domenica 26 ottobre 2014

Wasp, stampante 3D e il progetto diventa casa

Il Messaggero, sezione Macro pag. 18,
26 ottobre 2014

di Gabriele Santoro



di Gabriele Santoro

Al Salone dell'industrializzazione edilizia, conclusosi ieri a Bologna, gli innovatori hanno preso la scena. Tra loro spicca il Centro sviluppo progetti di Massa Lombarda. Il sogno che coltivano è ambizioso, ma lo stanno tramutando in realtà con una visione tenace e lungimirante. Sappiamo quanto i processi di urbanizzazione portino con sé l'incontrollata esplosione e deformazione delle aree periferiche. Dunque perché non immaginare una soluzione abitativa, vivibile per tutti, autoprodotta con una stampante 3D?

L'azienda, nata vent'anni fa da un'intuizione di Massimo Moretti, ha meno di quindici dipendenti e valorizza il capitale umano. Producono, vendono ed esportano stampanti 3D, tra le più veloci e precise al mondo, su misura dell'esigenza del cliente, reinvestendo poi gli utili in ricerca. La tecnologia è una risorsa aperta, nel senso che il prodotto risponde al criterio ecologico della circolarità: viene implementato, affinato a ciclo continuo. Tra un anno sarà pronta e commerciabile una mega stampante 3D, alta una decina di metri, in grado di creare una casa con materiali adatti ai luoghi di destinazione determinati.

«Il World Advanced Saving Project s'ispira al modello costruttivo del nido dell'ape vasaia. Ogni quattro mesi raddoppiamo la dimensione della stampa, e il prossimo anno riusciremo a ottenere la prima casa di dimensioni reali. Abbiamo già sondato l'interesse per lo strumento. Per esempio in Marocco, dove siamo stati invitati, con l'argilla, materiale povero ma ricco di proprietà come l'isolamento termico, possiamo già erigere prototipi. Immaginiamo un mercato per realtà come l'India e il Brasile, afflitte dall'abnorme crescita di bidonville», dice Marco Turci della Csp. 

Marco Savoia, direttore scientifico del Saie, invita a non pensare al rampante e affannato costruttore Caisotti, che Italo Calvino magistralmente cesellò a tutto tondo. «Nell'edilizia, a differenza di altri settori, ancora non è così ampio l'impiego della ricerca avanzata, ma il numero delle imprese aperte al cambiamento cresce esponenzialmente. L'innovazione indica la strada per il rilancio del comparto, a partire dalla sinergia con l'università», sottolinea Savoia. 

Alla fiera bolognese hanno partecipato venti atenei, mostrando esperienze d'interazione. Il target a cui si mira è la piccola e media impresa: «Spesso sono quelle con il maggior deficit d'innovazione, in assenza di figure preposte alla ricerca. La nostra missione è di colmare questa lacuna con risorse umane pronte a sperimentare», prosegue. Un esempio è un brevetto italiano, appena acquisito, per il monitoraggio in tempo reale della sicurezza e del comportamento sotto stress degli edifici e di altre infrastrutture. Nasce dalla collaborazione tra il Centro Interdipartimentale per la Ricerca Industriale dell'Università di Bologna e un'azienda locale, ed è stato testato con successo sul Manhattan Bridge nelle ore di picco del traffico.

Nel giorno dell'inaugurazione della cinquantesima edizione della manifestazione, che ha registrato il record di visitatori dall'estero, le associazioni di categoria hanno elencato le cifre della crisi che investe la filiera delle costruzioni. Un colosso, il cui valore della produzione tocca i 400,8 miliardi di euro, rappresentando il 13% della produzione nazionale di beni e servizi e l’11% dell’occupazione totale. In sette anni di contrazione sono venuti a mancare ottocentomila posti di lavoro, indotto compreso, con una conseguente ricaduta sociale pesantissima. Il rapporto 2014 di Federcostruzioni recita: dal 2008 al 2013 meno 26% per l'attività produttiva, nel 2013 la flessione è pari al 5,5% rispetto all'anno precedente, per la fine del 2014 la perdita sembra destinata ad aumentare.

Un tema chiave, tornato di stringente attualità con il dramma dell'alluvione a Genova, trattato nel corso dell'evento è la tutela e manutenzione del territorio, piuttosto che l'ulteriore consumo di suolo, individuato dagli addetti ai lavori come una delle priorità d'investimento. Nella logica della Smart City sono auspicabili azioni in favore di programmi di rigenerazione urbana. Nonché la necessaria lotta per l'emersione del sommerso, infezione viva che offusca le prospettive di progresso del settore. 

Una sfida, e al contempo opportunità, è rappresentata dalla riqualificazione energetica degli edifici e delle aree industriali. Maria Anna Segreto, responsabile del Laboratorio Laerte presso il Centro Enea e dell'Unità tecnica efficienza energetica che opera su scala nazionale, introduce uno strumento utile al fine delle strategie di risparmio energetico. «Abbiamo progettato e utilizziamo droni, attrezzati con termo camera per le misurazioni. In un periodo di crisi le imprese possono rilanciarsi anche mediante piani di riduzione dei consumi energetici. Il telerilevamento attuato dai droni, in moltissimi campi a partire dalla tutela del patrimonio culturale, ci restituisce dati che adeguano le soluzioni tecniche. Ripartiamo dall'efficienza vera».


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