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domenica 24 luglio 2011

Tour, il trionfo di Cadel Evans

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=157343&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

ROMA – La fortuna non esiste. Ora Cadel Evans può sussurrarlo sotto il cielo di Parigi: sono tornati i conti con il destino dipinto di giallo rincorso da dieci anni tra mille contrattempi. L’antidivo delle due ruote è il nuovo re discreto del Tour de France con la maglia gialla consacrata sul gradino più alto del podio ai Campi Elisi. I novantacinque chilometri conclusivi della Grande Boucle si trasformano nella celebrazione del primo australiano a conquistare la corsa francese tra applausi, abbracci con avversari e compagni di squadra, foto di rito e brindisi a base di spumante. Al traguardo della ventunesima tappa non ci sono sorprese: Mark Cavendish, padrone delle volate, lanciato dal fido Renshaw brucia tutti e infila il quinto successo in questo Tour.

Il podio domina i Campi Elisi con lo sfondo suggestivo dell'Arco di Trionfo. Cadel alza le braccia al cielo, scuote la testa quasi a non crederci e ascolta commosso l'esecuzione dell'inno nazionale avvolto nella bandiera australiana. L’altra prima volta del Tour parla lussemburghese: non era mai successo che due fratelli salissero contemporaneamente sul podio. Andy e Frank Schleck sorridono, ma la sconfitta pesa. Samuel Sanchez festeggia la maglia a pois del miglior scalatore. Cavendish veste quella verde della classifica a punti, mentre Rolland si gode la bianca del miglior giovane.

Evans, che iniziò a pedalare e sognare il Tour davanti al televisore in un piccolo villaggio abitato soprattutto da aborigeni, non ha l’arroganza del dominatore che deve costruire o difendere una dinastia alla Lance Armstrong. Il successo del trentaquattrenne, formatosi ciclisticamente in Italia con il compianto maestro e amico Aldo Sassi, è unico per lo stile e la sontuosa condotta di gara con cui è stato ottenuto. Nei primi dieci giorni della corsa il capitano della BMC è stato letteralmente scortato dai compagni di squadra, che l'hanno coperto dal vento in faccia a velocità altissime e protetto dalle cadute. La pedalata di Evans è stata la più continua, potente e rabbiosa del gruppo fin dal primo graffio alla quarta tappa sul Mur-de-Bretagne. Sui Pirenei e sulle Alpi si è difeso come un leone dagli attacchi degli avversari che non hanno mai scalfito la fiducia del corridore più completo. Il capolavoro l’ha compiuto sul Galibier, quando da solo ha dimezzato l’impresa di Andy Schleck che stava ipotecando la maglia gialla. Ha superato brillantemente l’Alpe d’Huez, prima della cronometro fantastica di Grenoble in cui ha rifilato 2'31" al lussemburghese e reso il sogno una realtà.

«Cadel è il simbolo di un ciclismo sempre più globale», sostiene Christian Prudhomme. E il direttore del Tour non sbaglia. Evans è il manifesto di un ciclismo pulito e un talento esploso con il lavoro duro. «Noi atleti siamo dei modelli per i giovani - ribadisce l’australiano, mai sfiorato da storiacce di doping - e abbiamo delle responsabilità nei loro confronti». Il campione vestito di giallo è uno spirito libero, appassionato del Tibet di cui ha sposato la causa. Con la moglie italiana Chiara Passerini vivono in Svizzera e hanno adottato a distanza un bambino tibetano, Tashi Norbu, sostenendo la Manasarovar Academy of Buddha di Kathmandu. Cadel non ha dimenticato le sue origini e con la Fondazione Ian Thorpe si adopera in favore dell’integrazione della comunità aborigena nella società australiana.

Il Tour più incerto ed equilibrato degli ultimi anni si è alimentato delle storie di tanti protagonisti. La Francia ha scoperto i numeri del giovane Pierre Rolland sull’Alpe d’Huez e si è innamorata di Thomas Voeckler con il suo carattere estroverso e combattivo. L'alsaziano classe '79 ha monopolizzato le prime pagine dei giornali transalpini per dieci giorni con la maglia gialla mantenuta a dispetto dei pronostici. I media d'oltralpe hanno già battezzato Rolland come il possibile erede di Hinault, ultimo francese a conquistare il Tour. Mark Cavendish sta avvicinando miti del calibro di Merckx, Armstrong e Hinault con la ventesima vittoria di tappa, la terza consecutiva ai Campi Elisi.

L’Italia è rimasta a secco in attesa di un affondo di Ivan Basso e Damiano Cunego,
bravi solo a stare con i migliori. Alessandro Petacchi non è riuscito a insidiare lo strapotere di Cavendish in volata. Poi il miracolo di due fratelli, gli Schleck, campioni della bici che rincorrono ancora il primo vero successo. Andy ha regalato l’impresa più bella della Grande Boucle con la fuga sul Galibier. «Il Tour è stato perfetto, ma alla fine può vincerlo solo una persona. Il podio con mio fratello è un sogno. Sapevamo che Cadel era tra i favoriti e ha meritato. Ho lottato, sono giovane e ci riproverò», spiega il lussemburghese. Alberto Contador ha abdicato senza gambe e con la testa rivolta ai primi di agosto quando arriverà la sentenza sul caso clenbuterolo. La corsa dello spagnolo è stata subito compromessa dalle cadute, poi è arrivato il colpo di grazia con la crisi sul Galibier e la mezza riscossa sull'Alpe d'Huez.

A mettere d'accordo tutti ci ha pensato il "vecchietto terribile" Cadel Evans. L'australiano ha eguagliato Gino Bartali, capace di vincere il Tour nel 1948 all'età veneranda di trentaquattro anni. «È incredibile: sognavo questa sensazione da quando avevo quattrordici anni. Devo ringraziare tutte le persone che hanno creduto in me. Mi hanno fatto moltissimo piacere i complimenti degli avversari. Nessun posto al mondo mi renderebbe più felice di questo».

Tour, Cadel Evans domina Andy Schleck nella cronometro e si prende la maglia gialla

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=157248&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

ROMA – Il perdente di successo riscrive la storia. Oggi Cadel Evans ride ed è un sorriso che nasce dall’anima di un leone della strada. A Grenoble nella sfida solitaria contro il tempo di una cronometro lunga oltre quarantadue chilometri l’australiano strapazza Andy Schleck e conquista il Tour de France. Evans non spreca l’occasione della vita: dopo aver domato in modo esemplare le asperità pirenaiche e alpine della Grande Boucle si esalta con la potenza di un movimento incessante, composto e inarrestabile. Il campione a tutto tondo, per lui due titoli mondiali anche con la mountain bike, rilancia sempre l’andatura alzandosi sui pedali. Andy è piantato sulla sella, ondeggia con le spalle e scuote la testa rincorso dall’incubo del terzo secondo posto consecutivo al Tour.

L’australiano dopo quindici chilometri recupera già trentasei dei cinquantasette secondi complessivi di vantaggio del lussemburghese. Al ventisettesimo chilometro la maglia gialla è ormai saldamente sulle spalle di Evans con il crollo totale di Schleck in ritardo di 1’41” dal rivale. Al traguardo finale il più rapido di tutti è il tedesco Tony Martin, che chiude con il tempo di 55’33” alla velocità media di 46 chilometri orari. Alle sue spalle il trionfatore della corsa francese con appena sette secondi di ritardo, mentre Andy è solo diciassettesimo a 2’37”.

Il trentaquattrenne originario di Katherine lancia dal podio il bouquet di fiori,
stringe la mascella da attore di Hollywood per trattenere l’emozione e vive il trionfo con lo spirito del pugile umile che ha incassato i colpi più duri degli avversari per poi affondare il proprio vincente. Evans, svezzato al grande ciclismo in Italia, con gli occhi lucidi e la voce morbida che lo contraddistingue manda subito la prima dedica ad Aldo Sassi, storico tecnico di fenomeni delle due ruote scomparso prematuramente lo scorso dicembre. «È stato il primo a credere in me. Mi ripeteva sempre: “Sei un grande corridore e puoi vincere una corsa a tappe come il Tour”. Il mio pensiero è per lui».

«La voglia di vincere era talmente forte - prosegue Evans - che ho attinto a tutte le energie disponibili. Ancora non riesco a realizzare il successo che inseguivo da tantissimo tempo. Dopo aver perso il Tour a cronometro nel 2007 e 2008 è arrivata la rivincita. Lo scorso anno ero in maglia gialla e una caduta ha rovinato tutto. Stavolta la condizione fisica era ottimale con il supporto di una squadra forte».

Questione di secondi e di prime volte. Alla partenza della ventesima tappa Andy Schleck doveva gestire sul terreno a lui meno congeniale i cinquantasette secondi strappati all’australiano sulle Alpi e la maglia gialla rincorsa a lungo. La cronometro si conferma il tallone d’achille di Andy apparso privo delle energie fisiche e mentali spese nell'impresa sul Galibier e a difendersi sull’Alpe d’Huez. I fratelli lussemburghesi, anche Frank è rimasto al palo, si fermano nuovamente ai piedi del gradino più alto del podio di Parigi. Una delle scene più toccanti del Tour è l'abbraccio con cui Frank cerca di rincuorare al traguardo il fratello stravolto dalla delusione. Evans, consapevole della supremazia a cronometro, bandisce i calcoli da ragioniere spingendo al massimo fin dal primo metro di asfalto. Il capitano della BMC diretta dall’italiano Fabio Baldato, che nelle edizioni 2007 e 2008 del Tour si classificò secondo rispettivamente per 23 e 58 secondi, regala all’Australia la prima volta assoluta nella corsa a tappe più famosa del mondo. L'australiano d'Italia, sposato con l'italiana Chiara Passerini e cresciuto sportivamente al Centro Mapei di Castellanza, ha posato una pietra del successo odierno l'8 giugno al Giro del Delfinato, dove a differenza degli Schleck ha testato con ottimi risultati lo stesso percorso a cronometro affrontato oggi.

Il Tour degli italiani si era concluso virtualmente ieri sull'Alpe d'Huez. Ivan Basso e Damiano Cunego, rispettivamente con 3'47" e 3'38 di ritardo da Martin, disputano una pessima cronometro e archiviano la Grande Boucle con stati d'animo diversi. Per il varesino della Liquigas c'è tanta delusione. Per il veronese della Lampre si tratta di una ripartenza. «Questo Tour mi ha respinto. È la corsa che amo di più ed è una grande ferita. Arrivare tra i primi dieci non è il risultato che mi attendevo, ma ci riproveremo. A vincere c'è un grande campione, che lo merita in pieno»., ha commentato Basso. «Porto a casa la consapevolezza di essere tra i migliori. In salita è andata molto bene, a cronometro che è il mio punto debole no. Devo ringraziare la squadra che ha fatto un lavoro splendido»., ha spiegato Cunego.

Alberto Contador finisce in bellezza un Tour difficile con il terzo tempo dietro la coppia Evans-Martin. Il francese Pierre Rolland, trionfatore sull'Alpe d'Huez, conserva la maglia bianca del miglior giovane vanificando l'assalto dell'estone Rein Taaramae. Il basco Samuel Sanchez vince la classifica degli scalatori e indossa la maglia a pois. Mark Cavendish, dopo aver sofferto e rischiato di uscire dalla corsa per essere arrivato fuori tempo massimo sulle Alpi, scalda i motori per la passerella da sprint parigina sui Campi Elisi (domani 95 chilometri) in cui può finalmente conquistare l'agognata maglia verde della classifica a punti.