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lunedì 16 giugno 2014

Renato Natale, il primo giorno di primavera a Casal di Principe


di Gabriele Santoro

CASAL DI PRINCIPE - «Sindaco, mettiamo le piste ciclabili?» Gli occhi di Renato Natale s'illuminano, mentre si ristora con una granita al limone e schiarisce la voce. Indossa il vestito buono: «Questo lo comprai per il matrimonio di mia figlia», racconta. È una sera d'estate a Casal di Principe. In piazza Mercato si respira un'aria da 25 aprile. Sui volti di chi ha resistito e si è impegnato per vent'anni, nel disinteresse generale, leggi un barlume di serenità e l'orgoglio ritrovato di un popolo. Dopo la guerra, ora ci sono le condizioni per la ricostruzione. Il successo elettorale è il prodotto di molteplici fattori. Il vento qui ha cambiato direzione. «Questi bambini dovranno dimenticarsi della camorra. Lo stiamo facendo per loro», ti dicono.

«Ce l'abbiamo fatta». «Sono felice che sia salito lei». «Possiamo avere l'onore?» «No, l'onore è mio». Lo cercano, vogliono stringergli la mano; abbracciarlo. Vincenzo, ai piedi del palco, si commuove. Era con Renato accanto al corpo esanime di Don Peppe Diana. «Sono un sopravvissuto. Tre volte hanno tentato di ammazzarmi, ma evidentemente il Padre eterno vuole farmi la pelle in un'altra maniera. Non ho mai coltivato particolari ambizioni. Dalla prima, e breve, esperienza da sindaco nel 1993 ho conservato intatta la mia credibilità. Ora dobbiamo dare sostanza ai tantissimi sogni rimasti troppo a lungo chiusi nel cassetto». La prima rivoluzione culturale è quella dei diritti. Dovrà finire il tempo dei favori da dispensare agli amici. La strada rimane tuttavia in salita per la situazione finanziaria e delle risorse umane attualmente a disposizione. Natale invoca, con tutti i distinguo del caso, un Piano Marshall: servono mezzi e personale qualificato. Inutile nascondersi quanto la macchina comunale, dopo trent'anni di non governo, sia in affanno.

Renato Natale (al centro) insieme ai familiari di Salvatore Nuvoletta, carabiniere e medaglia d'oro al merito civile, ucciso dai clan alla giovane età di ventuno anni.
La rinascita dell'intera area passa necessariamente dalla rielaborazione del senso di comunità. L'idea è particolarmente suggestiva, nonché ricca di insidie. Qui s'immagina una forma della Truth and Reconciliation Commission sudafricana post apartheid. «Per circa trent'anni abbiamo subito una dittatura militare - afferma Natale -. Un pezzo di popolazione vi ha opposto una resistenza attiva, piangendo sul campo amici, familiari e servitori dello Stato fedeli. Un altro pezzo invece ha pensato che fosse meglio cercare di rapportarsi con quel potere per sopravvivere o arricchirsi, soprattutto nel mondo imprenditoriale e dei professionisti. E i giovani venivano arruolati nell'apparato militare. Oggi quella stagione è tramontata. Chi ha vissuto in un'area grigia esprime il desiderio di uscirne. La razionalità mi dice che non dobbiamo chiudere la porta. Chi vuole convertirsi al bene comune non deve sentirsi escluso. Ce lo chiedono le future generazioni. Il passaggio è delicato, problematico, ma devo rivolgermi a tutti. Occorre fare molta attenzione con chi si vuole convertire, per poi continuare a essere uguale».

C'è una frattura profonda da ricomporre. Oltre al tessuto sociale, quello economico richiede nuova linfa. «Molti imprenditori hanno lasciato questa terra - continua -. Gli proponiamo di tornare. Abbiamo bisogno di investimenti e risorse, affinché l'emigrazione non rappresenti più l'unica via d'uscita». Al prefetto e al premier Renzi il messaggio è stato già mandato. Il modello, o metodo, Caserta coniato dall'allora capo della polizia Antonio Manganelli deve passare alla fase due. Dalla repressione, riuscita, del fenomeno mafioso all'alternativa sociale. 

L'esito del voto richiede un'analisi approfondita, che comincia da un dato essenziale: la riappropriazione della pratica democratica compiuta dal popolo. Una scelta di svolta critica, non l'espressione di una protesta. Lo schieramento trasversale, che ha sostenuto la candidatura, non ha nulla a che vedere con la classica forma partito. La figura di Natale è stata funzionale alla convergenza di storie e sensibilità politiche differenti. Senza dubbio ha inciso la qualità della campagna elettorale, ben articolata tra piazza e web. «Trasformeremo il comitato in un movimento aperto alla compartecipazione. Non andremo da nessuna parte senza il contributo della cittadinanza. Non mi interessa custodire un'enclave di novità». Natale sottolinea l'eredità della propria cultura politica: l'antimafia dei comunisti, della stagione preziosa di Pio La Torre. «Quelle radici sono fondamentali. Il mio segretario è morto trent'anni fa. Oggi sulla strada ho ritrovato molti compagni».

Le anime della vittoria sono tante. Mirella Letizia ha trentasei anni, una laurea in giurisprudenza ed è madre di due figli. In epoche oscure ha scelto di non andarsene. La neo-consigliera ha conquistato trecentoventinove preferenze. La gente conosce la sua storia d'impegno decennale nell'associazionismo e sui beni confiscati. La prima sfida sul territorio, lanciata dalla società civile alla camorra e alle istituzioni compromesse, si è giocata proprio sul loro riutilizzo con finalità sociali. «Abbiamo dimostrato con l'esempio una capacità amministrativa - spiega -. I casalesi hanno capito che era possibile cambiare. Abbiamo arato e seminato per dieci lunghi anni. E ora raccogliamo. Ho visto unirsi dal basso persone mosse dall'unico intento di rimboccarsi le maniche».

Le esperienze, tra le altre, della Nuova Cucina Organizzata, le Terre di Don Peppe Diana e la Cooperativa Al di là dei sogni hanno gettato le fondamenta della svolta. Alla logica del profitto a qualsiasi costo, del business senza scrupoli, sono stati contrapposti i princìpi di un'economia sociale che tutela l'ambiente. Gli ultimi hanno trovato, mediante un'occupazione, un posto nel mondo. «Il Pacco alla camorra è l'affermazione di una filiera produttiva virtuosa - prosegue -. Siamo consapevoli che per far ripartire l'economia non può bastare esclusivamente il frutto del lavoro sui beni confiscati. Ma intendiamo contaminare il profit con il nostro modo di concepire l'economia. Vogliamo per esempio far capire agli agricoltori che la riconversione al biologico è l'unica luce in questo tunnel in cui siamo precipitati. Attiviamo un'economia sana».

Il volume della musica in piazza è alto: la festa è un atto indispensabile. I bambini scorrazzano felici. La scuola è in cima alle urgenze dell'amministrazione appena insediata. «La condizione dell'edilizia scolastica è inaccettabile. I bambini hanno diritto a una scuola di qualità. Renzi ha preso degli impegni quando è venuto qui. Vogliamo instaurare un dialogo proficuo affinché vengano mantenuti», conclude Letizia. Sappiamo quanto crudelmente la primavera spesso sia vicina all'autunno. C'è tanto da fare. Ma questa, oggi più di ieri, non è la terra di Schiavone e Bidognetti. È la terra della speranza dei casalesi perbene, che onorano i troppi caduti dalla parte giusta.

domenica 14 luglio 2013

La lotta di Don Peppe Diana arriva in televisione: Alessandro Preziosi interpreterà il sacerdote casalese nella fiction Rai

 Il Messaggero, sezione Cultura & Spettacoli pag. 24,
14 luglio 2013

di Gabriele Santoro


di Gabriele Santoro 


CASAL DI PRINCIPE – «Voglia il Signore far sì che il sacrificio di questo suo ministro produca frutti di sincera conversione e operosa concordia, di solidarietà e pace». Le parole pronunciate da Giovanni Paolo II all’indomani dell’omicidio di Don Peppe Diana non sono rimaste lettera vana. Tra mille resistenze, assenze e reticenze stanno germogliando i semi di giustizia e speranza da lui piantati. La voce vibrante del parroco, ucciso il 19 marzo 1994 dalla camorra, scuote ancora i vicoli stretti di Casal di Principe. E il prossimo marzo arriverà in televisione.

Nel giorno in cui avrebbe compiuto cinquantacinque anni,
il regista Antonio Frazzi e il produttore Giannandrea Pecorelli di Aurora film hanno annunciato la fiction (due puntate da 100’, a settembre cominceranno le riprese) targata Raiuno che racconterà al grande pubblico la lotta per il riscatto della propria terra del sacerdote casalese, interpretato da Alessandro Preziosi. «All’inizio, quando mi è stata proposta la parte, ho detto no - spiega l’attore napoletano -. Impersonare un simbolo dei nostri tempi è impresa delicata. Poi sono entrato nella sua vita. Mi ha colpito la sua dedizione al vangelo e il modo rivoluzionario di essere prete, fino alla morte per il suo popolo e in fondo per tutti noi. Non vedo l’ora di iniziare a girare e incontrare le persone che hanno condiviso la sua strada».

Il progetto vede la luce con l'assenso della famiglia Diana
e il contributo del Comitato Don Diana, che ha collaborato nella fase di stesura della sceneggiatura. «Non saremo didascalici - sottolinea Pecorelli -, bensì trasmetteremo l’intensità dell’esistenza di uno studioso, uomo di fede, che ha lasciato il mondo un posto migliore di quanto lo trovò. La gestazione è stata complessa. Lo presentammo già cinque anni fa in Rai. Nell’ultimo periodo è tornata la volontà di raccontare l’Italia dell’impegno civile».

Nel film riecheggerà la ribellione
di un uomo di Chiesa che saldava la terra al cielo; l’annuncio evangelico alla denuncia incarnata dal testo guida Per Amore del mio popolo non tacerò, mentre i clan spadroneggiavano. «La camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura per imporre le sue leggi inaccettabili. È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l'infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. Ai preti, pastori nostri fratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie e in tutte quelle occasioni in cui si richieda alla Chiesa una testimonianza coraggiosa che non rinunci al suo ruolo profetico».

I quattro colpi di pistola
commissionati dal boss Nunzio De Falco hanno prodotto un’assunzione di responsabilità di una minoranza attiva: l’onestà non basta se rimane nascosta. L'intento dell'opera è di rappresentare il modello di partecipazione ed economia sociale, fondato sul riutilizzo dei beni sottratti alla criminalità organizzata, che in territori avvelenati dalle mafie sta cercando di affermarsi nello spirito di Don Diana.