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sabato 26 novembre 2011

Nba, c'è l'accordo: si gioca a Natale

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=171171&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

ROMA - L'Nba ha annunciato l'accordo tra giocatori e proprietari per la fine della serrata che durava da 150 giorni e a Natale partirà il campionato. E c'è una conseguenza diretta per Roma, che vede sfumare l'operazione Tyreke Evans, e Milano che saluta Gallinari.

Manca solo l’ufficialità, ma l’Nba è pronta a ripartire. «Abbiamo trovato un accordo di massima, che è soggetto a diversi passaggi burocratici prima della sua approvazione definitiva, ma siamo molti ottimisti che sarà ratificato a breve e la stagione partirà il 25 Dicembre». David Stern, il gran capo della Lega statunitense, ha rimesso in moto con queste parole la macchina organizzativa dell’Nba.

Ora si voterà a maggioranza assoluta, ovvero almeno la metà più uno dei trenta proprietari e dei giocatori dovrà dire sì. L’ultima riunione fiume, quindici ore di trattative che si sono concluse nella tarda notte a New York, tra le due parti ha messo un punto alla serrata scattata il 30 giugno scorso alla scadenza del precedente contratto collettivo degli atleti.

È la fine di un incubo per le migliaia di lavoratori dell’indotto, dagli addetti alle arene ai servizi di sicurezza, che non hanno ingaggi milionari e sono a spasso da diversi mesi. Una gioia per la platea planetaria che si appassiona e diverte con le giocate spettacolari delle stelle a canestro.

Un sollievo per i conti in banca a nove zero di Bryant&soci e delle franchigie che in due mesi senza basket hanno registrato un buco da record quantificabile in trecento milioni di dollari. I dettagli precisi dell’accordo non sono ancora stati resi noti, ma lo scoglio chiave della spartizione degli introiti fatturati dall’Nba dovrebbe essere stato superato con un salomonico 50%-50% tra le proprietà e i giocatori e qualche benefit inserito in favore di questi ultimi.

La partita nel giorno di Natale è un classico Nba: in assenza di altri eventi sportivi catalizza l’attenzione e c’è da scommettere che sarà messo in calendario un esordio scoppiettante. Infatti per lanciare in grande stile la nuova annata con tutta probabilità saranno almeno due le sfide di cartello: il remake dell’ultima finale Dallas-Miami e Chicago-Lakers a Los Angeles.

La stagione sarà ridotta dalle canoniche 82 partite a 66. Ora sarà una corsa contro il tempo con il mercato che si intreccerà con il mese di preparazione atletica e tecnica delle squadre. Le ultime giornate di trattative non infondevano buoni presagi, ma il termine ultimo di Natale era ormai prossimo. Nessuno si sarebbe assunto la responsabilità di far saltare l’intero campionato, che tradotto significa non spartirsi una torta da 4 miliardi di dollari.

Una notizia che invece impoverisce il campionato italiano e l’Eurolega. Fino a ieri pomeriggio a Roma si respirava un’aria frizzante per l’ingaggio, non formalizzato, della stella dei Sacramento Kings Tyreke Evans e la società contava di averlo nella Capitale, una volta espletate le pratiche per il visto di lavoro, tra mercoledì e giovedì prossimo. A meno di un difficile nuovo passo falso dell’Nba Evans, offerto all’Acea più che cercato, non indosserà la canotta della Virtus. Ma la disponibilità economica dimostrata da un’operazione di questa portata fa traspirare ottimismo per un nuovo e tempestivo intervento sul mercato per ovviare alle lacune del roster capitolino.

Anche l’Emporio Armani Milano deve rinunciare con dispiacere a Danilo Gallinari.
Il “Gallo” farà le valigie per tornare a Denver.

L’Eurolega perderà una stella di prima luce come il russo Andrei Kirilenko, che in queste settimane ha incantato tutti con il suo Cska Mosca. Tony Parker saluterà l’Asvel Villeurbanne e Deron Williams i turchi del Besiktas.

«Egoisticamente è un peccato che l’Nba riparta proprio nel momento in cui c’era l’opportunità di portare nel campionato italiano un talento del calibro di Evans - commenta Lino Lardo, coach dell'Acea Roma - sarebbe stato il più forte straniero di sempre. Avrebbe acceso l’entusiasmo intorno alla squadra. Ma ora torniamo sulla terra: domenica affrontiamo un’avversaria fortissima come Cantù e sono contento di avere a disposizione una pedina in più come Mordente che nella mia carriera ho rincorso a lungo».

Ieri la guardia abruzzese ha svolto la prima seduta di allenamento con i compagni e ha dimostrato di essersi subito calato nella nuova realtà. Domenica pomeriggio esordirà al Palazzetto davanti ai tifosi romani con la canotta numero dodici. «La Virtus oggi è la soluzione migliore per me e la mia famiglia - spiega Mordente - e il coronamento di tanti contatti mai concretizzatesi nel passato. Anche durante l'estate avevamo parlato senza trovare la quadra. In classifica ci manca una vittoria e saremmo a ridosso della vetta. Il primo contatto con la squadra è stato positivo e già da domani proverò a dare il mio contributo anche se il debutto con Cantù non è dei più semplici».

venerdì 1 luglio 2011

Nba, è rottura tra giocatori e proprietari: scatta la serrata

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=154627&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro
ROMA – Lo spettacolo e l’industria dell’Nba si fermano: le stelle milionarie che animano il campionato più globale e ricco del mondo hanno detto no al rinnovo con taglio degli ingaggi del contratto collettivo proposto dai proprietari delle franchigie. A Manhattan l’ultima mediazione, durata tre ore, per evitare lo stop non ha prodotto alcun risultato e dalla mezzanotte americana, alla scadenza del precedente accordo collettivo dei cestisti, è scattata la serrata. La mente torna al luglio 1998 quando la Lega statunitense proclamò il lock-out e si disputò solo metà stagione con le partite ridotte dalle canoniche ottantadue ad appena cinquanta. Mentre nel 1995 l’accordo si trovò entro settembre salvando l’intera annata. «Mi spaventa il fatto che le parti siano molto distanti, nonostante la trattativa sia durata molto a lungo. C’è una profonda divisione “filosofica”: i conti delle squadre sono in rosso senza un sistema di sviluppo sostenibile, mentre i giocatori pretendono di incrementare i guadagni. Sono rassegnato al danno che l’Nba possa subire e nessuno può sapere quello che succederà.», ha dichiarato David Stern gran capo dell’Nba.

L’obiettivo è comunque quello di tornare al tavolo delle trattative entro la fine del mese. Durante la serrata, che nel ’98 si protrasse per 204 giorni, non saranno corrisposti gli stipendi ai giocatori, le squadre non potranno trattare o formalizzare nuovi acquisti, sono vietati contatti con gli staff tecnici e l’accesso alle strutture delle franchigie. I danni collaterali di un blocco prolungato colpirebbero il grande indotto occupazionale di uno sport che si è fatto business. Inoltre saranno cancellate le tradizionali Summer League, gli appuntamenti di prestagione in Europa escono dal calendario e i giocatori europei che passeranno l’estate con le nazionali non avranno le polizze assicurative dei club a coprire eventuali infortuni. Queste prospettive ambigue potrebbero spingere qualche atleta senza contratto ad ascoltare le sirene che arrivano dai maggiori club europei, ma le stelle di prima grandezza non si muoveranno.

Una decisione che non lascia sorpresi, in quanto nelle ultime settimane di febbrili trattative non si erano mai compiuti sostanziali passi in avanti. Nell’attuale situazione di recessione economica e difficoltà che ancora colpisce gli Stati Uniti gli stipendi dei fenomeni a canestro sono irreali. Nell’annata 2010/2011 le franchigie Nba hanno registrato un passivo di oltre 300 milioni di dollari e ventidue sulle trenta complessive hanno il bilancio in rosso. «La Lega ha bisogno di un modello di business sostenibile che permetta alle trenta squadre di competere per il titolo, di pagare equamente gli atleti e di procurare profitti se ben amministrate. Abbiamo formulato diverse proposte all’Unione dei giocatori, incluso un accordo che garantisce un salario annuale complessivo per il prossimo decennio pari a due miliardi di dollari (circa 5 milioni a giocatore) destinato a crescere con eventuali maggiori introiti.», ha spiegato Adam Silver deputy commissioner Nba. Le richieste dei proprietari, che convergono su una riduzione degli ingaggi e una diversa distribuzione degli introiti, per il rinnovo del contratto collettivo sono chiare: riequilibrare sul 50-50 la percentuale dei guadagni (biglietti e diritti tv) che ora è del 57% a 43% in favore dei giocatori, un taglio considerevole e immediato di 700 milioni di dollari agli ingaggi con contratti di durata più breve, un margine di spesa pari a 62 milioni dollari a squadra per ogni stagione e infine un tetto salariale rigido che eviti alle franchigie la tentazione di sforarlo con la conseguente tassa sul “lusso” da pagare.

Il sindacato dei giocatori molto unito e guidato dal veterano Lakers Fisher non si muove dalla contro proposta, giudicata insufficiente, di una riduzione di 500 milioni spalmata in cinque anni, 54.3%-47.5% sugli introiti e un rinnovo sui cinque anni. «So che ci sono moltissimi tifosi e appassionati in subbuglio anche se al momento non abbiamo saltato alcuna partita. I proprietari pensano che la serrata sia il modo più efficace per ottenere il loro risultato. Non siamo d’accordo», ha commentato Derek Fisher appena uscito dall’ultima riunione a Manatthan. Il paradosso è che quella ormai alle spalle è stata la stagione con più ricavi e interesse della storia Nba. Ora si cercherà di non spegnere un altro sogno americano interpretato nelle ultime splendide finali dal tedesco, ormai texano d'adozione, Dirk Nowitzki.

giovedì 30 giugno 2011

Nba verso la serrata, non c'è accordo tra giocatori e proprietari

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=154586&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

ROMA – Le stelle milionarie dell’Nba fermano il campionato più globale e ricco del mondo. L’ultima mediazione durata tre ore per evitare lo stop tra il sindacato dei giocatori e i proprietari delle franchigie non ha prodotto alcun risultato e dalla mezzanotte di oggi, alla scadenza del contratto collettivo degli cestisti, scatterà la serrata. La mente torna al luglio 1998 quando la Lega statunitense proclamò il lock-out e si disputò solo metà stagione con le partite ridotte dalle canoniche ottantadue ad appena cinquanta. «È ovvio che da stanotte l’Nba si ferma. La distanza tra le parti è veramente tanta. Si potrà avere una stagione a macchia di leopardo. Spero che non si creino i presupposti di quello che avvenne dieci anni fa.», ha dichiarato Billy Hunter. Mentre per il gran capo David Stern c'è «un velo di tristezza.»

L’obiettivo è comunque quello di tornare al tavolo delle trattative entro due settimane. L’effetto immediato è la cancellazione delle Summer League, gli appuntamenti di prestagione in Europa escono dal calendario e i giocatori europei che passeranno l’estate con le nazionali non saranno assicurati in caso di infortuni. Le prospettive ambigue potrebbero spingere qualcuno ad ascoltare le sirene che arrivano dai maggiori club continentali, ma è ancora presto per queste valutazioni.

Una decisione che non lascia sorpresi, in quanto nelle ultime settimane di febbrili trattative non si erano mai compiuti sostanziali passi in avanti. A parole tutti dichiaravano di non voler bloccare il “gioco più bello del mondo”, ma nei fatti nessuno è disposto a rinunciare. Nell’attuale situazione di recessione economica e difficoltà che ancora colpisce gli Stati Uniti gli stipendi dei fenomeni a canestro sono irreali. Dai campioni di prima fascia come Kobe Bryant e LeBron James, che tra ingaggi e sponsor fatturano sui 50 milioni di dollari l’anno, ai comprimari viaggiano sempre a cifre riguardevoli. Nell’annata 2010/2011 le franchigie Nba hanno registrato un passivo di oltre 300 milioni di dollari e ventidue sulle trenta complessive hanno il bilancio in rosso.

Le richieste dei proprietari per ridiscutere il contratto collettivo dei giocatori per il prossimo decennio e la distribuzione degli introiti sono chiare: riequilibrare la percentuale della distribuzione dei guadagni (biglietti e diritti tv) che ora è del 57% a 43% in favore dei giocatori, un taglio considerevole e immediato di 700 milioni di dollari agli ingaggi per un risparmio e una sostenibilità del sistema a lungo termine, infine un tetto di spesa pari a 62 milioni dollari da spendere ogni stagione. Il sindacato dei giocatori molto unito e guidato dal veterano Lakers Fisher non si muove dall’offerta, già giudicata insufficiente, di una riduzione di 500 milioni spalmata in cinque anni, 50-50 sugli introiti e un rinnovo sui cinque anni. «Abbiamo cercato fino alla fine di evitarlo, purtroppo non siamo stati capaci di trovare un accordo», ha commentato Matt Bonner, il leader dei proprietari. Il paradosso è che quella ormai alle spalle è stata la stagione con più ricavi e interesse della storia Nba. Ora si cercherà di non spegnere un altro sogno americano interpretato nelle ultime, splendide finali, dall'angelo biondo tedesco Dirk Nowitzki.