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venerdì 10 giugno 2011

Dallas è a un passo dal titolo Nba con la coppia Terry-Nowitzki

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=152208&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro
ROMA - Dirk Nowitzki, l’angelo biondo di Dallas, insieme a uno stratosferico Terry (21 punti, 11/17 al tiro, 6 assist) affonda 112-103 i Miami Heat in gara cinque della finale Nba e trascina i Mavericks a una sola vittoria dalla conquista del primo anello. Ora la serie è 3-2 per la franchigia texana, ma il titolo dovrà strapparlo in Florida sul campo degli Heat e Nowitzki ne è consapevole: «Non c’è niente da celebrare, la prossima partita a Miami per noi equivale a una gara 7 senza ritorno». Le maglie dei ventimila tifosi Mavs stipati nell’avveniristica America Airlines Arena recitavano “Time is now” (il momento è ora) con la consapevolezza che è l’ultima grande occasione di un gruppo maturo per centrare la storia. Dallas esorcizza anche il fattore psicologico delle finali 2006 in cui avanti 2-0 si era arenata sotto i colpi di Wade (finì 4-2 per Miami).

Questa edizione della finale è la più equilibrata che si ricordi dagli Anni Quaranta: nelle precedenti tre partite gli scarti non hanno superato i tre punti. E gara cinque ricalca il copione. A 5’ dalla sirena conclusiva il prezioso Haslem (10 punti, 5 rimbalzi, 2 assist), innescato da un James versione assist man, firma il sorpasso e il solito Wade (23 punti e un infortunio all’anca) la tripla del +4, 95-99. Terry, Kidd e Nowitzki (29 punti, 9/18 da2, 10/10 ai liberi), l’anima di questi Mavs (27 punti di media, 43/44 ai liberi per il tedesco), senza scomporsi confezionano dalla lunga distanza il parziale decisivo di 8-0 in 2’12, 105-100. A 33” dall’epilogo un incontenibile Terry piazza in faccia a James (17 punti, 10 assist, 10 rimbalzi), che nell’azione precedente aveva spedito sul ferro il tiro del contro sorpasso, la tredicesima tripla su diciannove tentativi di Dallas e decolla con la sua esultanza formato aeroplano.

L’energia e lo spirito mai domo dei Mavs stanno indirizzando l’anello in Texas. Il quarto episodio della serie ha descritto il segreto di una squadra, letteralmente trasformata nei playoff, che non molla mai. A dieci minuti dalla fine di gara quattro con Miami sul 74-65 e a un passo dal punto che avrebbe girato la finale (eventuale 3-1) Terry, dopo aver sfidato verbalmente James, e il febbricitante Nowitzki hanno segnato 18 degli ultimi 21 punti necessari a fermare in volata un incredibile Wade (32 punti), 86-83. In gara cinque il gruppo guidato sapientemente da coach Carlisle ha ritrovato anche il tiro dalla lunga distanza, come nella semifinale di conference (20/32 da3 nella partita della qualificazione, 13/19 nella serie per Terry) che ha demolito i Lakers, arma fondamentale per il sistema di gioco Mavs. «Stasera abbiamo realizzato più canestri, ma la chiave resta sempre la difesa dove abbiamo fatto ottime cose. È difficile prevedere l’andamento di queste partite e quindi difendere forte è l’unica certezza che puoi avere», ha evidenziato Carlisle.

«Nell’ultimo periodo avrei potuto fare un paio di giocate in più per i miei compagni. La mia tripla doppia non significa assolutamente nulla, perché alla fine abbiamo perso. Domenica in gara 6 saremo migliori», ha commentato LeBron James che non sta dando il contributo offensivo (appena 8 punti in gara 4, suo record negativo, un 41/98 al tiro) vitale per Miami. «Abbiamo lottato tutta la stagione per avere il vantaggio del fattore casalingo ed è giunto il momento di sfruttarlo. Proteggiamo il nostro campo fino alle fine e il titolo sarà nostro.», ha concluso Chris Bosh (19 punti, 10 rimbalzi).

sabato 28 maggio 2011

LeBron James trascina Miami alla finale Nba

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=150801&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro

ROMA – A luglio la scelta di Miami e le accuse di tradimento per l’addio a Cleveland. Dopo le sconfitte di novembre dicevano che sarebbero serviti tre palloni per farli coesistere in campo. Il coach, Erick Spoelstra, non avrebbe avuto abbastanza carisma per gestire un tale cast di stelle. Le molte sconfitte subite durante la stagione regolare dagli altri top team dell’Nba segnalavano una presunta carenza di personalità. Nella notte italiana l’urlo festoso del tris d’assi LeBron James, Dwayne Wade e Chris Bosh ha spento le speranze dei Chicago Bulls e consegnato ai Miami Heat il titolo dell’Eastern Conference con un secco 4-1 nella serie di finale.

Ora alla consacrazione manca il passo più importante: da martedì parte la finalissima, remake del 2006, contro i Mavericks di Dirk Nowitzki. «Prima della scelta gli ho detto che nessuna dirigenza ha smontato la squadra per inserire due stelle free agent e poi vinto l’anello. Tra l’altro penso che abbia scelto la squadra sbagliata. Il modo con cui ha lasciato i Cavs è stata la più grande umiliazione nella storia dello sport.» Chissà che tra qualche settimana Mark Cuban, proprietario di Dallas, debba rivedere i pensieri estivi.

Il ragazzo diventato uomo ha lasciato le strade di casa, Cleveland, perché a volte per coronare i propri sogni bisogna allontanarsi da un nido pieno di troppe certezze. LeBron James (26 punti, 8 rimbalzi, 6.6 assist di media nelle cinque gare contro i Bulls), messo al mondo nel sobborgo malfamato di Akron e cresciuto dalla ragazza-madre Gloria James, protagonista in tutte le fasi del gioco ha dominato con lo strapotere fisico che lo rende il miglior atleta della pallacanestro mondiale. “King” James ha stravinto la partita nella partita con Rose. Il sistema di Tom Thibodeau ha fatto i conti con la realtà di tre fenomeni tanto in attacco quanto in difesa, senza dimenticare la panchina di tutto rispetto degli Heat grazie al recupero di un uomo di equilibrio come Udonis Haslem.

Il volto deluso di Derrick Rose racconta di una Chicago che ha provato ad allungare la serie con la modalità con cui aveva vinto gara uno: difesa aggressiva, ritmo bloccato e condivisione delle responsabilità offensive, 67-57 al 38’. Il leader dei Bulls e Mvp della stagione regolare è mancato (0/4 al tiro, 0/2 ai liberi, 2 stoppate subite e 2 palle perse, le cifre di Rose negli ultimi 5’ di partita) nel momento chiave e Thibodeau non ha trovato un’alternativa. In 3’14 James (28 punti e 2 triple micidiali per la risalita, 11 rimbalzi) e Wade (21 punti, 6 rimbalzi) hanno confezionato una rimonta spettacolare: Chicago crolla sotto un parziale terrificante di 18-3, da 77-65 all’80-83 finale.

«Palle perse, tiri sbagliati, falli commessi … So che tutto è sulle mie spalle. L’avventura è finita e posso solo farne esperienza per il futuro», è stato il commento laconico di Rose. «Il nostro linguaggio del corpo è cambiato nell’ultimo periodo: non ci siamo disuniti, abbiamo difeso forte e fatto canestro», ha spiegato James. «Vogliamo dimostrare a tutti di essere i migliori giocatori della Lega - ha sottolineato Chris Bosh (23 punti, 42/70 da2, 8 rimbalzi di media), fondamentale contro Chicago - Sappiamo che razza di campione sia LeBron. Sappiamo quanto bruci dalla volontà di affermarsi e questo non può che aiutare la squadra».

Allo United Center è finita con il talentuoso e ormai pensionato centro Alonzo Mourning che negli spogliatoi consegna il trofeo agli ex compagni di squadra. Nel frattempo a South Beach esplodeva la gioia dei tifosi Heat raccolti in strada davanti al maxi schermo. «Dove giocherai LeBron?» «Miami, South Beach. È una nuova sfida per vincere subito e nel futuro», parole e musica firmate “King” James.

mercoledì 18 maggio 2011

Finali di conference Nba

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=149657&sez=HOME_SPORT

di Gabriele Santoro


ROMA – Il mondo Nba, che tiene il fiato sospeso per il probabile stop del prossimo campionato per la serrata dei giocatori contrari alla proposta di rinnovo del contratto collettivo, è a una svolta generazionale epocale.

Per la prima volta nell’ultimo decennio a contendersi il titolo non ci sono le icone Kobe Bryant, Shaquille O’Neal, Tim Duncan o Paul Pierce. I quarti e le semifinali play-off della Lega statunitense hanno aperto una finestra sul futuro con le eliminazioni eccellenti dei Los Angeles Lakers, dei Boston Celtics e dei San Antonio Spurs e l’affermazione di altri protagonisti. Derrick Rose, nominato miglior giocatore dell’anno, e Kevin Durant entrambi classe ’88 sono i nomi nuovi che hanno trascinato rispettivamente i Chicago Bulls e gli Oklahoma Thunder alle finali di Conference. LeBron James (25 punti, 9 rimbalzi e 5 assist di media nei play-off ), dopo essersi “scusato” per le modalità dell’addio rumoroso a Cleveland, invece rincorre con Miami la consacrazione definitiva.

Allo United Center di Chicago è tempo di sognare come nell’era di Michael Jordan. La finale a Est mancava dal 1998 e i Bulls hanno rotto subito il ghiaccio travolgendo, 103-82, in gara uno i Miami Heat del tris d’assi Wade-James-Bosh. Una serie che si preannuncia comunque lunga; sarà la sfida tra il sistema di squadra dei Bulls e il talento individuale degli Heat. La migliore difesa dell’Nba, costruita dal coach esordiente Tom Thibodeau, ha bloccato il gioco in campo aperto dei Big Three (appena 33 punti complessivi per James e Wade) che quando si distendono in transizione è pressoché impossibile fermarli.

L’attacco a centrocampo invece è il tallone d’Achille degli Heat. Rose (28 punti, 6 assist) è il solito leader, ma la differenza la fanno i rimbalzi di Noah (9 punti, 14 rimbalzi di cui 8 offensivi). L’ala Luol Deng (21 punti, 4/6 da3, 7 rimbalzi in 44’ d’impiego) è l’altra certezza di Thibodeau. Miami, che in semifinale ha liquidato con un netto 4-1 i Celtics, si gioca la grande possibilità di conquistare il titolo al primo anno di un progetto stellare.

A Ovest la finale è un inedito assoluto con la sfida tra Dallas, che ha demolito con un secco 4-0 i Lakers, e la matricola Oklahoma. In gara 7 di semifinale la franchigia degli All Star Kevin Durant (39 punti, 9 rimbalzi) e Russell Westbrook (14 punti, 10 rimbalzi, 14 assist) ha spento il sogno della sorpresa Memphis. Dallas ha guadagnato il primo punto della serie affondando, 121-112, con uno strepitoso Nowitzki (48 punti, 24/24 ai liberi) i Thunder tenuti a galla da Durant (40 punti, 10/18 dal campo). Il successo dirompente (122-86 in gara 4, 20 triple segnate su 32 tentativi) con il quale i Mavs hanno chiuso la dinastia Jackson a Los Angeles ha infiammato l’entusiasmo di una piazza che rincorre da lungo tempo l’anello Nba. Coach Carlisle ha a disposizione una quintetto da corsa con la regia illuminata di Kidd, l’atletismo di Shawn Marion e il fenomeno tedesco Dirk Nowitzki (26.5 punti e 8 rimbalzi di media nella post-season). La panchina è altrettanto competitiva con un Terry (13/19 da3 nella serie con i Lakers) in stato di grazia, la precisione del tiratore serbo Stojakovic e l’energia di Barea.

Flop Lakers e Celtics:
«Ma restiamo uniti». Queste sono le parole d’ordine in casa delle due splendide protagoniste della scorsa finale che si ritrovano già in vacanza. Boston ha deciso di ripartire dalla guida tecnica di Doc Rivers. Il principale artefice dell’ultimo anello Celtics ha rinnovato il contratto per i prossimi cinque anni e riproverà a vincerlo con il trio di veterani Allen-Pierce-Garnett, prima di un fisiologico ricambio che manterrà come uomo franchigia Rajon Rondo. «Abbiamo buttato via un anno, ma se mi chiedete: “Credi che potrete tornare a vincere con questo gruppo?” La mia risposta è sì». Kobe Bryant ha placato così l’aria di smobilitazione intorno ai Lakers dai quali comunque si congederà Phil Jackson. Il sessantacinquenne tecnico più vincente (11 anelli tra Bulls e Lakers) della storia Nba a meno di ripensamenti futuri non siederà su nessun’altra panchina.