giovedì 14 aprile 2011

Play-off Nba, Italia protagonista con Gallinari e Belinelli

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di Gabriele Santoro

ROMA – Per la prima volta due dei tre alfieri della pallacanestro italiana nell’Nba approdano ai play off. Marco Belinelli e Danilo Gallinari, rispettivamente con la canotta degli Hornets e dei Denver Nuggets, metteranno la classica ciliegina sulla torta di una stagione da protagonisti.

L’altra faccia della medaglia è Andrea Bargnani: la
migliore stagione statunitense del “Mago” non è bastata a trascinare i Toronto Raptors mai realmente competitivi. Dall’altra sponda dell’Atlantico arrivano buone notizie per il ct della Nazionale Simone Pianigiani, che tolti imprevisti dell’ultim’ora, avrà a disposizione i tre talenti azzurri per riportare l’Italia nell’elite continentale nei prossimi campionari Europei in Lituania.

Ora l’asso romano avrà tempo per risolvere i guai alla caviglia, riposare in vista degli impegni estivi con la nazionale e valutare il futuro a Toronto, dove dei cambi dell’assetto dirigenziale potrebbero tradursi in un trasloco. Bargnani, alla quinta stagione Nba e uomo simbolo dei Raptors dopo l’addio di Bosh, ha registrato le statistiche (21.4 punti, 5.2 rimbalzi in 36 minuti d’impiego) più consistenti e confermato il talento offensivo da top player. Cresce la curiosità di vederlo in una squadra con maggiori ambizioni e in un contesto tecnico diverso dall’attuale Toronto.

Belinelli, dop
o il debutto tutt’altro che esaltante ai Warriors e la fugace apparizione ai Raptors, ha trovato la giusta dimensione a New Orleans. Monty Williams gli ha dato fiducia e il quintetto base. Il “Beli” ha risposto presente con un avvio di annata spettacolare seguito da una flessione nella fase centrale e una risalita prepotente nel rush finale. Al terzo anno nell’Nba la guardia bolognese ha superato la doppia cifra (10.8) di punti in 24.5 minuti d’impiego a partita con il picco dei 23 segnati a marzo contro i Boston Celtics.

I suoi Hornets ottavi a Ovest probabilmente faranno
poca strada nei play-off, c’è subito l’ostacolo Lakers, ma l’obiettivo era centrare la seconda fase. A giugno scadrà il contratto di Belinelli e il futuro è tutto da decifrare. New Orleans deve ancora trovare una nuova proprietà, esiste la possibilità di un trasferimento della squadra lontano dalla Louisiana e il rischio di stop del campionato per il mancato accordo tra i proprietari Nba e il sindacato dei giocatori complica tutto. L’eventuale serrata potrebbe riportare temporaneamente Belinelli in Europa.

Danilo Gallinari è la nota più positiva dell’Italia cestistica che parla americano. Il maxi scambio che ha stravolto i piani newyorkesi del “Gallo” ha aperto una prospettiva altrettanto intrigante a Denver. Coach Karl l’ha messo, insieme alla truppa Knicks sbarcata ai Nuggets in cambio della stella Anthony, al centro di un progetto tecnico di primo livello. Rispetto ai Knicks il minutaggio è leggermente calato (da 34.8 minuti a 30), ma l’impatto in termini di punti (15.9, 14.7) e rimbalzi (4.8, 5.4) è rimasto invariato. Gallinari sta uscendo dal ruolo di semplice tiratore per diventate un atleta totale in grado di incidere in tutte le zone del campo. La sfida contro Oklahoma nei quarti di finale è dal pronostico totalmente aperto e sarà importante per i Nuggets recuperare il miglior “Gallo” e altri infortunati. L’ala di Sant’Angelo Lodigiano nella gara contro Minnesota ha infatti riportato una distorsione alla caviglia destra.

giovedì 24 marzo 2011

Il ritiro di Carlton Myers

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di Gabriele Santoro


ROMA – Il 30 marzo, giorno del suo quarantesimo compleanno, Carlton Myers annuncerà ufficialmente a San Patrignano, dove in autunno si è allenato con la squadra locale, l’addio alla pallacanestro professionistica. Si ammaina così l’ultima bandiera di una stagione dorata per il basket italiano. «E così hai scelto il basket, peccato suonavi bene il flauto, avevi talento». La storia di Myers è quella di un flautista mancato, come raccontava papà Carlton sr, ed è stato un bene per tutto lo sport italiano. Un campione del parquet, ma capace di catturare l’attenzione anche fuori con la sua posa da attore e il forte impegno contro il razzismo, lui nato a Londra da padre caraibico e madre romagnola.

Quello che manca al basket di oggi che ha dovuto attendere il ritorno del settantacinquenne Peterson per ritrovare le prime pagine dei giornali. Nel 2000 come portabandiera italiano all'Olimpiade di Sidney ha incarnato l’idea di un’Italia senza più pregiudizi e aperta all’integrazione. Myers si era dato il mese di gennaio come data limite per provare a rientrare in campo, ma per un professionista esigente e perfezionista come lui avrebbe dovuto trovare gli stimoli e provare tutte le sensazioni giuste. Oggi cresce i due figli Joel e Nigel e segue con interesse, probabilmente come futuro procuratore sportivo, i giovani talenti emergenti del basket continentale come ha dimostrato la sua presenza al Torneo Città di Roma.

I numeri. Nella splendida carriera di Myers in molti hanno ripetuto il ritornello «ha vinto poco, rispetto al suo talento». Forse è vero, ma un campione capace di realizzare 12.106 punti, terzo marcatore di ogni epoca in Italia, non si valuta solo dai trofei. La bacheca personale del campione è riempita da uno scudetto (2000), una Coppa Italia (1998) e una Supercoppa Italiana (1998) con l’amata Fortitudo Bologna. In nazionale brilla l’oro europeo conquistato a Parigi nel 1999 con Boscia Tanjevic in panchina. Resta indelebile poi il record di punti realizzati, 87, in una gara di A2 il 26 gennaio ’95 con la maglia di Rimini contro Udine. In Italia Myers ha vestito le maglie di Rimini, Pesaro, Roma e Siena con una parentesi spagnola a Valladolid.

Parlare del Myers giocatore è fin troppo semplice.
Un atleta totale, in grado anche di piegare e bene le gambe in difesa, con un bagaglio tecnico offensivo stracolmo a partire dal marchio brevettato dell’immarcabile ed elegante arresto e tiro in sospensione. Per gli amanti della pallacanestro restano indimenticabili i derby infiniti nel massimo splendore di basket city, Bologna, contro la Virtus di Sasha Danilovic. L’amore della Fossa dei Leoni, curva storica della Fortitudo, saldato con la vittoria dello scudetto al termine della finale scudetto contro la Benetton Treviso di Tyus Edney. Nel 2001 lo sbarco a Roma con l’inizio dell’epoca Toti. Tre anni vissuti intensamente nella Capitale in cui ha offerto il meglio del proprio repertorio (miglior marcatore italiano per due stagioni) prima di un addio discusso direzione Siena. L’istantanea più bella della parentesi romana di Myers è gara 4 (92-105) dei quarti di finale del 2003 contro la Pompea Napoli, in cui in un delirio di onnipotenza cestistica piazzò 40 punti in 28’ (4/5 da2, 8/12 da3, 8/8 ai liberi, 6 recuperi). Ora che la palla ha smesso di rimbalzare e la retina di gonfiarsi non resta che affidarsi ai dvd per spiegare ai più giovani chi era quel fenomeno con la canotta numero dieci.

domenica 20 marzo 2011

I valzer in panchina del Torino di Cairo

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di Gabriele Santoro


ROMA – Il presidente del Torino Urbano Cairo dopo appena due giornate di campionato ha esonerato il tecnico Giuseppe Papadopulo. Ed è già pronto a tornare in sella Franco Lerda, che dirigerà domattina il primo allenamento, sollevato dall’incarico due domeniche fa. Ma non si tratta di una novità nella storia recente e travagliata del Torino: tra novembre 2009 e gennaio 2010 c’era stato lo stesso valzer tra Colantuono e Beretta.

L’ex allenatore della Lazio saluta i granata con un bilancio di due sconfitte
, tre reti subite e nessuna realizzata. Il "Toro" viaggia a metà classifica e i sogni di ritorno nella massima serie sono ormai ridotti al lumicino: a dieci giornate dalla fine del torneo la zona play-off dista quattro punti, ma davanti ci sono quattro squadre. Al contempo i play-out distano appena 7 punti.

La parabola calcistica torinese del presidente Urbano Cairo,
che cinque anni fa aveva riacceso le ambizioni della tifoseria granata, potrebbe aver intrapreso la fase discendente. Durante la presidenza dell’editore il Torino ha cambiato otto allenatori tra divorzi e ritorni lampo. Nel settembre 2006 Gianni De Biasi subì l’esonero preventivo durante il ritiro estivo con l’approdo di Alberto Zaccheroni. Il tecnico friulano, attualmente selezionatore del Giappone con lui campione d’Asia, nel gennaio 2007 dopo una serie di sette sconfitte consecutive fu allontanato con il rientro di De Biasi sempre sotto contratto. Una volta centrato l’obiettivo della salvezza la società decide di cambiare nuovamente la guida tecnica con l’arrivo del lanciato Walter Novellino per la stagione 2007/08.

Il “Monzon” della panchina resiste al Torino fino alla quint’ultima giornata del campionato
, quando viene richiamato nuovamente De Biasi per conquistare un’altra salvezza sofferta. Il tecnico trevigiano, che nel 2006 aveva restituito al "Toro" nella massima serie dopo play-off avvincenti, finalmente ottiene la conferma ma l’idillio dura ancora poco.

La stagione 2008/2009 si caratterizzerà per il “triplete” degli allenatori
che non salverà la squadra dalla retrocessione: Novellino riprenderà il posto a De Biasi, prima di essere sostituito dal cuore granata Camolese. Per il torneo cadetto la scelta ricade sul giovane Colantuono. L’allenatore romano dura fino al novembre 2009, quando viene esonerato per Mario Beretta. Nel gennaio 2010 Cairo, dopo appena cinque giornate, richiama Colantuono.

Le dichiarazioni rilasciate dal numero uno della società torinese durante la presentazione di Papadopulo
sono già un ricordo sbiadito: «Dispiace per aver dovuto sostituire Lerda. Abbiamo scelto un grande allenatore, che ha allenato in tutte le categorie e ha raccolto diversi successi. Ora è importante guardare al futuro e dare il massimo appoggio al nuovo tecnico, che io stimo molto e che in un momento come questo potrà esserci molto utile. Oggi con Lerda ci siamo sentiti: era molto dispiaciuto, ma mi ha ringraziato per l'aiuto e l'appoggio che gli è sempre stato dato. L'ho sentito comunque molto forte e sono convinto che in futuro potrà fare molto bene».

lunedì 14 marzo 2011

I bambini nelle carceri italiane, viaggio a Rebibbia femminile

di Gabriele Santoro

ROMA - In Italia circa cinquanta bambini in età compresa tra zero e tre anni iniziano a conoscere il mondo nello spazio ristretto di una cella al seguito delle madri detenute. Attualmente a Roma nella casa circondariale femminile di Rebibbia vivono dodici donne e altrettanti figli. «Oggi la sezione nido non è in sovraffollamento in quanto i posti disponibili sono proprio dodici - spiega Lucia Zainaghi, direttrice del carcere - In altri periodi però siamo arrivati anche a 25/30 presenze con problemi evidenti. Prestiamo una particolare attenzione al bambino, assistito da puericultrici e da un centro di pediatria, con spazi di gioco appositi. La madre risente positivamente di una detenzione attenuata, ma è una situazione controversa e criticata».

Secondo i dati del Garante dei detenuti del Lazio per il 2011 il budget destinato al funzionamento del nido ha subìto dal Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria un taglio del 58%, passando da 475mila a 200mila euro. Una realtà importante e complessa della regione è la casa circondariale di Rebibbia Femminile situata nella periferia Nord-Est della Capitale. La struttura costruita negli Anni ’50 ospita la maggioranza delle 460 donne recluse nel Lazio e presenta i problemi strutturali del sistema carcerario italiano come il sovraffollamento, la scarsezza di agenti di polizia penitenziaria e di altre figure professionali a partire dagli psicologi.

L’articolo 11 della legge n° 354/75, che regola l’ordinamento penitenziario, al fine di salvaguardare il rapporto madre-figli consente alle detenute di tenere con sé in carcere la prole fino all’età di tre anni. Dopo una lenta gestazione la Camera ha approvato con un voto bipartisan e l’astensione dei Radicali la legge che consentirà, a meno di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, alle madri detenute con figli fino all’età di sei anni di scontare la pena in istituti a custodia attenuata o in case famiglie protette. Ora la discussione del testo unificato approda al Senato, ma resta il nodo della copertura finanziaria. Dal Piano Carceri si dovranno attingere i fondi per la costruzione delle Icam.

«Lo slogan “mai più bambini in carcere” è destinato a rimanere lettera morta - sostiene la deputata Rita Bernardini - Per la tipologia di detenute coinvolte (soprattutto rom, ndr) esisterà sempre l’esigenza cautelare di eccezionale rilevanza o il pericolo di reiterazione di ulteriori delitti. Anche nei suoi aspetti positivi questo provvedimento rischia di non poter essere pienamente applicato a causa della scarsa copertura finanziaria».

In realtà non sarebbe necessaria neanche una legge se le istituzioni coinvolte si facessero carico della situazione com’è avvenuto a Milano. Dall’aprile 2007, grazie all’impegno di Francesca Corso (ex assessore ai diritti e alle tutele sociali della Provincia) e all’accordo tra Ministero della Giustizia, Regione Lombardia, Provincia e Comune, nella centrale via Macedonio Melloni è partita la prima sperimentazione europea dell’Icam che dipende dalla Direzione della casa circondariale di San Vittore. È una casa attrezzata di 420 metri quadri di proprietà della Provincia in cui i servizi garantiti (corsi di alfabetizzazione, educazione all’alimentazione, corsi professionali, attività ludiche) e la gestione della struttura, dove gli agenti di polizia vestono in borghese, creano un ambiente familiare e le condizioni per il reinserimento sociale mediante una detenzione attiva. Anche a Venezia dai primi mesi del 2012 sarà disponibile un’Icam in un apposito appartamento con entrata autonoma nella casa di reclusione femminile Giudecca .

Roma solidale. La sinergia tra la direzione dell’Istituto di Rebibbia e diverse associazioni di volontariato introduce elementi di normalità in una realtà di infanzia negata. L’associazione “A Roma Insieme”, guidata dalla tenace e infaticabile Leda Colombini, svolge un ruolo di assistenza e progettualità fondamentale in sostegno di bambini ai margini della società. Da diciassette anni i volontari dell’associazione garantiscono ai piccoli libere uscite settimanali con i “sabati di libertà”. Da dieci anni con il consenso delle madri i bambini frequentano dalla mattina al pomeriggio un asilo nido esterno. All’interno del penitenziario “A Roma Insieme” finanzia due laboratori di arte e musica terapia. Quando arriva la bella stagione vengono portati al mare in uno stabilimento a Fregene che offre tutti i servizi necessari. Quando si rende necessario un ricovero ospedaliero per un bambino i volontari fanno i turni per assisterlo.

«Abbiamo costruito un rapporto di fiducia - racconta Leda Colombini - con le madri e l’istituzione carcere. I bambini non devono stare dietro le sbarre. Soprattutto in questa fase delicata della loro esistenza necessitano di stimoli, di giocare e di sviluppare la propria creatività. Chi si farà carico dei danni che l’esperienza di detenzione produce? Si alimenta solo un circolo vizioso di marginalità sociale. È necessario costruire una rete d’integrazione virtuosa che garantisca i diritti dell’infanzia».

È sabato mattina davanti ai cancelli di Rebibbia femminile il pullman, messo a disposizione dal Comune, con a bordo i volontari di “A Roma insieme” ha appena portato fuori nove bambini per una giornata di festa. A bordo del pullman il breve percorso dal penitenziario verso la sede dell’associazione culturale Torraccia, che ha ospitato una giornata di festa per il Natale, si consuma tra i sorrisi, la voglia di giocare o semplicemente di dormire dei piccoli, perché negli spazi stretti della cella sono tante le notti insonni. Alicia è la prima volta che scopre il mondo lontano dalle sbarre: lancia oltre il finestrino uno sguardo tra lo stupito e l’incredulo indicando le insegne al neon dei negozi. La giornata trascorrerà con la felicità della scoperta di Babbo Natale e dei suoi regali, rincorrendo un pallone o dondolando sull’altalena alla ricerca del sole che in cella non riscalda mai. Nel tardo pomeriggio è già tempo di rientrare e il piccolo Jonathan (nome di fantasia) si addormenta dolcemente sul pullman.

Nel V Municipio, dove è situata la casa circondariale, la rete d’integrazione invocata da Leda Colombini è diventata realtà. Negli ultimi quattro anni la collaborazione tra il servizio sociale del Municipio, l’associazione “A Roma Insieme” e l’autorità giudiziaria ha favorito l’affido temporaneo di alcuni bambini, che una volta compiuti i tre anni vengono separati dal genitore recluso, a famiglie del quartiere. Un modo per migliorare le loro condizioni materiali consentendogli di mantenere il legame affettivo con chi li ha messi al mondo. «Dalla metà di giugno è iniziata questa bellissima storia d’amore - racconta emozionata Annamaria, genitore affidatario - La domanda più difficile a cui rispondere è stata “ma tu chi sei?” Non ho mai mancato a un incontro in carcere con la madre. Ha capito che si tratta di una possibilità importante per il futuro di Ivana. Sono bambini ricchi di potenzialità, reattivi e pieni di una socialità trascurata».