venerdì 27 maggio 2011

Dirk Nowitzki, il tedesco re di Dallas

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di Gabriele Santoro

ROMA – Sui legni dell’American Airlines Center e nei cuori dei tifosi dei Mavericks sarà scolpito definitivamente un nome: il fenomeno tedesco “Wunder” Dirk Nowitzki trascina Dallas al trionfo nella finale della Western Conference e dopo cinque anni riporta la franchigia texana a giocarsi l’anello Nba. Ora si attende l’altra finalista con i Miami Heat che guidano 3-1 la serie contro i Chicago Bulls.

La vecchia guardia dei Mavs con uno Shawn Marion (26 punti) stratosferico compie l’ennesima rimonta di una serie equilibrata, nonostante il 4-1 conclusivo, contro l’orgogliosa ma inesperta Oklahoma. Dallas, dopo aver ribaltato un -15 nella decisiva gara quattro, lancia lo sprint vincente dal -7, 83-90 al 43’. Il canestro chiave lo piazza Nowitzki (26 punti, 8/15 da2, 9/9 ai liberi, 9 rimbalzi): a 1’21 dalla fine il tedesco manda sul ferro una tripla, Chandler strappa il rimbalzo, la palla torna sul perimetro con Terry, Marion serve nuovamente Nowitzki che stavolta non sbaglia, 95-94. A 48” dalla sirena Marion completa il capolavoro con la schiacciata in contropiede che assegna il titolo, 100-96. Oklahoma si aggrappa all’energia, talvolta fuori controllo, di Russell Westbrook (31 punti, 8 rimbalzi, 5 assist), ai punti di Durant (23) e alla serata di grazia di Harden (23 punti), ma l’appuntamento con la storia della franchigia del futuro è rimandato.

Le statistiche della finale a Ovest descrivono l’impatto devastante di Nowitzki: 32.2 punti e 6 rimbalzi di media a partita, 59/61 ai tiri liberi, 49/88 da2. Poi c’è il linguaggio del corpo di un leader che trasmette adrenalina e sicurezza ai compagni. Ma Dallas non è solo Nowitzki; coach Carlisle ha a disposizione una squadra dall’atletismo unico capace di vincere dodici delle quindici sfide dei play-off in corso. Uno dei segreti dei Mavericks, che puntano a portare in Texas il primo titolo Nba, è la panchina lunga e in grado di cambiare le partite con Terry (12 punti, 2/3), Stojakovic e Barea (14 punti, 5 assist).

Le ventimila persone che affollano l’avveniristica arena dei Mavs acclamano una squadra capace di superare le difficoltà della stagione regolare e trovare nei play-off una fiducia incredibile nelle proprie qualità. «Quando nessuno credeva in noi questa gente meravigliosa l’ha fatto. Posso dirvi solo una cosa ancora non abbiamo finito», commenta Mark Cuban, il vulcanico proprietario che fa sognare Dallas. «Dopo il mio errore i ragazzi hanno fatto un lavoro straordinario nel recuperare il rimbalzo - racconta un Nowitzki raggiante - e avevo lo spazio giusto per farmi perdonare. Il talento di Marion non lo scopriamo oggi: è un attaccante versatile e atletico. Cinque anni fa abbiamo avuto una grande opportunità. Ora si ripresenta e vogliamo ottenere un risultato migliore che significa vincere i play-off.»

Ettore Messina ai Lakers? Nel mondo Nba a tenere banco però non c’è solo il basket giocato. A catturare l’attenzione c’è la successione eccellente di Phil Jackson sulla panchina dei Los Angeles Lakers. La dirigenza losangelina, tra diversi malumori, ha scelto il quarantunenne Mike Brown ex coach dei Cleveland Cavaliers. Nel curriculum del nuovo tecnico c’è la cavalcata con LeBron James che ha portato i Cavs a sfiorare il titolo Nba. Si attende solo l’annuncio ufficiale e la firma del contratto per le prossime quattro stagioni. La sorpresa e un riconoscimento storico per la pallacanestro italiana potrebbe arrivare dalla nomina come assistente allenatore di Ettore Messina. L’ex tecnico del Real Madrid vanta un buon rapporto personale con Brown e sembra sempre più attirato dalle sirene d’oltre oceano.

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