domenica 10 ottobre 2010

Nba Europe: Knicks di D'Antoni e Gallinari a New York

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=121406&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

MILANO (3 ottobre) – «Gallo-Mike: bentornati a casa». Lo striscione esposto sulle tribune di un Forum d’Assago stracolmo di persone, oltre dodicimila, e di passione per il basket sintetizza il clima di festa della sfida inedita e ricca di suggestioni Armani Jeans Milano-New York Knicks.

Il ritorno di chi ha fatto la storia dell’Olimpia e della pallacanestro italiana come Mike D’Antoni e di Danilo Gallinari, il talento che ha fatto innamorare una nuova generazione di appassionati. Nella prima tappa della quinta edizione dell’Nba Europe Live la franchigia della Grande Mela, rinnovata negli uomini e nelle ambizioni, mantiene illibata la casella delle sconfitte (0-17) negli scontri diretti tra team statunitensi e italiani battendo l’Armani 113-125.

Lavori in corso è il cartello comune a entrambe le formazioni, soprattutto in casa Knicks con alle spalle appena una settimana di preparazione transoceanica. Quarantotto minuti conditi da molti errori (48 palle perse complessivamente), ma anche da giocate spettacolari. Amar’e Stoudemire (32 punti in 28’), mister 100 milioni di dollari e pedina fondamentale del mercato, incanta e prende subito in mano la scena insieme a un emozionato Gallinari (24 punti, 5/11 da3) trascina al successo un gruppo ancora tutto da forgiare tanto in difesa quanto in attacco.

La partita. Milano non ha la fisicità per reggere a lungo il confronto, ma nel primo tempo resta sempre a contatto grazie alle percentuali al tiro e alle amnesie dei Knicks, 23-26 al 12’. Nel secondo periodo il pubblico milanese scopre la mano educata dell’ucraino Pecherov (23 punti) e le fughe in contropiede di Jaaber (16 punti e 7 recuperi) per il primo vantaggio, 39-34 al 16’, con 14/19 da2 e 11 perse Knicks. D’Antoni ributta nella mischia la coppia Gallinari-Stoudemire e ristabiliscono le distanze, 52-58 al 24’. Al rientro dall’intervallo la stella innescata dal pick ‘n roll di Felton abusa del proprio strapotere tecnico-fisico e il vantaggio sale in doppia cifra, 79-91 al 36’, mentre crollano le percentuali e l’intensità milanese. Nell’ultimo quarto i Knicks mollano la presa e fanno infuriare D’Antoni, da 80-94 a 101-109. A calmarlo e a chiudere in bellezza il ritorno a casa ci pensa Gallinari con le triple e l’autorità che tutti si aspettano da lui.

Amarcord Olimpia.
Nella tre giorni milanese dei New York Knicks Mike D’Antoni ha riannodato i fili dei ricordi e delle mille sensazioni speciali di una vita sportiva lunga diciassette anni nel club più titolato d’Italia (25 scudetti). Dal 1977 al 1990 il playmaker D’Antoni con la casacca Olimpia ha conquistato cinque scudetti, due Coppe Campioni, una Korac e una Intercontinentale. Dal ’90 al ’94 invece sulla panchina meneghina ha collezionato una Korac e maturato l’esperienza, insieme al ciclo vincente trevigiano, per poi approdare da coach nell’Nba.

L’abbraccio e i sorrisi di tanti compagni, da Roberto Premier al presidente federale Dino Meneghin, e allenatori come Dan Peterson e Franco Casalini. Oltre ai bei ricordi nel bagaglio di Mike c’è spazio anche per la nostalgia «di un’atmosfera unica che ho vissuto qui e speravo di ritrovare e trasportare nei posti in cui sono stato, ma è stato impossibile».

L’intreccio tra il passato recente e remoto dell’Olimpia e il coach Knicks continua nel segno della famiglia Gallinari. Da giocatore con il compagno di squadra Vittorio, da allenatore con il talentuoso figlio Danilo che D’Antoni ha voluto fortemente e difeso nella Grande Mela. Prima della palla a due sul volto e nelle poche parole di saluto pronunciate dal numero 8 Knicks tutta l’emozione di un talento sbocciato sui playground a qualche decina di chilometri dal Forum. Il Gallo ha incantato per due anni in maglia Armani, dal 2006 al 2008, oggi è diventato un “brand” dell’Nba (appena presentata la sua biografia, scarpe personalizzate, etc) a cui il New York Times dedica una pagina intera ed è una delle fondamenta sulle quali ricostruire una franchigia che non vince l’anello dal 1973. Nel soggiorno lombardo ha speso per lui parole importanti Donnie Walsh, presidente dei Knicks, in prima fila a gustarsi il match: «È un giocatore che contribuisce in diverse situazioni del gioco, oltre a essere il tiratore che ci serve. Vogliamo tornare ai play-off e se lui continua a crescere può puntare anche all’All Star Game». Gallinari è consapevole di tutto questo e ha avuto un’estate di lavoro fisico per farsi trovare pronto nell’anno della consacrazione.

Nba Europe
. Il viaggio dell’Nba in Europa, per il quinto anno consecutivo, non si ferma a Milano. Il 4 ottobre a Londra si affronteranno Lakers-Minnesota, il 6 a Parigi Knicks-Minnesota e il 7 in Spagna la gran chiusura del tour con Barcellona-Lakers con l’accoglienza presumibilmente trionfale dell’enfant du pays Pau Gasol. Da venerdì scorso Piazza Duomo è stata l’epicentro dell’evento con la Fan Zone di oltre 3mila metri quadrati con canestri e incontri speciali con le stelle Nba, nonché gli spettacoli delle New York City Dancers (cheerleaders Knicks). Questo tour fa parte della strategia di diffusione globale del marchio Nba del commissioner David Stern.Un’organizzazione ai limiti della perfezione che sposa show-business, lo spettacolo e i valori di questo sport e l’attenzione anche alle tematiche sociali con i programmi dell’Nba Cares (a Quart’Oggiaro, quartiere della periferia milanese, è stato donato da Nba, Adidas e Fondazione Laureus un nuovo play-ground).

lunedì 13 settembre 2010

Kevin Durant, magie da Dream Team: Usa campioni del mondo

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=118607

di Gabriele Santoro


ROMA (12 settembre) - Kevin Durant (28 punti) spegne il sogno mondiale della Turchia di Bogdan Tanjevic
. L'ala classe '88 riporta
dopo sedici anni di astinenza gli Usa sul tetto del mondo ed è la nuova stella globale al pari degli assenti eccellenti Kobe Bryant e Lebron James. Per coach Mike Krzyzewski (il mentore di Duke) e Jerry Colangelo responsabile dell'Usa basketball team possiamo dire missione compiuta.

Dopo i disastri nel mondiale casalingo di Indianapolis 2002 e nell'Olimpiade 2004 con la "squadra da incubo" hanno saputo ricostruire un gruppo vincente, prima con la riedizione del Dream Team che ha stravinto l'oro a Pechino 2008, ora la Coppa del Mondo con l'esperienza della coppia Billups-Odom e una nuova generazione di fenomeni con i vari Rose, Durant, Westbrook, Gay che hanno ristabilito il predominio della propria pallacanestro. Uno strapotere tecnico-fisico adattato al gioco europeo.

Sul terzo gradino del podio sale la Lituania, che schianta la Serbia nella finale per il bronzo: 99-88 il risultato.

La Turchia conquista così la prima medaglia color argento ai mondiali, convince tutti con un'organizzazione ottima e riceve l'applauso, i cori incessanti della gente ormai innamorata di questo sport. Bogdan Tanjevic è l'artefice principale di questo successo: il frutto pregiato di tanti anni di grande lavoro per la nazionale turca. La curva pericolosa del cancro non ha fermato il tecnico montenegrino, che dopo mesi difficili e dolorosi si è ripreso quella panchina dove per trentanove anni ha regalato magie, emozioni e trofei. Da uomo coraggioso ha mantenuto la promessa "saranno i medici a dover rincorrere me, non io loro". Ora l'aspetta la nuova avventura come direttore tecnico della Lottomatica, anche se gli rimane la voglia compatibile con le condizioni di salute di restare come ct turco fino agli Europei 2011.
La partita. Alla vigilia della finale Hidayet Turkoglu parlava di limitare i tiri a disposizione di Durant e gli errori per non concedere punti facili in campo aperto agli Usa. Non è ingeneroso verso i padroni di casa dire che sfida vera non c'è mai stata. La Turchia resiste per un quarto e mezzo, 17-14, ma al 18' il conto delle palle perse è arrivato già a 9 e gli statunitensi hanno una maggiore reattività evidenziata dal 12-2 sulle seconde occasioni di tiro. Kevin Durant è uno spettacolo, un rebus irrisolvibile per la difesa a zona di Tanjevic. L'americano corre, si diverte, segna come e quando vuole: al 20' mette a referto il 50% dei punti, 20 sui 42. I biancorossi rincorrono a dieci lunghezze di distanza, 32-42, tirano con percentuali deficitarie 35% da2 e 33% da3 e soccombono a rimbalzo. L'unico a tenere la rotta è Turkoglu con 11 punti e 7 rimbalzi.

Al rientro in campo dal riposo lungo ci si attende l'ultimo assalto turco, ma Durant toglie qualsiasi velleità. Il tempo di piazzare due triple, 28 punti in 26', e scende il sipario sulla contesa, 32-50. Arslan si mette in proprio con due siluri, ma in transizione la coppia Westbrook (13 punti)-Gay con 5-0 chiude i conti. Nell'ultimo periodo c'è spazio per lo show formato Nba con Odom (15 punti): schiacciate e contropiedi spettacolari. Il divario sale oltre i venti punti, 50-72, fino al conclusivo 64-81.

Bilancio e numeri Mondiale.
Patrick Baumann, segretario generale della Fiba, l'ha definita "l'edizione più riuscita
nei sessant'anni della storia dei mondiali". Un successo per il grande spettacolo sportivo offerto dalle ventiquattro nazionali presenti nonostante l'assenza delle stelle Nba, per la straordinaria partecipazione della nazione ospitante trascinata dai successi dei propri beniamini e dai numeri prima mai registrati della copertura mediatica dell'evento.

Un miliardo di persone in oltre duecento paesi hanno seguito le partite: un bacino di utenza tutto da conquistare è quello cinese che ha toccato il picco di 65 milioni di telespettatori per il match del girone eliminatorio Cina-Grecia. Nell'intervallo della finalissima con una bella cerimonia di premiazione il presidente della Federbasket Dino Meneghin, insieme ad altre quindici stelle del basket mondiale (Divac, Sabonis, Gomelski etc) tra giocatori e coach, è entrato ufficialmente anche nella "Hall of fame" (La casa delle stelle) Fiba. L'ultimo riconoscimento per il monumento e la guida del movimento cestistico italiano che deve rilanciarsi, a partire dagli Europei 2011.

L'Europa esce con una medaglia di bronzo e molte certezze, a partire dalle nuove leve balcaniche e baltiche. La Serbia ha mostrato al mondo un serbatoio fantastico di talenti, destinato a dominare la scena continentale nei prossimi anni.La Lituania seppur priva di molti protagonisti è il solito mix di qualità e gioventù. La Spagna invece ha deluso senza la leadership di Pau Gasol, ma c'è da giurarci che per i prossimi mondiali in casa del 2014 tornerà alla ribalta. Nel Latino America L'Argentina di Luis Scola è in parabola discendente e il ritorno di Manu Ginobili non basterà a rilanciarla. Il Brasile è stata l'unica squadra a mettere in difficoltà gli Stati Uniti, con i lunghi Splitter e Varejao è ormai una realtà mondiale. Dal resto del mondo poche novità con la Cina che dopo il fenomeno Yao Ming stenta ad affermarsi. Le immagini più belle di questa edizione resteranno la tripla da otto metri di Milos Teodosic che ha dato la semifinale alla Serbia e la stoppata di Erden che ha spalancato le porte della finale alla Turchia. Frammenti di grande basket e una certezza: gli americani si sono ripresi definitivamente il gioco che hanno inventato.

venerdì 10 settembre 2010

Castel Volturno, l'Africa italiana e il "Fernandes"

di Gabriele Santoro

CASTEL VOLTURNO - Il piccolo Manuel, meno di un anno di vita, figlio di una giovane donna nigeriana strappata alla prostituzione della via Domiziana e accolta dal Centro per immigrati Fernandes di Castel Volturno ti guarda con gli occhi e il sorriso inconsapevole del mondo difficile che lo circonda e lo aspetta. Al momento sono quattro le ragazze nigeriane ospitate nel Centro: una goccia nel mare delle oltre 500 donne vittime della tratta sessuale nella zona.

Dalle finestre del terzo piano dell'unico centro accoglienza di tutta la Campania si scorgono i materassi, le tende e i tappeti rivolti verso la Mecca che nelle notti estive castellane si affollano di migranti. Il Fernandes (operativo su legge regionale dal 1996), tenuto aperto dalla Caritas con un organico ridotto all'osso e da realtà di volontariato, accoglie all'interno oltre settanta persone che raddoppiano per il pernottamento nel parcheggio esterno, dove Miriam Makeba ha finito i propri giorni cantando per la dolente Africa italiana. Un punto di riferimento aperto 365 giorni all'anno che offre ai migranti: assistenza legale con lo sportello del patronato Acli, assistenza sanitaria con gli ambulatori dei medici volontari dell'Associazione "Jeremy Masslo", un servizio mensa, corsi di lingua italiana e mediazione culturale tutto a carico della Diocesi di Capua senza alcun contributo economico delle istituzioni locali.

Le cifre evidenziano una sproporzione demografica e una miscela che in assenza di politiche d'integrazione e legalità può diventare esplosiva: alla popolazione locale di 23mila abitanti si somma in questo periodo un corpo vissuto come estraneo di oltre diecimila migranti originari soprattutto dell'Africa sub-sahariana (in maggioranza ghanesi e nigeriani). Il malcontento nella cittadinanza è diffuso e questa presenza viene considerata come un ostacolo al rilancio turistico della zona.

In un territorio contaminato e controllato da una criminalità organizzata florida e feroce la manovalanza e la gestione di alcuni settori criminali dal ricco indotto economico, come lo spaccio e la prostituzione, viene appaltata o lasciata alla malavita straniera da quella albanese a quella nigeriana. Una polveriera sempre pronta a infiammarsi nell'agglomerato, nell'ecosistema più complesso e dall'equilibrio costantemente instabile dell'immigrazione italiana non governata. Non è lontano il ricordo delle violenti proteste all'indomani della strage camorristica dei sei migranti nel settembre 2008.

La crisi economica ha portato a Castel Volturno parte del motore umano delle fabbriche del nord del Paese: tutti operai migranti regolari rimasti senza lavoro e privi di tutele sociali. Nel Centro e nelle fatiscenti abitazioni dei quartieri ghetto, scrutabili senza particolari ricerche puoi trovare i reduci della "guerra" di Rosarno, i braccianti stagionali estivi per la raccolta dei pomodori (ricca produzione autoctona) o gli "indiani invisibili" che pullulano nelle aziende bufaline e secondo il rapporto dell'Oim vivono anche nelle stesse stalle in cui lavorano. L'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) ha sollecitato le autorità italiane a indagare sulle "deplorevoli condizioni di lavoro" dei migranti. All'alba il sole deve ancora sorgere quando inizia la lunga marcia del pendolarismo migrante verso "le rotonde degli schiavi" di Villa Literno, Villaricca, Giugliano, Casal di Principe, Mugnano. Ci si schiera in fila in attesa di essere scelti per i lavori di giornata nell'edilizia, nei campi agricoli con paghe che oscillano dai 25 ai 40 euro quotidiani. Sempre in agguato la guerra tra poveri con la sfida al salario più basso. La sera quando il sole sfuma lungo la Domiziana sembra di essere in una qualunque città africana: sfrecciano colonne di biciclette con schiene piegate dalla fatica e un ritorno in una casa che non ha nulla di accogliente.

Perché gli africani scelgono Castel Volturno? Perché qui in qualche modo la vita si arrangia, si sbarca il lunario e con i molti connazionali presenti è un po' come sentirsi a casa. In secondo luogo c'è una grossa offerta abitativa. L'inquinamento del litorale domizio ha portato a un progressivo abbandono del patrimonio immobiliare e residenziale, per lo più abusivo, sorto a partire dagli Anni Settanta mentre il primo flusso di immigrati è iniziato ad arrivare negli Anni Ottanta. Quelle che erano residenze estive, ormai in totale stato di dismissione e molte delle quali senza servizi (acqua, fogna, luce), ora vengono affittate dagli italiani ai migranti anche a circa ottocento-novecento euro al mese in nero da suddividere sempre dal numero igienicamente insostenibile di inquilini.

In tutte le difficoltà Antonio Casale, direttore del Fernandes, conferma l'impegno dell'accoglienza: "Allo Stato spetta la riaffermazione della legalità. Noi non derogheremo al nostro dovere di assistenza e d'integrazione a fronte di un welfare pressoché inesistente".

(Foto di Michele Docimo)

La N.C.O: l'impegno e la legalità nascono in cucina

di Gabriele Santoro

SAN CIPRIANO D'AVERSA - Nel cuore di San Cipriano D'Aversa, comune di 13mila abitanti della provincia casertana alla ribalta delle cronache nazionali come avamposto con la confinante Casal di Principe del clan camorristico dei "Casalesi", l'oasi di legalità costituita dalla "Nuova Cucina Organizzata" raccoglie i frutti sani del proprio lavoro e pianta nuove radici di speranza nel territorio. L'Nco, inaugurata il 1 agosto 2007, è la storia di una doppia scommessa vinta figlia di una lucida e creativa follia: aprire un'attività commerciale (un ristorante) fuori dal controllo malavitoso e assumere come soci lavoratori dei "matti". In applicazione della Legge 180, meglio conosciuta come Basaglia, la Cooperativa Agropoli (già attiva nel campo sociale/sanitario) ha concretizzato il progetto d'integrazione di ragazzi con disagi psichici nello staff operativo della pizzeria.

Gli occhi si fanno lucidi e la voce di Peppe Pagano, responsabile di Nco, s'incrina per l'emozione e la stanchezza quando narra un impegno che non conosce sosta, che non ha nulla di episodico o emergenziale. "Abbasso la testa e lavoro come un matto. E' inutile pensare di cambiare il mondo, se non cambiamo noi. Siamo rimasti sbalorditi da questo successo, per esempio con il servizio di consegne della pizza a domicilio: prima non lo faceva nessuno a San Cipriano, così come dai miglioramenti esponenziali dei ragazzi. Fondamentale è stato anche il contributo di Franco Rotelli, amico e collaboratore di Franco Basaglia, come direttore del reparto psichiatrico dell'ospedale di Aversa".

Il ristorante è un esempio di economia pulita. Un punto di riferimento per i sanciprianesi vogliosi di scrivere un racconto diverso di una terra devastata dal potere criminale e dall'assoluta mancanza di prestigio delle Istituzioni puntualmente negligenti. Un fattore di successo è la fitta rete di collaborazione costruita dalla cooperativa sul territorio a partire dal rapporto con Libera (molti degli ingredienti usati in cucina arrivano dalla produzione di Libera Terra nei beni sottratti alle mafie). Il locale è diventato una tappa fondamentale per le centinaia di giovani volontari che d'estate affollano i campi di lavoro nei tanti beni confiscati alla camorra nella zona.

La cucina dei "matti". Nel caldo torrido estivo lo spicchio di giardino dell'Nco, per un gioco di incroci tra pieni e vuoti dei palazzi adiacenti, regala il punto più fresco di San Cipriano e gustarsi i piatti tipici dell'ottima cucina locale a prezzi congtenuti è ancora più piacevole. Il cinquantacinquenne Romualdo Affuso è uno dei simboli di questa rinascita collettiva. Lo staff della Coop Agropoli l'ha tirato fuori da un ospizio per anziani dove era stato confinato senza alcuna strategia di reinserimento sociale. Oggi ha un contratto di lavoro, riceve lo stipendio regolarmente, mette i risparmi sul proprio conto corrente postale. Nelle piazze del paese non è più vissuto come uno "uno scarto". Il 28 maggio il sindaco gli ha conferito la cittadinanza onoraria in quanto "professore di vita".

Questo gesto per quanto formale nella città di Antonio Iovine, boss ai vertici dei Casalesi e superlatitante da 13 anni, è il riconoscimento tangibile del cambiamento in atto. L'ambiente in cui è sorta e vive l'Nco è tutt'altro che facile. Lo scorso febbraio in via Modigliani, a un chilometro e tre minuti di macchina di distanza dal ristorante, è stato arrestato in un'abitazione Corrado De Luca, colletto bianco del clan e braccio destro di O'Ninno Iovine. La lettura dei verbali o i semplici comunicati stampa inerenti gli arresti restituisce il quadro di un sistema sociale violentemente arcaico, fondato su legami familiari praticamente indissolubili. L'impegno della magistratura e delle forze dell'ordine sta producendo risultati importanti sul piano repressivo. Tuttavia la vera vittoria, come sottolinea Peppe Pagano rifacendosi alle parole di Paolo Borsellino, non può essere affidata a "una distaccata opera di repressione, ma a un movimento culturale e morale che coinvolga tutti".

La sfida di Via Ruffini. Grazie agli utili ottenuti dal ristorante, oltre 40mila euro nell'ultimo anno, dal 10 luglio 2009 la Cooperativa Agropoli ha preso in gestione il bene immobile con annesso terreno confiscato al boss Pasquale Spierto in via Ruffini. Nella villa c'è già un gruppo di convivenza con ragazzi svantaggiati ed è la sede della band Terre di Don Peppe Diana. Il progetto prevede poi la creazione di un centro ludico dotato di uno spazio teatrale, di una sala d'incisione musicale e una web-radio. Intanto dopo i lavori di ristrutturazione il bene ha iniziato a popolarsi spontaneamente dei tanti ragazzi di strada sanciprianesi. Un pallone che inizia a rotolare sull'erba e non più sull'asfalto. Un insieme di regole da rispettare. Un'assistenza preziosa con il doposcuola, a fronte del fallimento del sistema scolastico: il tasso di dispersione tocca il 25% (più del doppio della media nazionale). La struttura ha ospitato il Festival dell'Impegno Civile e ad agosto si sono svolti i campi dilavoro ed educazione alla legalità con giovani provenienti da tutta Italia. Ecco la rivoluzione tranquilla sognata da Don Peppe Diana.

(Foto di Michele Docimo)