rondo (15 punti, 15 assist). Dopo un primo periodo da antologia (34 punti segnati) Boston colleziona un 22/63 dal campo, ma la difesa non scende di tono. I rimbalzi offensivi (11) consentono di creare seconde opportunità, ben sfruttate, e dalla panchina si alza un Dooling (10 punti in 16’, 3/4 da3) incisivo. «Non siamo stressati per la rimonta dei Celtics. È una competizione magnifica e uno spot per la pallacanestro», sottolinea James. Il tabellino di LeBron recita 29 punti (12/25 al tiro), ma anche 7 palle perse. Al dilemma Bosh (rientra o no?) si somma un Wade (20 punti con 7/22) altalenante.

La partita. Se Rivers si affida anche ai fantasmi per spiegare il successo, ma sul parquet per ventiquattro minuti è consapevole di aver rivisto una squadra, da titolo, di grande sostanza. All’intervallo lungo Boston mette a referto 61 punti grazie ai fuochi di artificio dei suoi veterani inossidabili: Pierce (18 punti), Garnett (9 punti) e Allen (11 punti) con Rajon Rondo che tocca già la doppia cifra alla voce assist (10). La difesa, per quanto fisica, di Miami non graffia e il vantaggio interno arriva a un massimo di + 18, 58-40 al 22’. Nella terza frazione gli Heat, come spesso gli accade, cambiano il passo, mentre crolla l’efficacia offensiva dei Celtics (32 punti complessivi nella ripresa) e Wade riapre tutto con la tripla del -5, 73-68 al 36’. In apertura dell’ultimo quarto James impatta e Cole sorpassa, 76-78, per un parziale lungo di 38-18 e di 13-1 a cavallo tra le due frazioni. Garnett e Allen giocano la carta dell’esperienza e a 52” dall’epilogo riportano avanti i compagni, 89-86, con il quindicesimo assist della mente Rondo. Quando alla sirena di secondi ne mancano 37 LeBron James non fallisce la tripla, non contestata, del pareggio. A 21” Garnett commette fallo in attacco, ma Miami organizza un pessimo tiro e Haslem non sfiora neanche il ferro. Il supplementare è una battaglia di nervi con Pierce e James fuori per le penalità e la retina un miraggio (2/11 totale). Con 2’33 ancora da disputare Rondo segna l’ultimo canestro dal campo con una parabola arcobaleno in entrata. Allen e Garnett non chiudono dalla lunga distanza, ma a graziarli ci pensa Wade con l’errore conclusivo.

Finali

Est: Miami Heat-Boston Celtics 2-2
Ovest: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 2-2

domenica 3 giugno 2012

Nba, Ibaka-Durant show: OKC riprende San Antonio

http://www.ilmessaggero.it/sport/basket/nba_ibaka_e_durant_show_oklahoma_aggancia_san_antonio/notizie/200050.shtml
 
di Gabriele Santoro

ROMA – San Antonio e Oklahoma stanno alzando ulteriormente la qualità della competizione per una finale della Western Conference quanto mai spettacolare e giunta al bivio decisivo.Gli Spurs, dopo aver inanellato la ventesima vittoria consecutiva con un perentorio 2-0 nella serie, stanno subendo il rientro prepotente dei Thunder: prima con il netto 102-82 di gare tre e ora con il pareggio, 109-103, con il protagonista che non t’aspetti. Il saltatore Serge Ibaka, una delle tante frecce della Spagna di Sergio Scariolo, è il padrone dell’area dei tre secondi con una partita che accarezza la perfezione: 26 punti, 11/11 da2, 5 rimbalzi, 3 stoppate in 40’44 d’impiego. «Stanotte tutti i loro lunghi hanno giocato una gara fuori dall’ordinario: quando un avversario segna 22/25 (la percentuale da2 del trio Ibaka-Perkins (15 punti, 7/9, 9 rimbalzi)-Collison (8 punti, 4/5) non c’è molto da fare… Neanche in allenamento, senza che nessuno ti guardi, penso sia realizzabile qualcosa del genere», commenta sconsolato coach Popovich.

Gli assist. Ma il dato che colpisce è quello degli assist: Oklahoma ne registra 27 e impone alla difesa avversaria quella circolazione della palla che contraddistingue il gioco degli Spurs. Coach Scott Brooks è ancora alla ricerca dell'esplosività di Russell Westbrook, ma si gode un Kevin Durant (36 punti, 13/20 dal campo, 6 rimbalzi, 8 assist) dominante. James Harden (11 punti, 7 rimbalzi, 7 assist) ribadisce il titolo di miglior sesto uomo della lega. «Si tratta solo di un passo in avanti. Abbiamo compiuto ciò che avevamo preventivato: vincere davanti ai nostri tifosi. Se continuiamo a crederci, alla fine gioiremo», sottolinea Durant. La franchigia texana paga la serata storta del proprio leader Tony Parker (12 punti, 5/15 al tiro); le disattenzioni inusuali di Manu Ginobili (13 punti, 6 palle perse sulle 10 complessive, 6 falli commessi); soffre a rimbalzo (sotto 41-31) e la palla non gira veloce come d’abitudine (17 assist contro i 23 di media). Tim Duncan (21 punti, 9/17, 8 rimbalzi) soffre la mobilità dei rivali, ma garantisce il solito bottino offensivo. Il “bad boy”, classe ’78, Stephen Jackson (11 punti, 2/3 da3) conferma di essere una risorsa per Popovich.

La partita. Il segreto della pallacanestro di Oklahoma si può racchiudere nella parola aggressività: quando la difesa funziona, l’atletismo e la forza fisica straordinaria di tutti i giocatori trasformano l’attacco in un rullo compressore. Nel primo quarto il centro possente Kendrick Perkins (9 punti in avvio) ne restituisce l’istantanea: costringe Duncan a un air ball; segue il rimbalzo catturato da Westbrook; corre il campo alla velocità del proprio playmaker e con la difesa Spurs sbilanciata conclude con una schiacciata, 18-19 al 9’. Ginobili confeziona una giocata da 4 punti, tripla con libero aggiuntivo, ma Sefolosha, ribattezzato “Specialosha” dopo il 4/10 da3 e i 6 recuperi (un incubo per Parker) della sfida precedente, impatta con la terza schiacciata dei Thunder, 26-26 al 12’. Nella seconda frazione (29-17 di parziale, 72% dal campo per i padroni di casa) sale in cattedra Ibaka (14 punti all’intervallo lungo) e costruisce con i compagni di reparto il primo vantaggio sostanzioso, 45-35 al 20’. E la notizia peggiore per San Antonio è che Durant sia fermo a soli 8 punti. Ibaka è incontenibile: parte in palleggio e inchioda a canestro; sfrutta i tempi giusti dei passaggi e infila il piazzato del +15, 68-53. Gli Spurs si aggrappano al tiro dalla lunga distanza (11/23 alla fine) con Jackson e Ginobili per un break di 8-0 e il -2, 73-71. Durant mette a referto 18 degli ultimi 36 punti di Oklahoma e nel cuore dell’ultimo periodo respinge l’assalto degli ospiti con 15 punti consecutivi, 102-93 a 1’32 dalla sirena. Harden firma la tripla che completa l’opera.

Finali

Est: Miami Heat-Boston Celtics 2-1
Ovest: San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 2-2