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sabato 28 maggio 2011

LeBron James trascina Miami alla finale Nba

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=150801&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

ROMA – A luglio la scelta di Miami e le accuse di tradimento per l’addio a Cleveland. Dopo le sconfitte di novembre dicevano che sarebbero serviti tre palloni per farli coesistere in campo. Il coach, Erick Spoelstra, non avrebbe avuto abbastanza carisma per gestire un tale cast di stelle. Le molte sconfitte subite durante la stagione regolare dagli altri top team dell’Nba segnalavano una presunta carenza di personalità. Nella notte italiana l’urlo festoso del tris d’assi LeBron James, Dwayne Wade e Chris Bosh ha spento le speranze dei Chicago Bulls e consegnato ai Miami Heat il titolo dell’Eastern Conference con un secco 4-1 nella serie di finale.

Ora alla consacrazione manca il passo più importante: da martedì parte la finalissima, remake del 2006, contro i Mavericks di Dirk Nowitzki. «Prima della scelta gli ho detto che nessuna dirigenza ha smontato la squadra per inserire due stelle free agent e poi vinto l’anello. Tra l’altro penso che abbia scelto la squadra sbagliata. Il modo con cui ha lasciato i Cavs è stata la più grande umiliazione nella storia dello sport.» Chissà che tra qualche settimana Mark Cuban, proprietario di Dallas, debba rivedere i pensieri estivi.

Il ragazzo diventato uomo ha lasciato le strade di casa, Cleveland, perché a volte per coronare i propri sogni bisogna allontanarsi da un nido pieno di troppe certezze. LeBron James (26 punti, 8 rimbalzi, 6.6 assist di media nelle cinque gare contro i Bulls), messo al mondo nel sobborgo malfamato di Akron e cresciuto dalla ragazza-madre Gloria James, protagonista in tutte le fasi del gioco ha dominato con lo strapotere fisico che lo rende il miglior atleta della pallacanestro mondiale. “King” James ha stravinto la partita nella partita con Rose. Il sistema di Tom Thibodeau ha fatto i conti con la realtà di tre fenomeni tanto in attacco quanto in difesa, senza dimenticare la panchina di tutto rispetto degli Heat grazie al recupero di un uomo di equilibrio come Udonis Haslem.

Il volto deluso di Derrick Rose racconta di una Chicago che ha provato ad allungare la serie con la modalità con cui aveva vinto gara uno: difesa aggressiva, ritmo bloccato e condivisione delle responsabilità offensive, 67-57 al 38’. Il leader dei Bulls e Mvp della stagione regolare è mancato (0/4 al tiro, 0/2 ai liberi, 2 stoppate subite e 2 palle perse, le cifre di Rose negli ultimi 5’ di partita) nel momento chiave e Thibodeau non ha trovato un’alternativa. In 3’14 James (28 punti e 2 triple micidiali per la risalita, 11 rimbalzi) e Wade (21 punti, 6 rimbalzi) hanno confezionato una rimonta spettacolare: Chicago crolla sotto un parziale terrificante di 18-3, da 77-65 all’80-83 finale.

«Palle perse, tiri sbagliati, falli commessi … So che tutto è sulle mie spalle. L’avventura è finita e posso solo farne esperienza per il futuro», è stato il commento laconico di Rose. «Il nostro linguaggio del corpo è cambiato nell’ultimo periodo: non ci siamo disuniti, abbiamo difeso forte e fatto canestro», ha spiegato James. «Vogliamo dimostrare a tutti di essere i migliori giocatori della Lega - ha sottolineato Chris Bosh (23 punti, 42/70 da2, 8 rimbalzi di media), fondamentale contro Chicago - Sappiamo che razza di campione sia LeBron. Sappiamo quanto bruci dalla volontà di affermarsi e questo non può che aiutare la squadra».

Allo United Center è finita con il talentuoso e ormai pensionato centro Alonzo Mourning che negli spogliatoi consegna il trofeo agli ex compagni di squadra. Nel frattempo a South Beach esplodeva la gioia dei tifosi Heat raccolti in strada davanti al maxi schermo. «Dove giocherai LeBron?» «Miami, South Beach. È una nuova sfida per vincere subito e nel futuro», parole e musica firmate “King” James.

giovedì 14 aprile 2011

Play-off Nba: si cerca una regina, Rose esalta i Bulls

http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=37850&sez=HOME_SPORT&npl=&desc_sez=


di Gabriele Santoro

ROMA – Cala il sipario sulla stagione regolare dell’Nba e si accendono i riflettori sui play off, che scatteranno da sabato, con le migliori sedici squadre della Lega statunitense pronte a contendersi l’anello.

Nell’Eastern Conference, dopo gli ormai lontani fasti dell’era Jordan, tornano a primeggiare i Chicago Bulls (62-20) con il nuovo leader Derrick Rose. Nella Western Conference i San Antonio Spurs (61-21) hanno ritrovato la salute dei veterani e l’equilibrio tecnico sull’asse Ginobili-Duncan con un cast di supporto di qualità dalla panchina. L’Nba, sempre più prossima alla serrata per lo stallo della trattativa sul rinnovo del contratto collettivo dei giocatori, si appresta a vivere i play-off più indecifrabili degli ultimi anni senza una o più regine designate. Le ottantadue partite della prima fase hanno messo in mostra una nuova generazione di talenti, Blake Griffin su tutti, destinata a dominare le prossime annate.

A Est l’alternativa allo strapotere Bulls sono i Miami Heat del tris d’assi Wade-James-Bosh che hanno strappato la seconda piazza ai Boston Celtics indeboliti dalla partenza del centro Kendrick Perkins. Dopo sei anni di astinenza il Madison Square Garden di New York respirerà l’aria elettrizzante dei play-off con i Knicks della coppia Anthony-Stoudemire. A Ovest si profila un derby texano tra gli Spurs e Dallas che vuole dare finalmente sostanza agli investimenti faraonici di Mr. Cuban. I Los Angeles, sospesi tra l’ambizione del terzo titolo consecutivo e l’era post Jackson che incalza, partono dalla seconda fila ma guai a darli per battuti. Sarà la festa anche del basket italiano con Marco Belinelli (N.O. Hornets) e Danilo Gallinari (Denver) che per la prima volta accedono ai play-off.

Il presidente statunitense Barack Obama troverà spazio nella propria fittissima agenda per seguire gli amati Bulls letteralmente trasformati dalla guida tecnica di Tom Thibodeau, all’esordio da capo allenatore, e dalla regia di Rose (25 punti, 7.8 assist, 4 rimbalzi ) che probabilmente strapperà il titolo di miglior giocatore dell’anno.

La rinascita di Chicago passa dalle mani di un proprio
figlio cresciuto senza padre nel sobborgo malfamato di Englewood e sottratto alla violenza della strada dall’amore per il basket nel segno dell’idolo di casa Michael Jordan. Dal play-ground di Murray Park al parquet dello United Center i sogni di “Pooh” Rose stanno diventando realtà. Il primo turno contro gli Indiana Pacers non dovrebbe presentare ostacoli particolari per la franchigia che ha il proprio punto di forza nella difesa e nell’attacco corale dettato dalla velocità spesso incontenibile di Rose.

Chi si attendeva il dominio assoluto dei Miami Heat
(58-24) è rimasto deluso, ma quando funziona la difesa e corrono in campo aperto è difficile fermarli. Philadelphia, l’avversaria dei quarti di finale, è già appagata da un’annata positiva, mentre la fame di successi di LeBron James e Dwayne Wade è tutta da saziare. L’ultima netta vittoria contro Boston potrebbe aver anche tolto il blocco psicologico delle troppe sconfitte negli scontri diretti con i top team della Lega. La serie più interessante del primo turno sarà Boston-New York. Per la versione splendente dei Celtics non ci sarebbero insidie, ma nelle ultime uscite la squadra di Doc Rivers è apparsa appannata, in crisi di fiducia e senza un centro di gravità sotto canestro. Un eventuale colpo a effetto dei Knicks rinforzerebbe la posizione traballante di coach D’Antoni.

L’ultima curva della stagione regolare ha riservato
una sorpresa sgradita agli Spurs con l’infortunio, la cui entità è da valutare, al gomito di Manu Ginobili. Il gioco intenso quasi europeo di San Antonio a immagine e somiglianza di coach Popovich ha incantato per lunghi tratti della stagione con la mente di Parker, l’agonismo di Ginobili, l’eleganza di Duncan e l’exploit dell’ex trevigiano Gary Neal. Sono loro i favoriti per il titolo a Ovest attendendo i Lakers. Nella Città degli Angeli hanno tirato un sospiro di sollievo per le condizioni del ginocchio di Andrew Bynum. Mentre si parla dell’ex romano Brian Shaw come erede in panchina di Jackson è arrivato il momento di tirare fuori le motivazioni che il solo immenso Kobe Bryant, decisivo anche nell’ultima gara contro Sacramento, sembra ancora avere.