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domenica 17 luglio 2011

Tour, Cavendish è il re delle volate. Voeckler in giallo

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=156504&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

ROMA – La legge di Mark Cavendish, cannibale delle volate, non ammette eccezioni. Lo sprinter dell’Isola di Man cala sul traguardo di Montpellier il poker personale al Tour de France nel penultimo arrivo disegnato per i velocisti. L’uomo di punta dell’Htc, dopo aver resistito alle salite della tre giorni pirenaica, gestisce in modo impeccabile e autoritario la volata grazie all’ottimo treno organizzato dai compagni di squadra. Un trionfo da dividere con lo splendido gregario Renshaw, bravo a mettere il proprio capitano nella condizione ideale per imporre una potenza che al momento non conosce rivali. Cavendish infila il diciannovesimo successo alla Grande Boucle, ipoteca la maglia verde della classifica a punti ed è a un passo dall’eguagliare le cinque vittorie in terra francese dello scorso anno. Il prossimo appuntamento per il britannico è la passerella sui Campi Elisi, dove a meno di sorprese concluderà in bellezza un Tour da protagonista. Thomas Voeckler controlla senza problemi la maglia gialla ostentando il segno del leader.

Alessandro Petacchi e Daniel Oss hanno tentato di insidiare lo strapotere di Cavendish con uno sprint generoso. Lo spezzino resta imbottigliato nella prima fase della volata, poi riesce ad avanzare ma è già troppo lontano dal vincitore. Tyler Farrar, che nella terza tappa aveva sorpreso il favorito d’obbligo, non riesce ad anticiparne le mosse e si accontenta della seconda piazza. I quasi duecento chilometri della quindicesima tappa, che ha portato la carovana da Limoux a Montpellier, chiudono le prime due settimane di una corsa ancora alla ricerca dei numeri delle stelle annunciate. Dopo il riposo di lunedì le Alpi potranno stravolgere l’equilibrio da partita a scacchi che regna in questo Tour o si dovrà attendere la cronometro di Grenoble.

Nel momento della festa Cavendish non si dimentica dei gregari
che l'hanno scortato sapientemente ai 200 metri finali. «Il traguardo l’ho tagliato io, ma è solo il frutto di un lavoro collettivo. I miei compagni mi sono stati vicini dall’inizio alla fine e mi hanno servito la vittoria su un piatto d’argento. La maglia verde? Dopo le beffe degli ultimi due anni devo fare attenzione fino a Parigi.»

Dopo pochi metri dalla partenza si forma subito una fuga con sei uomini che animerà tutta la giornata con i vigneti e il mare a fare da sfondo. Terpstra, Delage, Dumoulin, Ignatyev e Delaplace ci provano, ma come confessano all’arrivo «non ci abbiamo mai creduto veramente.» Gli uomini di classifica cercano di ripararsi dal forte vento assorbito dal lavoro dei gregari e lottano per mantenere la migliore posizione. Il vantaggio massimo dei fuggitivi tocca i quattro minuti. A 1800 metri dalla fine il gruppo si ricompatta per l'attesa volata finale. La tappa interlocutoria e senza asperità va in archivio senza registrare problemi di cadute.

A scuotere il gruppo arriva la notizia dell’addio alle corse del trentasettenne Vinokourov. Il capitano dell’Astana, che nella nona tappa ha riportato la rottura del femore in seguito a una caduta rovinosa, ha annunciato a France Televisions la decisione che era nell’aria. «Penso di chiudere qui la mia carriera. Andrò in bici da amatore e per mantenermi in forma. Resterò comunque nel mondo del ciclismo con un ruolo diverso all’interno dell’Astana.» Le altre facce sofferenti e coraggiose del Tour sono quelle di Hoogerland, che corre con oltre trenta punti di sutura sulla gamba, e Dam in sella nonostante il volto tumefatto dallo scivolone di ieri in discesa.
Armstrong: «Voeckler può vincere». In Francia è scoppiata ormai la Voeckler mania. Nell’ultima settimana il quotidiano sportivo L’Équipe ha dedicato cinque copertine “all’eroe, al campione vero che va a pane e acqua”. Ad aumentare la pressione sul corridore transalpino è arrivata anche l’incoronazione via twitter di Lance Armstrong, padrone incontrastato del Tour per sette anni: «In montagna non si è fatto staccare. Ha un vantaggio considerevole in classifica ed ha alle spalle l’entusiasmo di una nazione intera. Può farcela.» Voeckler getta però acqua sul fuoco: «Ho zero possibilità di vincere il Tour. Stamattina è stato un risveglio difficile e la giornata altrettanto complicata. Non voglio ingannare il pubblico: nell'ultima settimana mi batterò fino in fondo, ma ieri è stato un miracolo seguire i migliori.»

sabato 16 luglio 2011

Tour, i leader si marcano e Vanendert si prende Plateau de Beille

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=156408&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro
ROMA – L’ultima attesa e durissima tappa pirenaica non svela le carte del Tour. Il belga Vanendert, protagonista già a Luz Ardinen, approfitta dell’immobilismo dei corridori più attesi e taglia davanti a tutti il traguardo prestigioso di Plateau de Beille (salita lunga 15.8 km al 7.9% di pendenza media) che nel 1998 lanciò Marco Pantani alla conquista della Grande Boucle. A sette chilometri dall’arrivo Vanendert, senza ambizioni di classifica generale, piazza lo scatto giusto; riprende il fuggitivo di giornata Casar e tiene a distanza il ritorno di Samuel Sanchez che l’aveva bruciato allo sprint della prima tappa sui Pirenei. La maglia gialla Thomas Voeckler fa sognare i francesi: sarà lui l’erede di Bernard Hinault, l’ultimo transalpino a vincere il Tour nel 1985? È difficile, ma il corridore dell’Europcar anche oggi ha difeso senza sbavature la propria leadership marcando in prima fila tutti i concorrenti con una pedalata sicura.

All’inizio dell’ultima ascesa di una giornata ricca di salite (Portet d'Aspet, Core, Latrape, Agnes, Lers) i fratelli Schleck, che con i propri gregari della Leopard non sono riusciti a sgranare subito il gruppo maglia gialla, tentano di accendere la corsa con una serie di scatti ma si rivelano punture di spillo. Ivan Basso conferma l’ottimo stato di forma: prima ricuce, poi detta il ritmo dei migliori e accenna anche un allungo a 2 chilometri dall'arrivo. Alberto Contador è invisibile nel suo anonimo stare a ruota degli altri così come Cadel Evans. I leader che puntano al podio di Parigi si aprono a ventaglio e si scambiano sguardi di studio senza dimostrare l’energia, il coraggio e la fantasia necessari a dominare una montagna del genere. Soffre a tenere il passo dei primi Damiano Cunego, l’altro italiano di alta classifica, tuttavia contiene i danni nell’ordine dei 40” di ritardo.

Basso, a cui è mancato l’apporto del gregario di fiducia Szmyd, non si accontenta. «Oggi è andata così. Si trattava di una buona occasione, ma almeno non abbiamo fatto passi indietro. Gli scatti in salita fanno male quando il gruppo è meno ampio. I fratelli Schleck per mettere in difficoltà Contador e avvicinare la maglia gialla devono imprimere un ritmo più alto all’inizio delle salite. Le mie sensazioni sono comunque buone».

A infiammare il Tour mancano gli scatti di Alberto Contador. Il dominatore del Giro d’Italia non dimostra sicurezze nelle gambe e nella tre giorni pirenaica ha adottato una strategia prettamente difensiva. «Non amo il modo con cui sto correndo. Non mi sento me stesso, ma al momento posso dare questo. Le cadute, il calendario e altre problematiche ancora alle prese con il caso clembuterolo) non mi hanno dato garanzie nell’avvicinamento alla corsa. Continuando a migliorare proverò a dire la mia sulle Alpi», ha commentato il ciclista spagnolo. Gli Schleck non stanno traendo abbastanza vantaggio dalla situazione di Contador e incombe Cadel Evans più competitivo a cronometro.

La quattordicesima tappa accompagnata da un sole caldo e avvolta nel verde acceso della catena montuosa che divide Francia e Spagna racchiudeva tanti ricordi ed emozioni dolci, amare per il ciclismo italiano. Intorno all’una le ruote del gruppo sono sfrecciate sul Col de Portet d’Aspet, dove s’impone la stele in onore di Fabio Casartelli e il pensiero è volato alla medaglia d’oro di Barcellona ’92 scomparso tragicamente nel 1995 a causa di una caduta nella discesa dell’Aspet. Quarantatre minuti e trenta secondi: alla partenza da Saint-Gaudens tutti avevano in mente il tempo straordinario con cui Marco Pantani scalò i quindici chilometri della salita di Plateau di Beille. Dal 1998, anno di grazia del Pirata, nessuno ha saputo fare meglio e la nostalgia per le imprese di quel Tour non conosce antidoto.

venerdì 15 luglio 2011

Tour, il capolavoro di Hushovd sui Pirenei

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=156296&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

ROMA - Sventola la bandiera norvegese al Tour de France. Il campione del mondo Thor Hushovd con un capolavoro di tattica e potenza conquista la seconda tappa pirenaica della Grande Boucle con l’ascesa del durissimo Aubisque e l’arrivo pianeggiante a Lourdes.

Il velocista scandinavo entra nella fuga giusta dopo cinquanta chilometri dalla partenza a Pau, gestisce le energie nella scalata dei sedici chilometri della temibile montagna (1709 metri in vetta, pendenza media 7.1%), per poi lanciarsi in discesa e a due chilometri dal traguardo corona l’aggancio con sorpasso prepotente al meraviglioso Roy. Hushovd si è tolto una soddisfazione ancora maggiore della settimana trascorsa con la maglia gialla. Il battagliero francese Jeremy Roy è l’altro protagonista assoluto della tredicesima tappa e delle prime due giornate sui Pirenei: dopo essere transitato ieri davanti a tutti sul Tourmalet ha inciso il proprio nome anche sul glorioso Aubisque. Dall’inizio del Tour Roy ha totalizzato oltre seicento chilometri in fuga ed è il leader della classifica degli scalatori con la maglia a pois.

La giornata si addiceva agli attaccanti dopo le fatiche della tappa precedente e il gruppo maglia gialla ha lasciato uscire uomini fuori classifica accumulando 7’37" di ritardo alla fine. Thomas Voeckler si godrà ancora per ventiquattrore il segno del leader: da domani con l’arrivo a Plateau de Beille è possibile un cambio al vertice della generale. Rientra tra i primi dieci il talentuoso Philippe Gilbert grazie a uno spunto nell’ultimo tratto di gara.

«Volevo approcciare in testa l'Aubisque anticipando Moncoutié e la tattica mi è riuscita alla perfezione. Vincere con la maglia di campione del mondo è un sogno. Nel finale ho tirato come un pazzo per riuscirci. Quest'anno sono stato tanti giorni in maglia gialla dando tanto a questo Tour. Ma è oggi la mia giornata più bella.», ha commentato un raggiante Hushovd.

Dopo 34 chilometri di corsa Andreas Kloden,
arrivato in Francia con ambizioni di classifica, ha alzato definitivamente bandiera bianca: troppo forte il dolore per le cadute da record di questo Tour ed è salito a fatica sull’ammiraglia della Radioshack già decimata dalle precedenti defezioni di Brajkovic, Popovych e Horner.

La tappa. Nei primi cinquanta chilometri il gruppo viaggia a una velocità altissima vanificando qualsiasi tentativo di fuga. Tjallingii, Hushovd, Fofonov, Boasson Hagen, Pineau, Roy, Moncoutié, Bak, Gusev e un orgoglioso Alessandro Petacchi formano il treno buono in grado di staccare il gruppo. Il percorso presenta due gran premi della montagna di quarta categoria che non creano problemi a nessuno e a Cote de Belain (428 metri) il vantaggio dei fuggitivi è di 4’40. La scalata dell’Aubisque è l’insidia di giornata: la fuga si polverizza, mentre il gruppo procede senza strappi di nessun big. Il traguardo è troppo lontano per ipotizzare un’azione. Hushovd aggredisce la salita sulle pendenze più dolci. Da passista velocista qual è soffre quando l’ascesa si fa più aspra e cede oltre un minuto allo scatenato Roy.

Al Gpm Hushovd e il navigato Moncoutié animano la staffetta che tra discesa e falsopiano brucia la dote costruita dal coraggioso Roy. Il campione del mondo saluta la compagnia per godersi l’ultimo chilometro in solitudine. Voeckler reclama con Schleck un maggiore impegno della Leopard per tenere unito il gruppo, ma non trova riscontro. Philippe Gilbert scappa e rosicchia secondi importanti. Domani sarà un’altra storia con una tappa di montagna durissima che svelerà alcune carte del Tour alla ricerca di un padrone.