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sabato 26 novembre 2011

Nba, c'è l'accordo: si gioca a Natale

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=171171&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

ROMA - L'Nba ha annunciato l'accordo tra giocatori e proprietari per la fine della serrata che durava da 150 giorni e a Natale partirà il campionato. E c'è una conseguenza diretta per Roma, che vede sfumare l'operazione Tyreke Evans, e Milano che saluta Gallinari.

Manca solo l’ufficialità, ma l’Nba è pronta a ripartire. «Abbiamo trovato un accordo di massima, che è soggetto a diversi passaggi burocratici prima della sua approvazione definitiva, ma siamo molti ottimisti che sarà ratificato a breve e la stagione partirà il 25 Dicembre». David Stern, il gran capo della Lega statunitense, ha rimesso in moto con queste parole la macchina organizzativa dell’Nba.

Ora si voterà a maggioranza assoluta, ovvero almeno la metà più uno dei trenta proprietari e dei giocatori dovrà dire sì. L’ultima riunione fiume, quindici ore di trattative che si sono concluse nella tarda notte a New York, tra le due parti ha messo un punto alla serrata scattata il 30 giugno scorso alla scadenza del precedente contratto collettivo degli atleti.

È la fine di un incubo per le migliaia di lavoratori dell’indotto, dagli addetti alle arene ai servizi di sicurezza, che non hanno ingaggi milionari e sono a spasso da diversi mesi. Una gioia per la platea planetaria che si appassiona e diverte con le giocate spettacolari delle stelle a canestro.

Un sollievo per i conti in banca a nove zero di Bryant&soci e delle franchigie che in due mesi senza basket hanno registrato un buco da record quantificabile in trecento milioni di dollari. I dettagli precisi dell’accordo non sono ancora stati resi noti, ma lo scoglio chiave della spartizione degli introiti fatturati dall’Nba dovrebbe essere stato superato con un salomonico 50%-50% tra le proprietà e i giocatori e qualche benefit inserito in favore di questi ultimi.

La partita nel giorno di Natale è un classico Nba: in assenza di altri eventi sportivi catalizza l’attenzione e c’è da scommettere che sarà messo in calendario un esordio scoppiettante. Infatti per lanciare in grande stile la nuova annata con tutta probabilità saranno almeno due le sfide di cartello: il remake dell’ultima finale Dallas-Miami e Chicago-Lakers a Los Angeles.

La stagione sarà ridotta dalle canoniche 82 partite a 66. Ora sarà una corsa contro il tempo con il mercato che si intreccerà con il mese di preparazione atletica e tecnica delle squadre. Le ultime giornate di trattative non infondevano buoni presagi, ma il termine ultimo di Natale era ormai prossimo. Nessuno si sarebbe assunto la responsabilità di far saltare l’intero campionato, che tradotto significa non spartirsi una torta da 4 miliardi di dollari.

Una notizia che invece impoverisce il campionato italiano e l’Eurolega. Fino a ieri pomeriggio a Roma si respirava un’aria frizzante per l’ingaggio, non formalizzato, della stella dei Sacramento Kings Tyreke Evans e la società contava di averlo nella Capitale, una volta espletate le pratiche per il visto di lavoro, tra mercoledì e giovedì prossimo. A meno di un difficile nuovo passo falso dell’Nba Evans, offerto all’Acea più che cercato, non indosserà la canotta della Virtus. Ma la disponibilità economica dimostrata da un’operazione di questa portata fa traspirare ottimismo per un nuovo e tempestivo intervento sul mercato per ovviare alle lacune del roster capitolino.

Anche l’Emporio Armani Milano deve rinunciare con dispiacere a Danilo Gallinari.
Il “Gallo” farà le valigie per tornare a Denver.

L’Eurolega perderà una stella di prima luce come il russo Andrei Kirilenko, che in queste settimane ha incantato tutti con il suo Cska Mosca. Tony Parker saluterà l’Asvel Villeurbanne e Deron Williams i turchi del Besiktas.

«Egoisticamente è un peccato che l’Nba riparta proprio nel momento in cui c’era l’opportunità di portare nel campionato italiano un talento del calibro di Evans - commenta Lino Lardo, coach dell'Acea Roma - sarebbe stato il più forte straniero di sempre. Avrebbe acceso l’entusiasmo intorno alla squadra. Ma ora torniamo sulla terra: domenica affrontiamo un’avversaria fortissima come Cantù e sono contento di avere a disposizione una pedina in più come Mordente che nella mia carriera ho rincorso a lungo».

Ieri la guardia abruzzese ha svolto la prima seduta di allenamento con i compagni e ha dimostrato di essersi subito calato nella nuova realtà. Domenica pomeriggio esordirà al Palazzetto davanti ai tifosi romani con la canotta numero dodici. «La Virtus oggi è la soluzione migliore per me e la mia famiglia - spiega Mordente - e il coronamento di tanti contatti mai concretizzatesi nel passato. Anche durante l'estate avevamo parlato senza trovare la quadra. In classifica ci manca una vittoria e saremmo a ridosso della vetta. Il primo contatto con la squadra è stato positivo e già da domani proverò a dare il mio contributo anche se il debutto con Cantù non è dei più semplici».

domenica 24 luglio 2011

Tour, il trionfo di Cadel Evans

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=157343&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

ROMA – La fortuna non esiste. Ora Cadel Evans può sussurrarlo sotto il cielo di Parigi: sono tornati i conti con il destino dipinto di giallo rincorso da dieci anni tra mille contrattempi. L’antidivo delle due ruote è il nuovo re discreto del Tour de France con la maglia gialla consacrata sul gradino più alto del podio ai Campi Elisi. I novantacinque chilometri conclusivi della Grande Boucle si trasformano nella celebrazione del primo australiano a conquistare la corsa francese tra applausi, abbracci con avversari e compagni di squadra, foto di rito e brindisi a base di spumante. Al traguardo della ventunesima tappa non ci sono sorprese: Mark Cavendish, padrone delle volate, lanciato dal fido Renshaw brucia tutti e infila il quinto successo in questo Tour.

Il podio domina i Campi Elisi con lo sfondo suggestivo dell'Arco di Trionfo. Cadel alza le braccia al cielo, scuote la testa quasi a non crederci e ascolta commosso l'esecuzione dell'inno nazionale avvolto nella bandiera australiana. L’altra prima volta del Tour parla lussemburghese: non era mai successo che due fratelli salissero contemporaneamente sul podio. Andy e Frank Schleck sorridono, ma la sconfitta pesa. Samuel Sanchez festeggia la maglia a pois del miglior scalatore. Cavendish veste quella verde della classifica a punti, mentre Rolland si gode la bianca del miglior giovane.

Evans, che iniziò a pedalare e sognare il Tour davanti al televisore in un piccolo villaggio abitato soprattutto da aborigeni, non ha l’arroganza del dominatore che deve costruire o difendere una dinastia alla Lance Armstrong. Il successo del trentaquattrenne, formatosi ciclisticamente in Italia con il compianto maestro e amico Aldo Sassi, è unico per lo stile e la sontuosa condotta di gara con cui è stato ottenuto. Nei primi dieci giorni della corsa il capitano della BMC è stato letteralmente scortato dai compagni di squadra, che l'hanno coperto dal vento in faccia a velocità altissime e protetto dalle cadute. La pedalata di Evans è stata la più continua, potente e rabbiosa del gruppo fin dal primo graffio alla quarta tappa sul Mur-de-Bretagne. Sui Pirenei e sulle Alpi si è difeso come un leone dagli attacchi degli avversari che non hanno mai scalfito la fiducia del corridore più completo. Il capolavoro l’ha compiuto sul Galibier, quando da solo ha dimezzato l’impresa di Andy Schleck che stava ipotecando la maglia gialla. Ha superato brillantemente l’Alpe d’Huez, prima della cronometro fantastica di Grenoble in cui ha rifilato 2'31" al lussemburghese e reso il sogno una realtà.

«Cadel è il simbolo di un ciclismo sempre più globale», sostiene Christian Prudhomme. E il direttore del Tour non sbaglia. Evans è il manifesto di un ciclismo pulito e un talento esploso con il lavoro duro. «Noi atleti siamo dei modelli per i giovani - ribadisce l’australiano, mai sfiorato da storiacce di doping - e abbiamo delle responsabilità nei loro confronti». Il campione vestito di giallo è uno spirito libero, appassionato del Tibet di cui ha sposato la causa. Con la moglie italiana Chiara Passerini vivono in Svizzera e hanno adottato a distanza un bambino tibetano, Tashi Norbu, sostenendo la Manasarovar Academy of Buddha di Kathmandu. Cadel non ha dimenticato le sue origini e con la Fondazione Ian Thorpe si adopera in favore dell’integrazione della comunità aborigena nella società australiana.

Il Tour più incerto ed equilibrato degli ultimi anni si è alimentato delle storie di tanti protagonisti. La Francia ha scoperto i numeri del giovane Pierre Rolland sull’Alpe d’Huez e si è innamorata di Thomas Voeckler con il suo carattere estroverso e combattivo. L'alsaziano classe '79 ha monopolizzato le prime pagine dei giornali transalpini per dieci giorni con la maglia gialla mantenuta a dispetto dei pronostici. I media d'oltralpe hanno già battezzato Rolland come il possibile erede di Hinault, ultimo francese a conquistare il Tour. Mark Cavendish sta avvicinando miti del calibro di Merckx, Armstrong e Hinault con la ventesima vittoria di tappa, la terza consecutiva ai Campi Elisi.

L’Italia è rimasta a secco in attesa di un affondo di Ivan Basso e Damiano Cunego,
bravi solo a stare con i migliori. Alessandro Petacchi non è riuscito a insidiare lo strapotere di Cavendish in volata. Poi il miracolo di due fratelli, gli Schleck, campioni della bici che rincorrono ancora il primo vero successo. Andy ha regalato l’impresa più bella della Grande Boucle con la fuga sul Galibier. «Il Tour è stato perfetto, ma alla fine può vincerlo solo una persona. Il podio con mio fratello è un sogno. Sapevamo che Cadel era tra i favoriti e ha meritato. Ho lottato, sono giovane e ci riproverò», spiega il lussemburghese. Alberto Contador ha abdicato senza gambe e con la testa rivolta ai primi di agosto quando arriverà la sentenza sul caso clenbuterolo. La corsa dello spagnolo è stata subito compromessa dalle cadute, poi è arrivato il colpo di grazia con la crisi sul Galibier e la mezza riscossa sull'Alpe d'Huez.

A mettere d'accordo tutti ci ha pensato il "vecchietto terribile" Cadel Evans. L'australiano ha eguagliato Gino Bartali, capace di vincere il Tour nel 1948 all'età veneranda di trentaquattro anni. «È incredibile: sognavo questa sensazione da quando avevo quattrordici anni. Devo ringraziare tutte le persone che hanno creduto in me. Mi hanno fatto moltissimo piacere i complimenti degli avversari. Nessun posto al mondo mi renderebbe più felice di questo».

Tour, Cadel Evans domina Andy Schleck nella cronometro e si prende la maglia gialla

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=157248&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

ROMA – Il perdente di successo riscrive la storia. Oggi Cadel Evans ride ed è un sorriso che nasce dall’anima di un leone della strada. A Grenoble nella sfida solitaria contro il tempo di una cronometro lunga oltre quarantadue chilometri l’australiano strapazza Andy Schleck e conquista il Tour de France. Evans non spreca l’occasione della vita: dopo aver domato in modo esemplare le asperità pirenaiche e alpine della Grande Boucle si esalta con la potenza di un movimento incessante, composto e inarrestabile. Il campione a tutto tondo, per lui due titoli mondiali anche con la mountain bike, rilancia sempre l’andatura alzandosi sui pedali. Andy è piantato sulla sella, ondeggia con le spalle e scuote la testa rincorso dall’incubo del terzo secondo posto consecutivo al Tour.

L’australiano dopo quindici chilometri recupera già trentasei dei cinquantasette secondi complessivi di vantaggio del lussemburghese. Al ventisettesimo chilometro la maglia gialla è ormai saldamente sulle spalle di Evans con il crollo totale di Schleck in ritardo di 1’41” dal rivale. Al traguardo finale il più rapido di tutti è il tedesco Tony Martin, che chiude con il tempo di 55’33” alla velocità media di 46 chilometri orari. Alle sue spalle il trionfatore della corsa francese con appena sette secondi di ritardo, mentre Andy è solo diciassettesimo a 2’37”.

Il trentaquattrenne originario di Katherine lancia dal podio il bouquet di fiori,
stringe la mascella da attore di Hollywood per trattenere l’emozione e vive il trionfo con lo spirito del pugile umile che ha incassato i colpi più duri degli avversari per poi affondare il proprio vincente. Evans, svezzato al grande ciclismo in Italia, con gli occhi lucidi e la voce morbida che lo contraddistingue manda subito la prima dedica ad Aldo Sassi, storico tecnico di fenomeni delle due ruote scomparso prematuramente lo scorso dicembre. «È stato il primo a credere in me. Mi ripeteva sempre: “Sei un grande corridore e puoi vincere una corsa a tappe come il Tour”. Il mio pensiero è per lui».

«La voglia di vincere era talmente forte - prosegue Evans - che ho attinto a tutte le energie disponibili. Ancora non riesco a realizzare il successo che inseguivo da tantissimo tempo. Dopo aver perso il Tour a cronometro nel 2007 e 2008 è arrivata la rivincita. Lo scorso anno ero in maglia gialla e una caduta ha rovinato tutto. Stavolta la condizione fisica era ottimale con il supporto di una squadra forte».

Questione di secondi e di prime volte. Alla partenza della ventesima tappa Andy Schleck doveva gestire sul terreno a lui meno congeniale i cinquantasette secondi strappati all’australiano sulle Alpi e la maglia gialla rincorsa a lungo. La cronometro si conferma il tallone d’achille di Andy apparso privo delle energie fisiche e mentali spese nell'impresa sul Galibier e a difendersi sull’Alpe d’Huez. I fratelli lussemburghesi, anche Frank è rimasto al palo, si fermano nuovamente ai piedi del gradino più alto del podio di Parigi. Una delle scene più toccanti del Tour è l'abbraccio con cui Frank cerca di rincuorare al traguardo il fratello stravolto dalla delusione. Evans, consapevole della supremazia a cronometro, bandisce i calcoli da ragioniere spingendo al massimo fin dal primo metro di asfalto. Il capitano della BMC diretta dall’italiano Fabio Baldato, che nelle edizioni 2007 e 2008 del Tour si classificò secondo rispettivamente per 23 e 58 secondi, regala all’Australia la prima volta assoluta nella corsa a tappe più famosa del mondo. L'australiano d'Italia, sposato con l'italiana Chiara Passerini e cresciuto sportivamente al Centro Mapei di Castellanza, ha posato una pietra del successo odierno l'8 giugno al Giro del Delfinato, dove a differenza degli Schleck ha testato con ottimi risultati lo stesso percorso a cronometro affrontato oggi.

Il Tour degli italiani si era concluso virtualmente ieri sull'Alpe d'Huez. Ivan Basso e Damiano Cunego, rispettivamente con 3'47" e 3'38 di ritardo da Martin, disputano una pessima cronometro e archiviano la Grande Boucle con stati d'animo diversi. Per il varesino della Liquigas c'è tanta delusione. Per il veronese della Lampre si tratta di una ripartenza. «Questo Tour mi ha respinto. È la corsa che amo di più ed è una grande ferita. Arrivare tra i primi dieci non è il risultato che mi attendevo, ma ci riproveremo. A vincere c'è un grande campione, che lo merita in pieno»., ha commentato Basso. «Porto a casa la consapevolezza di essere tra i migliori. In salita è andata molto bene, a cronometro che è il mio punto debole no. Devo ringraziare la squadra che ha fatto un lavoro splendido»., ha spiegato Cunego.

Alberto Contador finisce in bellezza un Tour difficile con il terzo tempo dietro la coppia Evans-Martin. Il francese Pierre Rolland, trionfatore sull'Alpe d'Huez, conserva la maglia bianca del miglior giovane vanificando l'assalto dell'estone Rein Taaramae. Il basco Samuel Sanchez vince la classifica degli scalatori e indossa la maglia a pois. Mark Cavendish, dopo aver sofferto e rischiato di uscire dalla corsa per essere arrivato fuori tempo massimo sulle Alpi, scalda i motori per la passerella da sprint parigina sui Campi Elisi (domani 95 chilometri) in cui può finalmente conquistare l'agognata maglia verde della classifica a punti.

venerdì 22 luglio 2011

Tour, l'orgoglio di Contador sull'Alpe d'Huez. Andy Schleck in maglia gialla

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=157147

di Gabriele Santoro

ROMA - Cento chilometri di emozioni allo stato puro, regalate da personaggi tanto diversi uniti dalla fatica vera, scrivono una delle pagine più belle della storia recente del Tour de France. Il ventiquattrenne francese Pierre Rolland realizza il sogno di tagliare davanti a tutti il traguardo mitico dell’Alpe d’Huez (1850 metri, 13.8 km di salita, pendenza media al 9%), ma il protagonista assoluto è Alberto Contador.

In un clima ostile il campione spagnolo, reduce dal crollo sul Galibier, risorge e prova a riprendersi la Grande Boucle con una corsa generosa e coraggiosa. Il dominatore del Giro d’Italia cerca di fare la rivoluzione, come estremo tentativo di allontanare la sconfitta, già al quindicesimo chilometro quando sul Col de Telegraphe (1566 metri, 11 km, 7.1% di pendenza) piazza il primo scatto e resta solo con Andy Schleck. A venti chilometri dall’arrivo il gruppo dei migliori si ricompatta, ma i ventuno tornanti dell’Alpe d’Huez riaccendono la fantasia del madrileno che riparte per l’ultimo assalto. A due chilometri dalla vetta le energie di Contador sono ridotte al lumicino, Rolland lo riprende e l’orgoglio serve ad addolcire la resa.

L’ultima tappa alpina del Tour chiude la favola in giallo di Thomas Voeckler. La danza sui pedali dell’uomo che ha fatto sognare la Francia per dieci giorni si trasforma in una prova di resistenza feroce e scomposta alla stanchezza. Voeckler va fuori giri al primo affondo di Contador, rientra ai piedi dell’ultima ascesa grazie a uno spirito indomito e al lavoro dei compagni di squadra, ma l’Alpe d’Huez è un ostacolo più grande dell'illusione di Parigi. Andy Schleck, dopo l’impresa d’altri tempi sul Galibier, corre in difesa e a due giorni dalla passerella dei Campi Elisi si prende la maglia più ambita che era distante solo quindici secondi. Ma è presto per considerare chiusi i giochi. Alle sue spalle, oltre al fratello Frank, c’è l’immenso Cadel Evans racchiusi in appena 57 secondi. L’australiano con lo sguardo da pugile incassa colpi a ripetizione, sfida la sfortuna di una bici rotta e lo trovi lì più forte di prima come un Mohammed Alì pronto ad assestare il colpo del ko. L’occasione della vita per Evans è la cronometro di domani: quarantadue chilometri contro il tempo in cui può conquistare un Tour straordinario per equilibrio e storie che si intrecciano sull’asfalto.

Se la Francia gode per il primo successo di tappa in questo Tour, l’Italia festeggia il miglior Damiano Cunego di sempre. Il capitano della Lampre non lascia mai il gruppo di testa e sale al quinto posto in classifica. Male invece Ivan Basso che pedala nelle retrovie senza la gamba e l’aggressività mostrata sui Pirenei.

La diciannovesima tappa, il cui percorso intersecava i ricordi più intensi delle imprese di Marco Pantani dall'Alpe d'Huez '97 al Galibier '98, s'infiamma con continui capovolgimenti. Centonove chilometri vissuti ad altissima intensità con gli attacchi di Contador, la marcatura di Andy Schleck, la crisi di Voeckler e l'incredibile Evans. L'australiano è costretto a fermarsi tre volte per poi cambiare la bici sul Col de Telegraphe e perde la ruota dei migliori. Il Galibier è troppo duro anche per lo spagnolo e il lussemburghese che collaborano, ma vedono assottigliarsi il vantaggio. Ai piedi dell'Alpe d'Huez è tutto da rifare tra due ali di folla che restituiscono la magia del ciclismo. Rolland sorprende tutti, Contador si arrende. Mentre Evans e i fratelli Schleck rimandanol'attesa incoronazione all'ultimo round.

«Non ho vinto una tappa qualsiasi: questa è l’Alpe d’Huez». La gioia di Pierre Rolland, che indosserà la maglia bianca del miglior giovane, è incontenibile e racconta il segreto di una vittoria preparata. «Sul Galibier il mio capitano, Voeckler, mi ha detto di non occuparmi più di lui e giocarmi le mie carte. Conoscevo benissimo l’ultima salita: l’ho provata una decina di volte in allenamento e visionata al video. Ho mantenuto sangue freddo con i due spagnoli (Sanchez nuova maglia a pois e Contador, ndr) anticipando le loro mosse ed è andata bene».

Onore Contador. La giornata del tre volte vincitore del Tour è iniziata con l’ennesimo controllo antidoping a sorpresa dell'Uci. Lungo la strada i tifosi francesi non gli hanno risparmiato fischi ingenerosi con attimi di tensione. Sull’Alpe d’Huez, nel pieno dello sforzo, lo spagnolo ha dovuto allontanare un esagitato travestito da infermiere che lo rincorreva con tanto di siringa finta. «Non ho corso per migliorare il piazzamento in classifica - spiega Contador - ma per provare a vincere. Mi sono divertito sulla bici e sono contento per la reazione alla giornata di ieri. Non mi andava di archiviare questo Tour in modo anonimo. La condizione purtroppo non è quella del Giro, dove ho fatto uno sforzo incredibile ed era difficile fare la doppietta con il Tour. Vorrei ringraziare i tifosi italiani che in questi giorni difficili mi hanno dimostrato un sostegno come sul Colle dell’Agnello».

La fiducia di Andy. «Nella cronometro di domani non conta essere specialisti, piuttosto le energie residue. Sono fiducioso: posso mantenere la maglia gialla fino a Parigi. L’anno scorso avevo perso secondi prima dell’ultima prova contro il tempo oggi li ho guadagnati. Il mio bilancio fino a oggi è positivo e ho attraversato una sola giornata storta. Sono davanti a tutti, le mie gambe sono buone e la motivazione è fortissima».

martedì 19 luglio 2011

Tour, ecco Contador nella tappa dei norvegesi

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=156754&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

ROMA – Il campione del mondo Thor Hushovd replica sul traguardo di Gap il capolavoro di Lourdes e concede il bis al Tour nella volata derby con il norvegese Boassen Hagen. Il capitano della Garmin s’infila nella fuga giusta scattata a 62 chilometri dall’arrivo, controlla alla perfezione la corsa confermando di avere ottime gambe anche in salita e nello sprint finale anticipa senza incertezze il connazionale.

Ma ad accendere il Tour de France c’è la prima fiammata di Alberto Contador. Il dominatore del Giro d’Italia, dopo aver superato in difesa i Pirenei, sceglie un’asperità di seconda categoria come il Col de Manse (in vetta ai 1268 metri a 20 chilometri da Gap) per rompere gli indugi e aprire la caccia alla maglia gialla. Contador piazza il primo scatto a quindici chilometri dall’arrivo e rimangono alla sua ruota gli uomini di classifica: Evans, i fratelli Schleck e Voeckler. Poi arriva il secondo allungo che crea il vuoto con il solo Cadel Evans in grado di resistere alla pedalata agile e decisa dello spagnolo. Nella discesa che porta al traguardo i due si danno il cambio con l’australiano a disegnare le linee e il basco Sanchez alle spalle. Salgono così le quotazioni di Evans che se dovesse resistere sulle Alpi è il favorito per il posto più alto sul podio di Parigi grazie alla superiorità a cronometro.

Le vittime principali del ritrovato Contador sono Frank e Andy Schleck, letteralmente piantato in discesa perde oltre un minuto dai rivali, ed è apparso in grossa difficoltà Ivan Basso privo lo smalto delle giornate pirenaiche. La maglia gialla Voeckler continua a stupire: è il primo a rispondere all’attacco di Contador e limita i danni con appena 18” secondi di ritardo. L'ultima settimana della Grande Boucle, che da domani affronta le Alpi, si apre con le emozioni mancate sui Pirenei e promette spettacolo.

Nei primi cento chilometri della sedicesima tappa il gruppo mantiene un ritmo altissimo, oltre i cinquanta orari e una velocità media conclusiva di quarantasei, vanificando qualsiasi tentativo di fuga. Dopo il sole dei Pirenei la pioggia torna ad abbattersi sulla carovana che rende insidiosa l’ultima discesa già molto tecnica. A sessanta chilometri da Gap il gruppo tira il fiato, pensa a coprirsi e parte la fuga di giornata: a Marcato, Perez Lezaun, Hushovd, Boasson Hagen, Devenyns, Roy, Martin, Ignatyev, Heysedal e Grivko bastano dieci chilometri a tutta per guadagnare oltre sei minuti sul gruppo maglia gialla. Il Col de Manse scatena la bagarre con gli attacchi di Contador e la risposta di Evans, mentre Hushovd, Boasson Hagen ed Hesjedal formano il terzetto che si contenderà l’arrivo in volata.

Festa norvegese. «È tutto straordinario: non pensavo di andare così forte anche sull’ultima salita. Oggi sembrava di essere al campionato norvegese con il mio amico Boasson Hagen. La tattica è stata perfetta: sul Col de Manse era previsto che allungasse il mio compagno di squadra Hesjedal, poi allo sprint volevo sorprenderli. Ho raccolto il massimo in questo Tour», ha commentato un raggiante Hushovd.

Giornata negativa per Basso. «Ho patito un problema alla sella all'inizio della salita. Appena rientrato Contador è partito e ha fatto un’azione bellissima. Non è stata una grande giornata per me, ma sono sempre lì e affronterò le prossime tappe di montagna con la giusta motivazione».

Nel secondo e ultimo giorno di riposo, osservato lunedì, Contador ha praticamente annunciato il cambio di strategia e una condizione sempre migliore. «Starò meglio rispetto ai Pirenei e recuperare lo svantaggio in classifica è una motivazione in più. Ho la coscienza a posto per quanto fatto durante la stagione. Non ho la freschezza che al Giro mi permetteva di attaccare, ma voglio che il Tour cominci anche per me.», sono state le parole dello spagnolo. Ora la sfida è lanciata anche sulla strada. Nella tappa di mercoledì il Tour sconfinerà in Italia con l'arrivo a Pinerolo, dopo aver affrontato le salite del Monginevro, il Sestriere e il Pramartino e una discesa difficile verso la città piemontese.