sabato 1 ottobre 2011

Shi Yong Xin, la tradizione delle arti marziali Shaolin a Roma

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=164946&sez=HOME_ROMA&ssez=CITTA

di Gabriele Santoro

ROMA – La ricerca costante di un equilibrio virtuoso tra corpo e spirito trova come in passato una sponda nella conoscenza e nella pratica di tradizioni culturali, religiose orientali. La meditazione, lo studio e lo sport diventano un ponte ideale che avvicina, fa incontrare e trasforma stili di vita agli antipodi della nostra società. Ma è anche un formidabile marchio da esportazione in grado di attirare turisti e alimentare l’economia come sta avvenendo in Cina.

Nell’ultimo decennio il tempio cinese Shaolin, culla del Buddhismo Chan/Zen e di una delle arti marziali più antica, grazie all’attivismo internazionale dell’abate Shi Yong Xin è diventato un punto di riferimento per la promozione su scala globale di una cultura dalle radici millenarie. Un tratto distintivo che si sta affermando sempre più è lo Shaolin Kung Fu, espressione fisica della forza derivante dalla fede buddista. Un’arte che esalta la qualità del movimento, dopo allenamenti duri, che deve assecondare la struttura del corpo e la psiche.

Il tempio, fondato nel 495 d.c., sorge ai piedi della montagna Songshan nella città di Dengfeng. È situato nella provincia dello Henan, centro geografico e non solo dell’antica civiltà cinese, ma ancora alla periferia del boom economico. Nell’agosto del 2010 l’Unesco l’ha riconosciuto come patrimonio immateriale dell’umanità. Nel 2006 la visita del premier russo Vladimir Putin, cultore del genere arti marziali, ha acceso i riflettori del mondo sul tempio che è abitato da monaci dediti alla meditazione, allo studio e alle arti marziali.

L’abate Shi Yong Xin è considerato la guida spirituale di oltre quattrocento milioni di praticanti buddisti Chan ed è membro del parlamento di Pechino con il compito di promuovere il sentimento religioso nella società cinese. Nel 1981 ha varcato per la prima volta le soglie del tempio Shaolin, per poi diventarne nel 1987 il capo amministrativo e abate dal 1999.

Shi Yong Xin a Roma. Nel 2007 si è aperto il rapporto con l’arrivo in Italia del maestro Shi Yan Hui, monaco Shaolin di 34esima generazione. Nel 2010 è stata costituita l’associazione Shaolin Quan Fa e quest’anno per la prima volta nella storia del tempio un gruppo di stranieri ha vissuto a tempo pieno la giornata dei monaci tra preghiere e allenamenti. Oggi Shi Yong Xin, alla presenza del ministro consigliere dell’ambasciata cinese Zhang Junfang, nella palestra romana “Must Dance” di via Capistrano ha incontrato molti praticanti tra sorrisi, flash fotografici e l’impegno alla costruzione di un dialogo sempre più intenso.

«Ringrazio tutti gli amici italiani per l’accoglienza
- ha detto Shi Yong Xin - Si tratta di un’occasione importante di scambio culturale tra la Cina e l’Italia. Il nostro obiettivo è di mantenere lo spirito e la tradizione Shaolin che risale a 1500 anni fa e sviluppare la sua medicina per la salute delle persone con la completa realizzazione della natura umana. I monaci nel tempio seguono un sistema di regole precise e conducono una vita semplice per avvicinarsi a Buddha. I requisiti per il vero apprendimento sono la qualità dell’insegnamento e la disponibilità dell’allievo all’ascolto. L’educazione è la nostra priorità e la condizione per la prosecuzione della nostra storia millenaria».

Nel nostro paese lo Shaolin Kung Fu, insieme ad altre discipline come il Taiji Yang e Chen e il San Da, conta migliaia di allievi dall’età più tenera a quella adulta. Dopo aver preso contatto con la scuola autorizzata e i maestri cinesi sono state aperte diverse scuole italiane. A Roma si è appena tenuto il secondo meeting europeo delle associazioni che promuovono nel continente lo studio e la diffusione delle arti marziali Shaolin.

«In Italia - racconta Paolo Antonelli, portavoce del maestro Shi Yan Hui - la scuola collegata alle arti marziali giapponesi ha radici più profonde, ma c’è molto interesse intorno alla nostra attività. Il primo contatto personale con la cultura Shaolin risale a venti anni fa. L’onda e la spinta emotiva nasce dalla ricerca di una spiritualità perduta in Occidente. Cambiamo tramite il corpo con la disciplina del movimento, trovando la forza e l’equilibrio».

giovedì 22 settembre 2011

Basket, campionato nel caos: Venezia promossa dall'Alta corte del Coni

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=163963&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

ROMA – Un pasticcio molto italiano annodatosi per quattro mesi sta per stravolgere il volto del massimo campionato di basket ad appena sedici giorni dal via previsto l’8 ottobre. Nel primo pomeriggio l’Alta Corte del Coni, ultimo grado della giustizia sportiva, ha accolto parzialmente il ricorso presentato dalla Reyer Venezia avverso alla Federbasket e alla Banca Tercas Teramo. La società veneta ha visto soddisfatta la richiesta di annullamento della decisione assunta dalla Corte Federale della Fip in data 12 luglio che la escludeva dalla serie A in favore della compagine abruzzese e la sua diretta iscrizione al campionato. Venerdì e sabato è in programma il consiglio federale che potrà solo prendere atto del dispositivo della sentenza e ratificare la decisione.

Il caso nasce dalla discussa introduzione nell’estate 2010 della cosiddetta “wild card”/premio di risultato. La penultima classificata della Lega A poteva evitare di scendere di categoria indennizzando economicamente (500mila euro) la seconda classificata della Legadue: in pratica una sola retrocessione diretta con la promozione della vincitrice della Legadue. Lo scorso giugno gli appassionati di basket si sono gustati uno spettacolo bellissimo in un clima surreale. Venezia, Veroli, Casale Monferrato e Barcellona hanno entusiasmato con le semifinali playoff tiratissime della Legadue. Palazzetti strapieni, passione da college statunitense a fronte di un risultato sportivo appeso al pagamento o meno della wild card da parte Teramo, arrivata penultima nella stagione 2010/11. Alla conclusione della finale Venezia-Casale, con i piemontesi vincitori e promossi direttamente, è iniziata la guerra sul pagamento effettivo, entro le date stabilite, degli abruzzesi che avevano deciso di avvalersi della wild card. Già in data 10 giugno la società veneziana faceva presente con questo comunicato il proprio diritto alla promozione. «Sulla base di un approfondimento dei nostri consulenti legali in ordine all'interpretazione delle delibere relative a Wild Card/Premio di Risultato, si ritiene che il termine per il pagamento del premio da parte della società classificata al quindicesimo posto del campionato di Serie A, sia già scaduto il 3 giugno scorso».

L’avvocato Christian Giuriato, a capo del pool di legali che hanno assistito la Reyer Venezia, spiega così le ragioni del ricorso oggi vincente. «Il motivo è stato il ritardo, rispetto ai tempi previsti, di Teramo nel pagamento della wild card che le permetteva di restare nella massima serie. In un primo momento la data fissata per la dichiarazione della volontà di saldare la cifra era il 31 maggio ed entro dieci giorni la società coinvolta avrebbe dovuto provvedere a farlo. Poi una delibera della Fip ha anticipato la data della dichiarazione al 23 maggio e di conseguenza il termine ultimo per il pagamento scadeva il 3 giugno, mentre Teramo ha saldato la somma il 10 giugno. Da lì è iniziata la nostra battaglia legale. In primo grado la commissione giudicante della Fip ci ha dato ragione, ma dichiarandosi incompetente ha rimandato tutto al consiglio federale. A luglio la Corte federale della Federbasket ha accolto il ricorso di Teramo contro la decisione della commissione e poteva considerarsi iscritta in serie A, perché aveva esercitato nei termini il pagamento suddetto. La pronuncia odierna dell’Alta Corte ha ribaltato tutto e ora attendiamo la ratifica della nostra promozione».

L’altra parte interessata, Teramo, non perde la fiducia e la sicurezza di non scendere di categoria. «Siamo tranquilli sulla permanenza in Serie A - spiega l'amministratore unico Lino Pellecchia - avendo ottemperato e rispettato, nei tempi e nelle modalità, tutte le direttive. La società è in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza».

Ora la palla, più che mai bollente, passa nelle mani della Federazione e della Legabasket che dovranno ristrutturare campionati e calendari con diverse ipotesi e scenari possibili. La via più concreta è quella di una Serie A a diciassette squadre, ma violerebbe una convenzione della Lega che prevede un numero di partecipanti pari. Per far tornare i conti servirebbe un altro ripescaggio per un campionato extra large a 18. Oppure la retrocessione di Teramo, che però aveva ricevuto il via libera proprio dalla Fip e dalla Lega. Di sicuro non è nel novero delle cose possibili ignorare la sentenza della Corte. A cascata dovrà rivedersi anche la Legadue, ora scesa a quindici squadre, come evidenzia il presidente Bonamico. «L’accoglimento del ricorso della Reyer Venezia fa saltare la presentazione del campionato prevista per il 27 settembre al Salone d’Onore del Coni al Foro Italico: tutto è rinviato a data da destinarsi».

Un risveglio piuttosto brusco per l'Italia del basket ubriacata in questi giorni dalla sbornia Nba per il ritorno di Danilo Gallinari e gli assalti del generoso patron della Virtus Bologna Sabatini a Kobe Bryant.

lunedì 19 settembre 2011

Basket, la Spagna dei fratelli Gasol sul tetto d'Europa

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=163459&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro
ROMA – Il sorriso e il talento infinito di Juan Carlos Navarro, lo strapotere sotto canestro dei fratelli Gasol e un tocco d’Italia con il tecnico Sergio Scariolo hanno riportato la Spagna più forte di sempre (una sconfitta ininfluente in undici partite) sul tetto d’Europa come nel trionfo del 2009 in Polonia. La Francia di Tony Parker si è arresa in finale, 98-85, rincorrendo in affanno una sfida in cui gli spagnoli hanno controllato tutto: ritmo, parziali e inerzia mentale della gara. I francesi non hanno avuto l’umiltà di giocare una partita operaia, attenta (15 palle perse) e di sacrificio nonostante fosse l’unica possibilità per fermare le “furie rosse”, mentre li hanno sfidati invano sul piano del talento. L’atletismo straripante, tratto distintivo dei transalpini, si è rivelato un’arma spuntata a fronte della migliore organizzazione tattica e qualità tecnica della Spagna.

La doppietta consecutiva di titoli europei riuscì quattordici anni fa (’95-‘97) solo alla grande Jugoslavia, che non c’è più e si lecca le ferite con le deludenti Serbia, Croazia, Bosnia e Slovenia tutte fuori dall’Olimpiade. Il movimento cestistico iberico ha messo le fondamenta di successi lunghi ormai un decennio con una generazione di fenomeni classe '80 che ha raggiunto l'apice della maturità. Altri fattori chiave sono la competitività della Liga Acb, l’internazionalizzazione della pallacanestro spagnola (4/5 del quintetto titolare spagnolo gioca in Nba e l'altro è Navarro che per sua scelta non è in una franchigia oltre oceano) e l’ormai celeberrima “cantera” del Barça in cui si sono formati 5 dei 12 giocatori presenti in Lituania. L'Italia che ha salutato presto l'Europeo si consola con lo splendido lavoro del neo coach dell'Olimpia Milano, che dopo aver costruito una carriera fantastica in Spagna (Tau, Madrid, Malaga) si è consacrato anche nel ruolo di ct.

Sul terzo gradino del podio è salita la Russia del bravo David Blatt che nella “finalina”, 72-68, per il bronzo ha spento il sogno della Macedonia dei miracoli del naturalizzato play di Siena Bo McCalebb (21.4 punti di media nel torneo), autentico trascinatore della selezione balcanica. La squadra macedone, vera sorpresa del torneo, ha stupito con un basket essenziale capace di coinvolgere tutti. L’americano è stato inserito anche nel quintetto ideale della manifestazione in compagnia di Parker, Navarro, Kirilenko e Pau Gasol.

Spagna e Francia hanno staccato il biglietto per Londra 2012 insieme agli Usa campioni in carica, alla Gran Bretagna in qualità di paese ospitante, Australia, Argentina, Brasile e Tunisia. Russia, Macedonia, Grecia e Lituania dovranno guadagnarsi l’Olimpiade la prossima estate passando per il torneo preolimpico con Portorico, Venezuela, Angola, Nigeria, Nuova Zelanda e le qualificate dal raggruppamento asiatico. Il sogno fino a oggi proibito di contrastare il regno degli americani è l’ultimo passo per inserire la squadra di Scariolo, che rimarrà ct anche nell'avventura olimpica, nell’Olimpo del basket mondiale.

La difesa francese ha concesso troppo all’attacco stupendo degli iberici (29/45 da2) padroni assoluti dell’area colorata con la sostanza di Marc Gasol (11 punti, 6 rimbalzi), la classe di Pau (17 punti, 10 rimbalzi) e i salti di Ibaka (6 stoppate). In regia Josè Calderon ha giocato per i compagni (2 assist, 4 rimbalzi, 4 recuperi) e si è messo in proprio (17 punti, 8/12 al tiro), così come il miglior Rudy Fernandez (14 punti, 7/8 da2, in 36’ d’impiego) di tutto il torneo. E poi “la bomba” Navarro (27 punti, 36 nella semifinale contro la Macedonia). Il trentunenne figlio della Catalogna e anima del Barcellona (13 stagioni in maglia blaugrana)ha incantato con le solite parabole morbide e l’orgoglio che ne fa la miglior guardia tiratrice del continente (18.7 punti di media all’Europeo, 34/76 da3).

Il ct Collet ha spremuto le stelle Parker (39’, 9/20 al tiro, 5 palle perse, 26 punti), Batum (32’, 4/11 al tiro) e Noah (30’, 11 punti, 8 rimbalzi). Il ritmo è stato alto fin dal primo quarto con le prime fiammate di Navarro e la solidità di Marc Gasol, 22-14 all’8’, e percentuali di realizzazione atipiche per una finale. La Francia si è mantenuta a contatto con il tiro dalla lunga distanza di Parker (14 punti), ma è una coperta corta per le scorribande della guardia catalana (già 13 punti), 38-26 al 14’. Dopo qualche storia tesa Nicolas Batum (10 punti) ha deliziato il pubblico di Kaunas con una rimonta prepotente, 46-41 al 19’. Nel terzo periodo si è proseguito a elastico, dal 60-54 del 25’ al 69-56 del 27’, con Navarro che fa impazzire la difesa francese con i tempi di reazione dall’uscita dai blocchi all’esecuzione del tiro sublimi. La Spagna si passa la palla (19 assist) ed esegue alla perfezione tutti i giochi. Per il colpo del ko bisogna attendere l’inizio dell’ultima frazione, quando a 7’ dalla sirena Pau Gasol infila la tripla del +16, 84-68. L’energia e la spinta emotiva dei francesi si sono esaurite e comincia la festa spagnola.

martedì 6 settembre 2011

Baseball, il fuoricampo di Alex Liddi: ecco lo sbarco nella Major League

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=162119&sez=HOME_SPORT&ssez=ALTRISPORT

di Gabriele Santoro

ROMA – Due fuoricampo e poi di corsa verso il sogno di ogni giocatore di baseball con il cuore che pulsa forte come quando si deve raggiungere la base successiva. Alex Liddi a sedici anni ha salutato la sua Sanremo destinazione America per il viaggio o la scommessa folle che ti cambia l'esistenza. Oggi il ventitreenne ligure ha coronato una favola e scritto una pagina bellissima per lo sport italiano.

Nella notte è arrivata la “call-up”, la chiamata, attesa e costruita giorno per giorno dal battitore: Jack Zduriencik, general manager dei Seattle Mariners, gli ha comunicato ufficialmente il grande salto nella Major League Baseball. È la prima volta assoluta che un atleta azzurro approda nella Lega professionistica statunitense, la più prestigiosa al mondo. In precedenza era riuscito solo a figli di immigrati italiani nati oltre oceano. A differenza dell’Nba per gli europei l’MLB è ancora un miraggio: vi giocano solo cinque olandesi. Neanche il tempo di prendere coscienza dell’impresa e stanotte potrebbe già scendere sul diamante ad Anaheim nella sfida contro i Los Angeles Angels. E per le coincidenze che costellano la vita a metà del secolo scorso i nonni di Alex approdarono proprio nella città californiana in cerca di lavoro. «Sarebbe speciale e renderebbe la mia famiglia e il mio paese orgogliosi di me. È l'obiettivo per cui ho lavorato in tutti questi anni. E credo che avrebbe un riflesso importante per tutto il movimento del baseball in Italia», spiegava Liddi prima dell’ufficialità. Il talento e la passione di Liddi per il diamante sono incisi nel suo dna.

Il papà Agostino, che cominciò con il baseball negli States, è stato uno dei suoi allenatori al Sanremo Baseball Club. La mamma Flavia, atleta di valore, si occupava della sezione del softball. Il fratello Thomas è un giocatore della squadra che ora milita nel campionato di C2. La signora Flavia, che nelle trasferte americane lo riforniva degli amati spaghetti, ha stracciato con gioia il biglietto di ritorno per l’Italia e si appresta a seguire con il marito il debutto del figlio.

L’avventura di Alex sul diamante è iniziata a otto anni sul bell'impianto, inaugurato nel 1949 e dove si sono formati diversi atleti di prim’ordine, che da Corso Guglielmo Marconi si affaccia sul mare della città dei fiori. «Alex è il ragazzo delle prime volte - racconta Renato Condò, presidente del Sanremo Baseball Club - ha sempre bruciato le tappe: nel 2004 l’abbiamo fatto debuttare giovanissimo in serie A2. Fin da bambino si intravedevano le sue qualità tecniche. È un battitore con grande potenza nelle braccia e un tiro pazzesco. In questi anni ha costruito un fisico straordinario. Il carattere è vivace, estroverso e soprattutto umile. A sedici anni se n’è andato da solo negli Stati Uniti senza paracaduti. Ha abbandonato gli studi e la casa con un contratto in mano. È stato bravo a non perdersi grazie alla costanza nel lavoro, a una bella testa e quel tocco di fortuna che non guasta mai. Per noi è una soddisfazione indescrivibile e tanti giovani dovrebbero percorrere la sua strada».

«È un momento storico - spiega Riccardo Fraccari, presidente FIBS - Lo abbiamo visto crescere e proviamo una gioia che non è facile esprimere a parole».
Liddi è entrato nel giro della nazionale nel 2003. Nel 2004 a sedici anni ha partecipato al mondiale juniores. Con i senior ha partecipato alla Coppa Intercontinentale, Europeo, Mondiale e World Baseball Classic. La franchigia di Seattle ha investito molto soldi in un progetto di internazionalizzazione della squadra con le star Ichiro Suzuki, giapponese, e Felix Hernandez, venezuelano. Lo scout Mauro Mazzotti, per dodici anni ai Mariners, è stato il ponte per lo sbarco americano di Liddi, dopo il passaggio a Grosseto, e la prima firma nel 2005 di un contratto a diciassette anni. In sei anni il sanremese ha scalato una montagna insidiosa fatta di campionati minori, pochi soldi, trasferte scomode e infinite da una costa all’altra. Nel curriculum del battitore c'è anche una parentesi nel competitivo campionato del Venezuela con i Cardenales de Lara di Barquisimeto. A marzo ha provato l’ebbrezza di indossare la maglia di Seattle per alcune amichevoli precampionato in cui si è tolto la soddisfazione di battere il lanciatore Kevin Millwood (13 stagioni in MLB, 1560 strike out). La terza base si è messo in evidenza a forza di record con i Tacoma Rainiers, società affiliata ai Mariners che milita nella Minor League più importante (Classe Triplo A, Pacific Coast League): oltre cento punti battuti a casa, centoventuno punti segnati e trenta fuoricampo. Dalle 4 di domattina sul canale ESPN America (SKY canale 214) è possibile seguire l'esordio tramite la diretta televisiva di Los Angeles-Seattle: il sogno è diventato realtà.