lunedì 26 luglio 2010

Santa Lucia campione d'Italia

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=112207&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro


ROMA (25 luglio) - A Roma c’è una squadra di basket che non si stanca mai di vincere scudetti. Le magie del playmaker franco-algerino Sofyane Mehiaoui regalano al Santa Lucia il diciottesimo tricolore su trentatre edizioni del massimo campionato di basket in carrozzina. Una vittoria sofferta, 62-61, al termine di una gara4 di finale splendida e tiratissima contro i mai domi “cugini” dell’Elecom Lottomatica. Nella palestra di via Ardeatina è il momento degli abbracci, dei sorrisi, delle foto di gruppo e dei cori. Si stappano le classiche bottiglie di champagne davanti all’ambito trofeo e il campione francese viene issato per il rituale taglio della retina.

I padroni di casa, dopo aver dominato sull’asse play-pivot e sprecato molto dalla lunetta nel primo tempo, si fanno raggiungere e superare nell’ultimo minuto di partita con i canestri di Ness e Cherubini. Mehiaoui (21 punti) prima infila la tripla che riapre i giochi, poi sul 60-61 al secondo errore ai liberi del compagno Cavagnini strappa il rimbalzo offensivo e a 3” dalla sirena mette il canestro del trionfo, 62-61. Fondamentale anche l’apporto del centro Pellegrini (22 punti) sotto i tabelloni. Dopo aver stravinto gara uno e gara due (56-71, 41-65), i campioni d’Italia hanno sbandato in gara3 (57-61) e dopo la parentesi della Coppa del mondo a Birmingham (dove sono stati impegnati ben dieci giocatori delle due squadre) sono riusciti a chiudere i conti.

La finale scudetto del campionato ha riprodotto l’istantanea di una stagione in cui le due formazioni romane hanno dominato e si sono date battaglia in tutte le competizioni: Coppa Italia, Coppa Campioni e scudetto. Ad avere la meglio è sempre stato il Santa Lucia, ma l’Elecom (prima in regular season) è ormai a un passo dalla vetta. Per il club di Moreno Paggi l’annata è da incorniciare e c’è una base solida per contendere l’egemonia dei campioni d’Italia.

I continui successi del Santa Lucia sono frutto di un’organizzazione sportiva e societaria di primo livello. Gli stipendi sono pagati puntualmente ai propri atleti. La sistemazione logistica è ideale: le case che li ospitano sono confortevoli con tutti i servizi a portata di mano. Il campo di allenamento è sempre a disposizione dal mattino alla mezzanotte. Lo staff tecnico e medico sono di qualità certificata Tutti ingredienti da miscelare con l’amicizia che varca i confini dello spogliatoio.

La partita. Nel primo quarto i ritmi sono altissimi. I padroni di casa sono perfetti al tiro 4/4 e al 5' doppiano l'Elecom, 13-6. La squadra di Moreno Paggi butta molti palloni, mentre il playmaker gialloblu Mehiaoui domina la scena: 5 assist concretizzati da Pellegrini, 8 punti con due triple e palle recuperate. Al 10' il Santa Lucia conduce 22-10. In avvio di secondo periodo la difesa Elecom si allunga a tutto campo con accenni di pressing. I ritmi calano e in 5' si segnano appena 8 punti. L'Elecom con il solito Ness prova a tornare sotto, 26-19. Carlo Di Giusto trova la risposta efficace dalla coppia di lunghi Rossetti-Cavagnini e il vantaggio risale sopra la doppia cifra, 32-19 al 20'. Al rientro in campo parte la rimonta degli ospiti. Mehiaoui si mette troppo in proprio e il Santa Lucia smette di giocare di squadra.

La coppia di lunghi campione d’Italia Cavagnini-Pellegrini prova a fissare l’argine, ma le distanze con i canestri di Ness e Cherubini si accorciano, 46-40 al 30’. La rincorsa giallorossa è coronata dallo stesso Cherubini a 2’ dalla fine, 56-56. Ness e Pennino firmano anche il sorpasso e l’allungo. Negli ultimi 45” quando l’assegnazione dello scudetto sembra rimandata a gara5 la furia agonistica di Mehiaoui ribalta la situazione e fa esplodere di gioia la palestra dei Campioni d’Italia.

sabato 24 luglio 2010

L'estate sui beni confiscati alle mafie

http://www.liberazione.it/news-file/I-liberi-campi-di-Libera---LIBERAZIONE-IT.htm

http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3402

di Gabriele Santoro

CASTEL VOLTURNO (22 luglio) – Michele Zaza, re dei contrabbandieri partenopei negli Anni Settanta e Ottanta, nel podere di via del Cigno gestiva il più imponente stoccaggio di “bionde” scaricate dagli scafi sul vicino litorale domizio e allevava cavalli di razza. Oggi quelle stalle, quei sette ettari di terreno sono stati restituiti alla società e portano il nome “Terre di Don Peppe Diana”. Per tutta l’estate (fino alla seconda settimana di settembre) il bene confiscato e gestito da Libera Caserta sarà animato dalla voglia di legalità e dalla speranza di cambiamento di giovani provenienti da tutta Italia. I campi di volontariato del programma E!State Liberi toccano tutte le regioni del Mezzogiorno, dalla Campania alla Calabria, su dodici beni confiscati e coinvolgeranno circa tremila volontari. Si tratta di un aiuto tangibile ai segnali di riscatto di terre avvelenate dall’egemonia criminale, sociale e culturale dei clan e dalle puntuali assenze dello Stato.

La settimana tipo. Le giornate di lavoro, di educazione alla legalità e di conoscenza diretta delle esperienze più positive del territorio scorrono veloci sulle ali dell’entusiasmo e della progressiva consapevolezza di una realtà di cui tutto il paese deve farsi carico. La mattina la sveglia suona presto per sfruttare le ore di lavoro più fresche della giornata. C’è chi taglia l’erba, chi costruisce la recinzione per il pollaio, chi prepara il cartello con l’indicazione “Terre di Don Peppe Diana”. Nel pomeriggio arriva il momento dell’incontro con storie dure come quelle dei parenti delle vittime di camorra o con giovani sindaci come Vincenzo Cenname di Camigliano che indica un’alternativa virtuosa nella gestione della cosa pubblica. Dai ragazzi arrivano tante domande incalzanti, molti silenzi misti di ammirazione ed emozione. La sera fino a tarda ora si socializza, si discute sotto il bellissimo cielo stellato di Castel Volturno. Poi quando è tempo di ripartire con un bagaglio interiore molto più carico del viaggio d’andata si lascia un ricordo sui muri: qualche disegno o poche parole come “Difendiamo la bellezza”, “Gli uomini passano. Le idee restano. Don Peppe Diana”. O sul diario di campo: «Mi sono innamorata di voi - confessa la diciannovenne studentessa vicentina Stella Dalla Costa - perché cercate la verità. E lo fate con l’umanità e il sorriso che la nostra società ha dimenticato. Mi auguro che questo cambiamento di coscienza si faccia sempre più compiuto». «Mi dispiace che me ne vado via da qui - scrive Ivan, insieme ad altri ragazzi con problemi con la giustizia ha lavorato sul bene - e ringrazio per averci considerati dei bravi ragazzi».

“Terre Don Peppe Diana”. Nei paesi avamposto del clan camorristico pervasivo e feroce dei Casalesi si staglia un gruppo di lavoro e di persone splendido. Dalle donne e dagli uomini di Libera Caserta difficilmente riceverai una parola di sconforto, sul loro volto è sempre disegnato un sorriso volitivo: tanti progetti, una rete che sta coagulando le energie migliori del territorio, che sta dando coraggio di emergere agli imprenditori che denunciano il pizzo. Un riferimento credibile che incarna le parole di Paolo Borsellino: «La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni». A passi lenti per le pastoie burocratiche si sta approdando alla formazione della prima cooperativa di Libera Terra in Campania, denominata appunto Terre Don Peppe Diana (sono state già selezionate tramite bando le dieci figure lavorative), che a pieno regime dovrà produrre nel bene di via del Cigno la mozzarella di bufala della legalità. Grazie alla donazione da Pisa di oltre 5000 volumi aprirà negli stessi spazi anche una biblioteca. Intanto oggi ci sarà la degustazione dei Paccheri di Don Peppe Diana, di cui sono stati prodotti 35mila pacchi con il grano seminato a Pignataro Maggiore su terreni confiscati al clan Nuvoletta-Lubrano.

Una tappa fondamentale per i volontari è la visita nella Chiesa di Casal di Principe dove la camorra ha freddato Don Peppe Diana. Illuminata dal caldo sole di questi giorni all’ingresso della parrocchia campeggia, dopo dodici anni di attesa, una targa piena di senso: “Per amore del mio popolo. Il tuo popolo con amore”. Tra i vicoli stretti, all’apparenza inespugnabili, di questa terra si sta facendo largo faticosamente e con un impegno che non ha nulla di emergenziale un’idea nuova di futuro.

Libera la Ricerca

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di Gabriele Santoro


ROMA (24 luglio) - Prosegue nelle molte difficoltà del momento il percorso di analisi e integrazione della proposta di riforma del metodo di reclutamento dei ricercatori nelle università italiane. Qualche mese fa il gruppo di lavoro formato da Fulvio Cammarano, direttore del Dipartimento di Politica, Istituzioni e storia dell'università di Bologna, dagli assegnisti Lorenzo Fioramonti e Gigi Roggero, da Paolo Gheda ricercatore all'Università della Valle D'Aosta, ha gettato il sasso nello stagno di un sistema restio a riformarsi: i membri delle commissioni concorsuali devono assumere l'onore e l'onere della scelta del reclutato, rispondendone in un quadro di incentivi o disincentivi a seconda dei risultati prodotti.

Fulvio Cammarano
spiega così questo tentativo di costruire un sistema più trasparente e soprattutto competitivo: «La questione del reclutamento è uno dei temi più sensibili per il mondo accademico. Per sconfiggere i canoni delle selezioni di candidati di basso profilo vanno non solo scardinati accordi preventivi ma responsabilizzate in solido le commissioni che non dovrebbero più, come in passato, lavarsene le mani dell'esito del concorso una volta terminato. Il prescelto dovrebbe invece essere monitorato nel tempo e in base ai suoi risultati scientifici determinare premi o decurtazioni sui fondi di ricerca di tutti coloro che hanno contribuito alla selezione, oltre che sul dipartimento che ha chiamato il vincitore. Per ottenere dei risultati potrebbe essere opportuno far leva sull'interesse del reclutatore, uscendo dall'attuale infruttuoso appello all'etica e a un principio astratto di correttezza. In sintesi questa ipotesi immagina che la virtù possa realizzarsi tramite l'interesse».

In una tavola rotonda tra addetti ai lavori tenutasi all'Istituto Luigi Sturzo sono stati approfonditi gli aspetti positivi e quelli da perfezionare per poi giungere a una formulazione pre-normativa. Al centro degli interventi ci sono stati i sistemi di incentivazione per il reclutamento, la natura individuale e collettiva della responsabilità dei reclutatori, la questione della valutazione, l'allocazione dei fondi, la composizione delle commissioni. Tra settembre e ottobre è previsto un seminario tecnico in cui approdare a un testo organico.

Nella generale approvazione del progetto è emersa la valutazione del contesto critico in cui versa la ricerca italiana e quindi le concrete possibilità d’attuazione della proposta. A esempio dove trovare i fondi a fronte dei pochi disponibili per la creazione di un sistema virtuoso di incentivi? Come superare l'antropologica tentazione di favorire un ricercatore indicato da un collega prossimo? Come inquadrare la riforma nell’attuale sistema con pochi e disorganici concorsi? Lo stesso accesso ai concorsi si trasforma in uno slalom tra moduli talvolta difficili da decifrare, bolli e burocrazia che scoraggia anche la volontà di provarci. Al momento la mobilità interuniversitaria è bloccata da ragioni di budget: un ricercatore o docente interno costa sempre di meno. Il tutto nell'attesa della fine dell'iter parlamentare del Ddl Gelmini e una legge finanziaria che prevede un ulteriore dimagrimento del bilancio della ricerca.

«I principi della proposta sono totalmente condivisibili - ha sottolineato Massimo Egidi, rettore dell'Università Luiss - Bisogna mettersi alle spalle la stagione dei concorsi affidati all'etica dei commissari. Serve un meccanismo di incentivo forte per uscire dal vecchio sistema. Sarebbe necessaria l'istituzione di un albo dei valutatori in cui corrispondere a criteri precisi. Per quanto riguarda la formazione delle commissioni dovrebbero essere culturalmente composite e valutare blocchi ampi di candidati». Con l’introduzione del sistema degli incentivi corre il parallelo con gli States. «Negli Stati Uniti c'è un forte spinta alla scelta dei migliori - ha spiegato Giacinto Della Cananea, Università Federico II di Napoli - perché portano fondi al dipartimento di appartenenza. Nell'ambito di questa proposta andrebbe valorizzata anche la sanzione morale, attraverso la diffusione delle informazioni sulle sedi e sui docenti protagonisti di reclutamenti “sbagliati” mentre occorre cautela nelle sanzioni pecuniarie con il rischio di innumerevoli ricorsi alle autorità competenti. Occorre comunque puntare maggiormente sull'aspetto premiale».

Francesco Sylos Labini, fisico ricercatore al Cnr e autore con Stefano Zapperi dell’interessante libro “I ricercatori non crescono sugli alberi” (Laterza), disegna un panorama a tinte fosche: «In Italia in questo ambito partiamo da zero o quasi. Nei concorsi tutto è lasciato alla “coscienza” dei commissari. Senza l’introduzione di meccanismi del genere è difficile cambiare delle dinamiche perverse consolidate negli scorsi decenni. In Italia, la percentuale dei fondi assegnata su base competitiva è dell’1% dell’intero stanziamento statale per l’istruzione superiore, mentre i fondi privati sono quasi a zero. Gli incentivi o i disincentivi sono dunque quasi assenti in una situazione in cui la gran parte dello stanziamento per l’università va in stipendi. Inoltre, in Italia, non c’è nessun meccanismo di valutazione indipendente, e nessun tipo di monitoraggio su scala nazionale della qualità dei docenti e dei ricercatori». Allora come evidenzia Labini si dovrebbe partire dalle cose semplici: «Concorsi che si tengano con scadenza regolare, bandi comprensibili anche ad uno straniero (ma anche a un italiano!), assenza di bolli e timbri che non garantiscono nessuno e scoraggiano i candidati bravi, bandi con profili abbastanza ampi».

giovedì 22 luglio 2010

Alì Traoré: è il nuovo pivot della Lottomatica Roma

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=111879&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro


ROMA (22 luglio) – La Lottomatica Roma piazza il primo colpo di mercato. Alla corte di Matteo Boniciolli arriva Alì Traoré, centro classe 1985 ivoriano di nascita con passaporto francese, con un contratto lungo di due anni più l’opzione per una terza stagione. Con questo innesto la formazione capitolina aggiunge un tassello di valore, futuribile con ampi margini di miglioramento da esplorare e che garantisce tecnica e solidità al reparto lunghi.

Chi è Traoré. Proviene dall’Asvel Villeurbanne (squadra allenata in passato da Boscia Tanjevic), formazione top nel campionato francese e partecipante all’ Eurolega, dove nella scorso annata ha prodotto buone statistiche ed è stato votato miglior giocatore della Lega: 15.6 punti di media in 24 minuti giocati a gara, 5 rimbalzi, 1.4 assist, mentre in Eurolega 14.5 punti in 24.3 minuti di media, 5.4 rimbalzi. Ha indossato la maglia della nazionale transalpina agli Europei 2009. Malgrado la stazza fisica possente Traoré ha una buona velocità e un’ottima mobilità, è un discreto passatore, potenzialmente dominante a rimbalzo, dispone di diverse soluzioni offensive soprattutto in post basso, dotato di braccia lunghe da stoppatore. Deve crescere nella fase difensiva e migliorare l’affidabilità al tiro libero.

Per il pivot si tratta della prima esperienza lontano dalla Francia, dove ha indossato anche le casacche del Qimper, Roanne e Le Havre. In vista della partenza di Benjamin Eze la Montepaschi Siena aveva messo gli occhi su di lui prima di virare sul pariruolo serbo Milovan Rakovic. L’arrivo di Traoré e la conferma di Andrea Crosariol, dovrebbe chiudere le porte a Josh Heytvelt (a meno che non lo si voglia impiegare anche da ala/pivot) e andare verso una transazione del pesante contratto in essere con Andre Hutson. Ieri la Lottomatica ha visto sfumare l’obiettivo Bojan Bogdanovic, con il Cibona Zagabria che ha risolto tutte le pendenze economiche con il proprio tesserato e rinnovato per tre anni. Resta in stand-by la posizione della combo guard Darius Washington, c’è differenza tra domanda e offerta. Da risolvere ancora la grana Toure, che non vuole rinunciare a niente del ricco e improvvido triennale firmato la scorsa estate.

Soddisfatto Boniciolli. «Si tratta di un ingaggio molto importante da parte della società – ha sottolineato il tecnico triestino Matteo Boniciolli - Un grande giocatore che ci darà ancora più solidità sotto canestro, viste anche le nuove dimensioni delle aree di gioco e della linea da tre punti. È un eccellente attaccante in post basso, ambidestro, con una grande sensibilità nelle mani. Ci darà ancora più profondità nello sviluppo del nostro gioco e questo è importante anche per l´Eurolega. Non vedo l´ora di iniziare ad allenare lui così come i suoi nuovi compagni di squadra».
Il mercato della serie A. Roma è stata l’ultima società ad annunciare il primo ingaggio. La Montepaschi Siena ha smobilitato la squadra quattro volte campione d’Italia con le partenze di Romain Sato, Terrel Mc Intyre, Benjamin Eze e probabilmente di David Hawkins che vuole un contratto più sostanzioso. In entrata Pietro Aradori e ora si attendono due colpi. La Sutor Montegranaro ha messo a segno due ingaggi di qualità: la guardia ex Roma Allan Ray, talento cristallino su un fisico fragile, e il centro di rientro Sharrod Ford. Si sta muovendo bene anche la neopromossa Brindisi con gli arrivi di Monroe, Dixon e forse CJ Wallace. Bologna ha ufficializzato l’arrivo del passaportato bulgaro Jared Homan. Pesaro ha portato punti e fantasia con la coppia Collins-Diaz. Treviso con l’ingaggio di Devin Smith ha chiuso definitivamente la vicenda Bjelica diretto all’Olympiakos. Caserta sta per confermare il blocco Usa dello scorso anno con l’ultimo tassello Tim Bowers. Cantù con il solito grande lavoro di scouting di Bruno Arrigoni ha già chiuso il mercato con l’ingaggio del play Mike Green e l’estensione biennale di capitan Mazzarino. Ora si aspettano i fuochi d’artificio dell’Armani Jeans Milano, ferma alla firma del prospetto Melli. All’ombra del Duomo potrebbe ricomporsi la coppia romana Jaaber-Hawkins.