martedì 30 ottobre 2012

Il giornalismo Gonzo di Gabriela Wiener



di Gabriele Santoro

ROMA – Gabriela Wiener rifiuta la nozione giornalistica della giusta distanza. Per raccontare una storia non si accontenta di esserne l’imparziale osservatrice esterna. Ha bisogno di calarsi pienamente nelle vicende, fino a diventarne coprotagonista, senza tuttavia smarrire uno sguardo critico sui fatti. Per scrivere deve provare emozioni, dolore o piacere come in un’esperienza corporea che coinvolge lo spirito. 

Le interviste della trentasettenne cronista peruviana eludono il compromesso formale che d’abitudine s’instaura con l’interlocutore e creano una complicità promiscua. Nei suoi reportage avventurosi non si limita a fotografare la realtà, ma la pone sotto una luce personale. Varca senza tentennamenti il confine della classica inchiesta giornalistica, per fare letteratura. La penna non smarrisce mai il tocco leggero dell’ironia e quello tagliente del sarcasmo, di chi sa non prendersi troppo sul serio.

«Non si può dire che io sia una persona grassa - dice -, ma non si può neanche dire che sia una salutista: mi ubriaco una volta a settimana e spesso mangio cibo spazzatura. E questa condizione l’ho portata avanti per tutti questi anni con orgoglio, mi fa sentire viva e vitale. L’unica parte del mio corpo che si mantiene in forma sono le dita che battono sulla tastiera». Le sue pagine trasmettono un'inquieta voglia di vivere e quella sana incoscienza che è una buona consigliera.

È complicato catalogare gli argomenti di cui si occupa. Lei si presenta così: «Sono una giornalista specializzata nel ficcare il naso ovunque e scrivere in prima persona di esperienze estreme». Esplora l’umanità allegra e sofferente, partendo dall’urgenza di saziare la fame di conoscenza di se stessa. Dagli esordi professionali sulla rivista peruviana Etiqueta negra, ora è approdata a Madrid in qualità di caporedattrice del magazine femminile Marie Claire. «All’inizio era impossibile proporre le mie storie ai grandi quotidiani - spiega -. Trovavo spazio solo nelle riviste indipendenti. Ora sono entrata nel sistema, ma tento di rompere gli schemi e cambiare i modelli stereotipati con cui definiamo le donne».

I lettori italiani possono scoprirla grazie alla casa editrice La Nuova frontiera che ha pubblicato il suo secondo libro Corpo a corpo, storie di giornalismo gonzo (traduzione di Francesca Bianchi, 254 pp, 13 euro). Si tratta di una raccolta di una decina di cronicas firmate da Wiener. Affronta i temi della sessualità, dell'erotismo femminile e della pornografia senza false sfumature e smonta le finte perfezioni. «I miei scritti non provocano eccitazione, ma divertono e sono uno strumento critico per la nostra società». Per descrivere e comprendere il mondo del sadomaso, su commissione di una rivista, non ha esitato a farsi sculacciare, davanti a un pubblico in visibilio, dalla mistress Lady Monique al Club Bizarre di Barcellona.

Lei, sposata e mamma della piccola Lena, restituisce anche il profondo desiderio di maternità delle donne ricoverate in una clinica catalana in attesa della fecondazione assistita. E si sottopone al bombardamento ormonale per rendersi donatrice di ovociti e sentirsi «la persona più altruista sulla faccia della terra». A Parigi percorre i vicoli bui e gelidi del parco Bois de Boulogne con la trans Vanesa che ogni notte vende un pezzo di esistenza. Si mimetizza nei micro cosmi del carcere di massima sicurezza di Lurigancho (distretto di Lima) per incontrare i detenuti più pericolosi del Paese e in fondo ci svela la sua passione: «Leggere i corpi. Scegliere quale pelle leggere, perché i geroglifici delle cicatrici raccontano storie».

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