lunedì 16 settembre 2013

A Corviale, scuola Fratelli Cervi, si studia con il tablet

di Gabriele Santoro

ROMA – Una scuola digitale nel cuore della periferia romana: a via Casetta Mattei esiste un luogo prezioso, che guarda con lungimiranza al futuro. Gli alunni della scuola primaria Fratelli Cervi sui banchi, oltre a libri, penne e quaderni, imparano a maneggiare e a studiare con i tablet. Una piccola rivoluzione culturale, ispirata dal maestro di religione Giuseppe Ciancaglini, appassionato di informatica.

Romano, cinquantatreenne, dal 1990 insegna nello stesso istituto comprensivo e ha trascinato i colleghi nel cambiamento. Prima si è formato, poi ha formato. «La mia proposta didattica si è arricchita - racconta -. Rendo più attrattivi gli argomenti trattati con la possibilità di mostrare mappe interattive, filmati, immagini. Con il fai-da-te abbiamo compiuto molta strada. All’inizio ho incontrato delle resistenze e scetticismo tra gli altri maestri. Poi sono rimasti coinvolti ed entusiasti, comprendendo la forza dell’innovazione».

Alla base della quale c’è un’attività di raccolta fondi efficace, che ha dotato la struttura dell’attrezzatura necessaria. In classe sono approdati i pc e oggi i tablet: tre laboratori mobili dislocati in ciascuno dei tre piani dell’edificio. I primi Jump Pc, appositamente ideati per le primarie, sono arrivati con l’adesione al progetto Pc in classe promosso da Olidata con il Miur. Mentre i tablet lo scorso anno con il finanziamento della Fondazione delle Casse di Risparmio di Roma.

Ci sono netbook da utilizzare come mezzi compensativi per chi soffre di difficoltà specifiche dell'apprendimento (dislessia, disgrafia, etc). Ciancaglini ha elaborato artigianalmente con Moodle una piattaforma didattica online, nella quale navigano i bambini, che contiene le lezioni, gli esercizi e altro materiale per lavorare anche da casa. Gli studenti operano con le applicazioni gratuite installate sui tablet. Utilizzano in particolare programmi di videoscrittura, applicazioni per la realizzazione di presentazioni, di mappe mentali o concettuali, programmi per la lettura dei testi o e-book.

Si fa educazione al social network, mediante l'esperienza di dialogo su forum moderati. Ogni alunno, dalla terza alla quinta elementare, ha un proprio account sulla piattaforma, e seguendo il modello della classe capovolta, mentre impara, partecipa allo sviluppo dei contenuti proposti. In una scuola socialmente molto stratificata e multietnica, che accoglie studenti soprattutto dalla zona di Corviale, si colma anche il divario digitale con i bambini che a casa non possono usufruire della connessione Internet.

«Non si tratta di un lavoro semplice, ma i piccoli sono molto recettivi - conclude il maestro -. Sono bravissimi nell’aspetto ludico, mentre ci vuole più tempo con le applicazioni degli strumenti didattici. L’uso del tablet in classe si rivela molto più funzionale delle lavagne multimediali, che non modificano l’approccio frontale. Ora l’obiettivo è di coinvolgere anche le prime e le seconde, per abituare da subito alla scrittura e alla lettura sui dispositivi elettronici».

giovedì 5 settembre 2013

Nuovo Imaie, Artisti 7607: «Rischia di naufragare la liberalizzazione»

Il Messaggero, sezione Spettacoli pag. 27, 
5 settembre 2013

di Gabriele Santoro

 
 di Gabriele Santoro

ROMA – Una liberalizzazione che rischia di naufragare, mantenendo di fatto il monopolio nella gestione dei diritti d’immagine, connessi al diritto d’autore, spettanti agli artisti e ai musicisti. Elio Germano, Neri Marcorè, Paolo Calabresi e Claudio Santamaria, in rappresentanza della cooperativa Artisti 7607 che coinvolge oltre mille attori, denunciano il tentativo del Nuovo Imaie di vanificare gli effetti in materia della legge sulle liberalizzazioni approvata a marzo dell’anno scorso.

«L’Imaie - spiega Germano - raccoglieva dai produttori e dalle emittenti i compensi in nome degli attori, doppiatori, cantanti, etc maturati in conseguenza della diffusione delle loro opere per mezzo di televisioni, radio, pubblici esercizi e nuovi media. Un monopolio durato trent’anni, poi estintosi per inadempienza. L’ente è stato chiuso con un attivo accumulato e non ridistribuito agli aventi diritto di 130 milioni di euro. Criteri di ripartizione non trasparenti: una coltre di mistero ha avvolto l’Imaie, del quale non siamo riusciti neanche a leggere i bilanci».

La costituente società a responsabilità limitata, nata con l’obiettivo di concorrere nell’attività di collezione e ripartizione di fondi privati, disegna per gli associati un modello alternativo che immagina un welfare per i più precari della categoria e destini risorse all’attività di formazione e produzione artistica. Una cooperativa di artisti per artisti. Dopo la chiusura, è stato istituito un Nuovo Imaie, che starebbe cercando di recuperare la propria posizione dominante in un mercato ancora in costruzione.

«Ci preoccupa il tentativo in atto, per via parlamentare, di stravolgere e tradire lo spirito della legge 24 marzo 2012 - conclude Germano -. Dalla richiesta di chiarimento sull’attuazione della liberalizzazione per non bloccare il sistema, il nuovo Imaie propone un emendamento dai contenuti inaccettabili. Raccoglierebbero i diritti maturati da coloro che non sono iscritti a nessuna collecting e la Copia privata per tutti gli artisti dalla SIAE. Gestirebbero la banca dati. E imporrebbero loro criteri di ripartizione rigidi, negoziando in esclusiva i compensi con i vari utilizzatori».


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martedì 3 settembre 2013

Vini e oli, l'annata promette bene

Il Messaggero, sezione Macro pag. 23, 
3 settembre 2013

di Gabriele Santoro



di Gabriele Santoro

LA RACCOLTA
La campagna olivicola si preannuncia carica,
e promette un olio di qualità. La quantità e l’intensità delle piogge, soprattutto in Puglia in cui si concentra oltre il 40% della produzione nostrana, nei due mesi che mancano alla raccolta risulteranno determinanti. «La vendemmia sta già brindando a una buona produzione - afferma Massimo Gargano, presidente dell’Unaprol - Nel nostro settore fare previsioni è un azzardo, però dovrebbe essere un’annata positiva. Permane l’incognita pugliese, perché finora ha piovuto poco. Con la siccità, che dà origine a olii dal sapore legnoso, dovremo rivedere tutte le stime».

L’EXTRAVERGINE
L’olio extravergine resta il nostro fiore all’occhiello,
capace di penetrare mercati inediti e conquistare clientele, sedotte a passare dal burro all’olio, distanti dalla cultura alimentare mediterranea. Nel 2012 in Italia sono stati venduti più di 217 milioni di litri di olio per un valore di 850milioni di euro, con l’extravergine che ha fatturato il 72% del totale. I prezzi per i consumatori sono rimasti stabili. L’export ha registrato un +3,5%, mentre nel primo trimestre 2013 è volato con un +11%. Aumenta la domanda di olii biologici, Igp e Dop. Una categoria di nicchia in cui il Lazio primeggia con quattro Dop: Canino, Tuscia, Sabina e Colline Pontine.

Russia (+18% l’anno scorso) e Cina (8.200 tonnellate esportate)
, oltre al consolidamento (+10% nel 2012) negli Stati Uniti che assorbono il 9% del consumo globale, rappresentano le nuove frontiere. «Questa stagione potrebbe segnare una svolta fondamentale - prosegue Gargano - perché ci siamo dotati di una legge (approvata a dicembre e denominata salva-olio) che consente di tracciare e tutelare il prodotto. Ora attendiamo il definitivo via libera ministeriale al Sistema di qualità nazionale. In un mercato più corretto si riesce a garantire tutti i componenti della filiera. Sarà più semplice far imporre olii di prim’ordine come quelli della Sabina, del Salento, del Cilento, fiorentini, dei colli Martani o del Garda».

LE AGROMAFIE

Le sfide per il settore sono molteplici, a cominciare dal fenomeno delle agromafie che con la contraffazione alimentare ha assunto dimensioni preoccupanti. Un mercato parallelo, per ripulire il denaro, che secondo l’ultimo rapporto Eurispes-Coldiretti sottrae una quota pari a cento milioni di euro. «Le agromafie devono costituire una priorità per le Procure della Repubblica. Deprimono l’economia sostenibile e frenano il nostro sviluppo, immettendo prodotti alterati e di bassa resa». La partita del nostro olio si gioca in Europa, che detiene il 60% della produzione mondiale, e con la concorrenza dei paesi dell'altra sponda del Mediterraneo. Se la Spagna annuncia un anno di estrema carica, la destabilizzazione dell’area magrebina disegna scenari da scrutare con attenzione. «Il Nord-Africa può uscire direttamente dal mercato o deprimerlo - afferma Gargano - Le grandi difficoltà economiche possono spingere a quotazioni troppo basse. La Tunisia rischia di stare fuori. La Spagna ha scelto la strada della mcdonaldizzazione della produzione, mentre il nostro modo di fare non è riproducibile».

Una novità dell’olivicoltura italiana è la presenza di un’imprenditoria al femminile.
Un terzo delle imprese è guidato e composto da donne, che ricoprono vari ruoli soprattutto per la gestione economica e agronomica. Danno un'identità al prodotto, e spesso realizzano intorno all’olivo un’azienda multifunzionale, per esempio con l’agriturismo, rafforzando l’intero sistema.


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European space expo, Galileo e Copernicus: le tecnologie spaziali alla conquista della città

Il Messaggero, sezione Cronaca di Roma pag. 23, 
31 agosto 2013

di Gabriele Santoro




di Gabriele Santoro

LA RICERCA
L’impatto sulla nostra vita quotidiana della ricerca spaziale,
con le proprie innumerevoli applicazioni, è e sarà sempre più tangibile. L’Unione Europea ne ha fatto un cardine delle proprie politiche di sviluppo economico, stanziando per il periodo 2014-20 dieci miliardi di euro utili anche a incentivare la nascita di imprese nel settore. Da dodici mesi la mostra itinerante European Space Expo sta girando il continente, per spiegare ai cittadini europei il cuore di un’attività che propone prospettive di crescita consistenti. Fino a venerdì prossimo sarà possibile visitarla gratuitamente a piazza del Popolo. All’interno di una tensostruttura sferica tredici schermi tattili e interattivi illustrano due progetti fondamentali, Galileo e Copernicus, e le loro possibili applicazioni tecnologiche nel campo dei servizi sulla localizzazione, della mobilità stradale e dei trasporti, dell’agricoltura, dell’aviazione civile, della protezione ambientale e delle telecomunicazioni.

«A livello comunitario investiamo
oculatamente in un ambito promettente - sottolinea Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione UE - che migliorerà la qualità dei servizi e la vita quotidiana, creando occupazione. Galileo costerà complessivamente dieci miliardi e porterà una ricaduta economica positiva, in termini di risparmi o nuove iniziative, per novanta miliardi di euro».

Dall’anno prossimo,
con il lancio in orbita di ventiquattro satelliti Galileo testati il mese scorso a Fucino (L’Aquila), l’UE si doterà di un sistema di navigazione satellitare indipendente ad alta precisione. Già dal 2009 il 6-7% del Pil continentale si basava sui segnali di navigazione forniti dal GPS statunitense. L’Italia con Francia e Germania è sul podio nel settore con grandi aziende leader, e un fermento crescente in quelle medie e piccole. Nel nostro paese, con migliaia di addetti altamente qualificati, lavorano principalmente sulla componentistica, l'assemblaggio, la propulsione elettrica e la traduzione di complesse tecnologie in nuove applicazioni commerciali, a partire dai navigatori per auto.

L’INTERVENTO

«L’innovazione e la creatività sono le strade maestre per stare sul mercato - dice Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria -. Roma dovrà saperle coniugare, perché dalle metropoli viene una spinta decisiva per l’economia». Roma e la sua provincia costituiscono un distretto chiave dell’industria aerospaziale nazionale con ottomila addetti e i due istituti pubblici legati allo spazio (Asi e l’Istituto di Astrofisica). I primi quattro satelliti Galileo mandati in orbita sono stati assemblati dall’italiana Thales Alenia Space, che ha curato la costruzione del telaio dei satelliti e il funzionamento dei pannelli solari che forniscono energia al sistema, nel suo stabilimento sulla Tiburtina. «Questa è la crescita intelligente immaginata dall’Agenda comunitaria 2020 - afferma il sindaco -. Si deve puntare al rafforzamento di un polo tecnologico romano. Siamo pronti a utilizzare per l’amministrazione della città i servizi forniti dal sistema di geoposizionamento satellitare europeo».


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