martedì 6 marzo 2012

Là-bas, l'Africa italiana di Castel Volturno



di Gabriele Santoro

ROMA – Là-bas, opera prima di Guido Lombardi, è l’occasione per compiere un viaggio intenso nell’anima nera di Castel Volturno, da decenni approdo per decine di migliaia di migranti provenienti dall’Africa sub sahariana attirati dal miraggio di un lavoro stagionale. «Non potevo scegliere un esordio più complicato: un film sull’immigrazione, recitato da immigrati attori non professionisti (a parte Esther Elisha e Salvatore Ruocco, ndr), in cui si parla francese, inglese e in dialetto», scherza il trentottenne regista napoletano.
In cento minuti di pellicola Lombardi descrive con schiettezza il sogno svanito di una vita migliore e i traffici illeciti, spaccio di droga e prostituzione, gestiti da una criminalità d’importazione che si salda, a volte scontra e prospera all’ombra della dominante camorra autoctona. La narrazione assume il punto di vista degli africani, che rivivono sul set la propria esistenza precaria. Dopo il successo ottenuto alla Mostra del Cinema di Venezia, dove ha vinto il Leone del Futuro, il film prodotto da Eskimo, Minerva Pictures e Figli del Bronx, arriverà nelle sale italiane il 9 marzo distribuito in quindici copie, di cui due a Roma, dall’Istituto Luce Cinecittà.

«Gli amici Kader Alassane e Moussa Mone mi hanno fatto scoprire un pezzo di Africa a pochi chilometri da Napoli. Quanto è facile cedere all’illegalità quando si vive in una condizione di difficoltà estrema come quella degli immigrati a Castel Volturno? Nel 2005 intendevo raccontare lo scontro tra un clan locale e uno africano…». «Poi siamo stati travolti emotivamente dalla strage del 18 settembre 2008 - prosegue Lombardi - quando un commando di killer, guidato dal boss dei Casalesi Setola, uccise sei immigrati ghanesi, estranei a qualsiasi legame malavitoso, in una sartoria sulla via Domiziana. Una rappresaglia razzista entrata ineludibilmente nel film, che è dedicato alle vittime e a Joseph Ayimbora. L’unico sopravvissuto alla mattanza, deceduto improvvisamente per cause naturali il 28 febbraio».
Alassane interpreta l’artista ghanese Yussouf. Sul pullman che lo porta per la prima volta a Castel Volturno disegna due parole sul proprio taccuino: lavoro e sogno. Finirà a vendere la droga al servizio dello zio Moses (Mone), diventato un gangster di zona, con l’incubo di essere ucciso. «Vorrei che la gente comprendesse il dramma di un sogno infranto - dice Kader Alassane - e l’assenza di alternative: o sei vittima o carnefice. Spero che il film arrivi anche in Africa. Tanti giovani si porrebbero la domanda: è meglio partire o restare a casa»? L’amore impossibile tra Yussouf e Suad (Esther Elisha), costretta a prostituirsi, regala momenti d’evasione e speranza.

«Ho scoperto una realtà unica, apparentemente locale, che invece interroga e chiama in causa tutto il Paese», sottolinea l’attrice bresciana. Emoziona la dignità e l’onestà nella povertà di Germain (Billi Serigne Faye), sfruttato dal caporalato, che compie la scelta opposta all’amico Yussouf. La gestazione del progetto è stata lunga e travagliata «come spesso accade per questo genere di film - conclude Dario Formisano, produttore Eskimo -. Avevamo pochi soldi a disposizione e dal ministero abbiamo incassato solo l’apprezzamento. Abbiamo creduto nella forza di una storia avvincente. Nella fase di post-produzione è stato fondamentale l’impegno di Rai Cinema».

domenica 26 febbraio 2012

Basket, l'orgoglio di Roma piega la Siena dei record

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=183240&sez=HOME_SPORT&ssez=ALTRISPORT

di Gabriele Santoro

ROMA – Un pomeriggio magico per ritrovare l’affetto dei tifosi e per coltivare l’ambizione di un futuro migliore. L’Acea Roma piega, 77-76, la Montepaschi Siena dei record all’ultimo secondo e centra entrambi gli obiettivi. Il Palazzetto dello sport, finalmente stracolmo e caldissimo, osserva in apnea lo spegnersi sul ferro dell’ultima parabola di Igor Rakocevic per poi esplodere con una gioia assopita e quasi dimenticata dalle tante delusioni. La Virtus infila la terza vittoria consecutiva (non succedeva da oltre un anno) e alimenta l'ancora complessa rincorsa ai playoff.

La cura Calvani ha letteralmente trasformato la Virtus: ora in campo c’è una squadra coesa, concreta e capace di lottare. Roma disputa la partita perfetta, Siena paga le fatiche degli ultimi dieci giorni (5 gare tra Coppa Italia ed Eurolega) e lo scarso impatto dei comprimari. Nell’ultimo quarto di gioco (4/18 al tiro) crollano le percentuali di realizzazione della formazione toscana, mentre Roma non sbaglia le scelte decisive. Nel momento chiave Dedovic e Gordic, croce e delizia, sono l’antidoto allo scatenato Moss (14 punti). L’ala statunitense gela il Palazzetto con la tripla del +4, 69-73 al 37’. La guardia di proprietà del Barcellona lo rianima, 72-73. Il play bosniaco lo esalta, 75-73 a 1’46 dalla sirena. La Virtus fallisce due volte il colpo del ko con Tucker e Mc Calebb sorpassa dalla lunetta, 75-76 a 32”92 dalla fine. Datome è bravo a conquistare i liberi del controsorpasso, 77-76. Mancano 24” e Calvani decide di difendere e lasciare l'ultimo tiro a Siena. Scelta premiata dall’errore di Rakocevic.

Il confronto vive di un equilibrio costante, 43-44 al 20’, con gli allunghi di Siena e le risposte dell’Acea. La difesa romana limita il pericolo principale dell’attacco senese, Andersen (15 punti, 7/17 dal campo), con l’energia di Varnado, ottimo atleta e difensore, fondamentale a rimbalzo (37-33 per i giallorossi). E la difesa a zona sfida i tiratori della Montepaschi (10/21 da3). L’attacco capitolino trova il giusto bilanciamento dentro (18/38 da2) e fuori l’area colorata (8/18 da3), così come riesce a procurarsi molti viaggi in lunetta (17/21 contro il 10/13 dei toscani). Mc Calebb (15 punti, 5/10 al tiro) è sempre un rebus, ma ha poco spazio in contropiede. Nella sostanziosa prova corale della Virtus è difficile individuare il classico migliore. Dedovic (14 punti, 4/5 al tiro) è essenziale, ordinato, quindi determinante. Gordic (11 punti, 6 falli subiti) innesca i compagni e fa canestro. Clay Tucker (14 punti, 3/6 da3) indossa con agio i panni del leader, l’uomo da cui andare nei momenti delicati.