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mercoledì 20 luglio 2011

Tour, a Pinerolo vince l'altro norvegese Hagen. Contador attacca

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=156874

di Gabriele Santoro

ROMA – Il Tour de France sconfina in Italia per la dodicesima volta nella sua storia centenaria, ma continua a parlare norvegese. Il talentuoso Edvald Boasson Hagen, formatosi sulla mountain bike, dopo la beffa subita ieri dal connazionale Hushovd s’infila nuovamente nella fuga giusta, stacca gli altri fuggitivi sull’ultima salita del Pra' Martino, disegna linee perfette nella discesa più complicata della corsa ed è imprendibile nel tratto pianeggiante che conduce al traguardo di Pinerolo. I tifosi scandinavi festeggiano così il quarto successo (due a testa per Hagen e Hushovd) in questo Tour, mentre Italia e Francia sono ancora a secco di vittorie.

Alberto Contador non aspetta più nessuno: ogni centimetro di asfalto è buono per l'impresa di riappriopriarsi del Tour. Il campione spagnolo ripropone l’attacco del Col de Manse e nell’ultima discesa di giornata manda per la prima volta in difficoltà la maglia gialla. A otto chilometri dalla fine arriva lo scatto di Contador che prende la testa del gruppo in salita, ma a fare la differenza è la picchiata dal Pra' Martino a Pinerolo. Il trenino iberico degli amici Contador-Sanchez crea il vuoto in discesa con traiettorie coraggiose che nessuno riesce a seguire. Thomas Voeckler sbaglia diverse curve finendo addirittura nel garage di un’abitazione ai bordi della strada e perde 26" dal tre volte vincitore della Grande Boucle. Ivan Basso conferma di non essere un discesista e in due giorni accumula 1'18" di ritardo. Si difende benissimo l'altro italiano Damiano Cunego, che scavalca in classifica il varesino e può puntare a un ottimo piazzamento nella generale. Stavolta i fratelli Schleck non accusano il carisma di Contador e Cadel Evans, forte del vantaggio considerevole sullo spagnolo, controlla senza prendere rischi in discesa.

La diciassettesima tappa parte alle solite velocità altissime, oltre i cinquanta chilometri orari, e ci sono due corse parallele: una per il successo di giornata, l'altra per ridisegnare la classifica generale. Per il primo obiettivo la fuga buona si forma con Perez Moreno, Tjallingii, Mollema, Fofonov, Muravyev, Amador, Paterski, Boasson Hagen, Casar, El Fares, Chavanel, Bozic, Leukemans e Hivert che toccano anche gli 8' di vantaggio dalla maglia gialla. Sull'ascesa del Sestriere il gruppo di fuggitivi si sgrana con Perez Moreno in solitario. Hagen gestisce lo sforzo e a dodici chilometri dall'arrivo si ricongiunge con l'attaccante dell'Euskadi. Il norvegese passa da solo al gpm di Pra' Martino costruendo il margine necessario alla vittoria. «Ero frustato per la sconfitta di ieri e volevo rifarmi. Sentivo la gamba buona sull'ultima ascesa e ho fatto la differenza. La classifica generale? Non lo so, ma ci penserò per il futuro.», ha spiegato Hagen.

«Ogni giorno perdo qualche secondo, ma oggi sono stato fortunato: avrei potuto rimetterci la clavicola! Conoscevo la discesa e ho forzato un po’ troppo. Prendendo meno rischi sarei arrivato insieme a Evans e agli uomini di classifica. Domani non penso di poter seguire i colleghi sull’ascesa del Galibier. Contador? Impressionante. Oggi era nervoso, voleva guadagnare del tempo a qualsiasi costo», ha commentato Voeckler. Al traguardo il madrileno sfoggia il sorriso delle giornate da padrone del Giro d’Italia: «Sono contento: le gambe vanno sempre meglio. Le salite di oggi non facevano selezione e tutti mi marcavano. Si poteva attaccare solo in discesa e dovevo provarci. La tappa di domani promette spettacolo.» Giovedì la carovana affronterà la tappa più dura: duecento chilometri da Pinerolo al mitico Galibier, vetta più alta mai toccata da un arrivo del Tour con i suoi 2645 metri, con tre montagne "hors categorie" (fuori categoria) come il Colle dell'Agnello (2744 metri), l'Izoard e il Galibier. Il gruppo pedalerà in salita per sessanta chilometri e c'è lo spazio per attacchi da lontano con lo sguardo puntato su Contador.

giovedì 14 luglio 2011

Tour de France, Sanchez anticipa tutti nella prima tappa sui Pirenei

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=156182&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

ROMA – Il Tour de France affronta il primo tappone pirenaico con l’ascesa del mitico Tourmalet e s’infiamma selezionando il gruppo dei migliori. In una cornice di pubblico e natura splendida il basco, campione olimpico, Samuel Sanchez dell’Euskaltel-Euskadi trionfa nella tappa più sentita, davanti a migliaia di tifosi con la bandiera ikurrina, battendo in volata Vanendert, compagno dell’ultima e decisiva fuga. Il francese Voeckler ha difeso egregiamente la maglia gialla staccandosi dalla concorrenza solo nell’ultimo tratto di gara. Sulla terza grande salita della tappa che ha condotto al traguardo di Luz Ardiden (in vetta oltre i 1700 metri, 13,3 km di percorrenza con pendenza media al 7,4% e punte attorno al 12%) ha regalato spettacolo Frank Schleck ora secondo in classifica generale a un 1’49 da Voeckler. Nell’ultimo chilometro il lussemburghese dopo aver staccato con due allunghi micidiali il gruppo maglia gialla con un Contador in difficoltà (43” di ritardo da Sanchez), il gemello Andy, Cadel Evans e la coppia di italiani Basso-Cunego si è fermato a un soffio lungo dieci secondi dal completare la rimonta sul basco.

La prima vera montagna della Grande Boucle ha restituito ottime sensazioni dai due azzurri costantemente a ruota dei favoriti della corsa più amata dai francesi. Ivan Basso, dopo aver messo il suo gregario Szmyd in testa a tirare il gruppo maglia gialla sulla salita di Luz Ardinen, ha prima risposto alle rasoiate di Schleck e poi ha chiuso quarto dimostrando uno stato di forma che fa ben sperare. «È solo il primo arrivo in salita, ma le sensazioni sono davvero ottimo», ha commentato con un largo sorriso il corridore della Liquigas che ottiene il quinto posto in classifica seguito da Damiano Cunego.

Tutti attendevano i Pirenei per testare le forze e la condizione dei leader attesi.
Le numerose cadute della prima settimana di corsa non sono state ancora assorbite da Alberto Contador, sempre nel mirino della critica transalpina, e lo spagnolo non ha l'agilità nella pedalata che lo contraddistingue. «Oggi sono stato prudente. Nel finale non sono riuscito a scattare, ma sono lo stesso soddisfatto. Sto meglio di giorno in giorno. Oggi si vedono le conseguenze delle cadute, non ero al massimo nelle gambe, non avevo la mia pedalata migliore. Ma andrà sempre meglio», ha spiegato il dominatore dell'ultimo Giro D'Italia. Nota di merito va al francese Voeckler che approfittando delle schermaglie tra i favoriti ha tenuto un passo regolare e resistito negli ultimi dieci chilometri, quando l'idea di mantenere la maglia gialla era l'unico propulsore di un motore senza più energia.

La tappa.
Se a Parigi la festa nazionale del 14 luglio con la tradizionale sfilata sui Campi Elisi è funestata dalla morte nelle ultime quarantotto ore di cinque soldati francesi (settanta dall’inizio della missione nel 2001) uccisi in Afghanistan, lungo le strade del Tour si è respirato il solito entusiasmo fatto di colori e tifo che assecondano la fatica più dura. La dodicesima tappa, la prima della tre giorni sui Pirenei, ha superato tre asperità durissime. A 79 chilometri dall’arrivo c’è stata La Horquette d’Ancizan (1538 metri, 9,9 km di salita, pendenza media al 7,5% con punte del 10%) con il francese Mangel a tagliare davanti il Gpm di prima categoria in compagnia degli eroi di giornata Perez Moreno, Gutierrez, Kadri, Thomas e Roy in fuga dal secondo chilometro.

Il Tour segnato dalle cadute eccellenti annota gli ennesimi scivoloni:
il gruppo maglia gialla transita al Gpm con 5’48 di ritardo dai fuggitivi e alla prima curva della discesa Voeckler assaggia l’asfalto umido coinvolgendo nella caduta il tedesco Andreas Kloden che riporta diverse abrasioni uscendo di scena per la classifica generale con 8’ alla fine. A 47 chilometri dal traguardo avvolto da nubi che promettono pioggia arriva per la 79esima volta nella storia del Tour il Tourmalet, la cui strada è intitolata alla leggenda Fignon, con il suo carico di fascino e asprezza. I fratelli Schleck mettono gli uomini della Leopard a dettare il ritmo del gruppo, mentre la fuga si sgranava con i soli Thomas e Roy (primo al prestigioso Gpm) a guidare. Contador dà notizia di sé spedendo in avanguardia il fidato Hernandez. Il Tourmalet fa selezione, ma si decide tutto sull’ultima salita Luz Ardinen.

A dodici chilometri dalla fine scatta la caccia di Sanchez che assecondato dalla staffetta di Vanendert in breve aggancia e stacca i coraggiosi Thomas e Roy sfiniti dalla lunghissima fuga. A 4 chilometri dalla conclusione gli Schleck dopo essersi scambiati uno sguardo d’intesa rompono gli indugi. Franck fa il vuoto al secondo tentativo. Contador prova a rispondere, ma la gamba non è quella del Giro. Sanchez e Vanendert gestiscono la manciata di secondi di vantaggio di secondi che li separano da Schleck con uno sprint anticipato. Ivan Basso mostra brillantezza e grinta, mettendo dietro nella volata del secondo gruppo anche un positivo Evans. Domani si replica sui Pirenei con i 152,5 chilometri da Pau a Lourdes. Nella seconda parte della frazione ci sarà un’altra vetta mitica come l’Aubisque (16,4 km al 7,1%).