di Gabriele Santoro
ROMA (10 luglio) - Cinque pretendenti (Heat, Cavs, Knicks, Nets, Bulls), due anni di attesa, una nazione di sportivi in trepidazione,

Il 30 dicembre 1984 la sedicenne ragazza-madre Gloria James mai avrebbe immaginato che il figlio appena messo al mondo in un mare di problemi, senza un padre e una fissa dimora in cui crescerlo, un giorno avrebbe catturato l’attenzione anche della Casa Bianca incollata al prime time di Espn America. Roba da non crederci, roba da sogno americano. E "Il Prescelto", che ha assaporato l'odore acre della vita nei sobborghi di Akron (Ohio) dove la droga scorre a fiumi e la colonna sonora delle giornate sono i sibili delle pallottole, s'è voluto godere fino in fondo la ribalta anche narcisistica dell'annuncio più atteso. Nota di merito è la devoluzione dell'intero incasso, tra diritti tv e sponsor, dell'ora di trasmissione alla The LeBron James Family Foundation, che dal 2004 sostiene ragazze-madri e famiglie in difficoltà, favorendo l'inserimento sociale di bambini svantaggiati mediante lo sport.
"The Decision". Greenwich (Connecticut) a 50 km da Manhattan. A fare da palcoscenico la centenaria palestra Boys&Girls Club. Ad applaudire una platea di giovani fans della stella. Due sedie in mezzo al parquet, una telecamera dedicata e 60 minuti per spiegare agli americani il proprio futuro sportivo. Un boom di ascolti con il 7.3% di media sulle televisioni Usa e un picco del 9.6% nel clou: il programma più visto della serata con punte del 26% a Cleveland e 12% a Miami, direttamente interessate, e dell’intera stagione Espn. Battuto anche lo share dell’intervista-pentimento di Tiger Woods dello scorso marzo. Sul web 300.000 visitatori unici per il portale ESPN3.com.
Jim Gray in un accomodante susseguirsi di domande, niente a che vedere con l'adrenalinico face-to-face Frost-Nixon, arriva alla questione fondamentale: «Dove giocherai LeBron?». «South Beach, Miami Heat», la risposta secca di James. Il fenomeno, due volta Mvp e dominatore della stagione regolare, ancora a secco di titoli Nba ha rivelato anche qualche particolare della decisione. «Ho deciso definitivamente solo questa mattina. Solo poche persone tra cui mia madre, gli amici più stretti e la squadra prescelta l'hanno saputo prima di voi. È la migliore opportunità per la mia carriera e non ho avuto dubbi, anche se i Cavs sono casa mia. È una nuova sfida, per vincere subito e nel futuro. Riusciremo a coesistere? Certo siamo grandi individualità, ma siamo pronti a sacrificarci per l'obiettivo comune: la vittoria. Abbiamo un ottimo coach, che saprà metterci in campo».
Bosh, Wade e James hanno sancito una sorta di patto (ricordate che quello del trio Celtics all’ombra del Colosseo nel 2008 ha prodotto un anello e una finale persa a gara7, ndr),

Veleno Cleveland. Nei bar e nelle strade della città statunitense è andato in onda lo psicodramma dei tifosi Cavs. All'annuncio del "tradimento" di James sono state bruciate in favore di telecamera le t-shirt con il numero 23, "questa scelta è peggio dell'Undici settembre" si è arrivato a urlare. Parole di fuoco sono state affidate a una lettera dal patron della franchigia Dan Gilbert ai fans inviperiti: «James ha compiuto un atto di scioccante slealtà nei confronti della casa che l'ha cresciuto. Voi tifosi non meritate un tradimento così codardo. Vi garantisco che vinceremo il titolo prima di lui. La gente ha coperto James per troppo tempo, stasera abbiamo scoperto che razza di persona sia. Un pessimo esempio per le giovani generazioni. Ci ha lasciato ben prima della fine dei play-off. È l'ora che la gente faccia pagare queste azioni agli atleti».
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